La moda può diventare ecofriendly: industrie tessili al 100% sostenibili

di Sara Vanni
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Solo in Italia, la domanda di capi ecosostenibili è cresciuta del 78% in due anni. E questo è indice di una moda che sta diventando sempre più ecofriendly. L’obiettivo delle industrie tessili fissato al 2030? Quello di ideare nuovi sistemi di produzione che abbiano un minore impatto sull’ambiente. Questo perchè, ad oggi, l’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo. Solo a questo settore si attribuiscono il 20% del consumo mondiale di acqua e il 10% delle emissioni di CO2.

Come può la moda diventare ecofriendly?

Affinchè la moda sia ecofriendly, si possono adottare più soluzioni. Ma prima di parlare di queste, qualche dato: ad esempio, solo per produrre una maglietta ci vogliono in media 2.700 litri d’acqua. Un jeans, invece, ne richiede molti di più: fino a 10.000 litri! Ed a questo si aggiunge anche l’uso di fibre e coloranti di sintesi.

Una soluzione ecosostenibile potrebbe essere produrre la tintura da scarti dell’agricoltura; tra le risorse che si stanno sperimentando, ci sono le foglie dei carciofi per il verde, mentre per le tonalità rosse il melograno; sui violetti, invece, le bucce della cipolla. Interessante anche la proposta dei residui di potatura (in particolare quella di olivi, ciliegi e castagno).

E’ chiaro che questo non è l’unico modo per una moda ecofriendly; un intervento prioritario dovrebbe essere dedicato alle questione delle fibre.

Nello specifico, il poliestere e l’elastam sono entrambi derivati dai combustibili fossili, già di per sè poco sostenibile. Inoltre, le fibre sintetiche hanno un enorme impatto ambientale anche a prodotto finito. Infatti, pochi sanno che con il lavaggio queste rilasciano microfibre di plastica. Cosa c’entra il lavaggio? Beh, l’acqua che defluisce, ricca di queste microfibre di plastica, compromette l’equilibrio degli ambienti acquatici e marini; ne consegue che va ad interferire in primo luogo col ciclo biologico dei pesci e, secondariamente, con quello alimentare dell’uomo.

Sostenibilità a 360°

Una sostenibilità a 360° per l’industria tessile, però, esiste: innanzitutto, si possono sostituire le fibre sintetiche con quelle naturali. Ad esempio, il cotone biologico, con un impatto molto ridotto, ma soprattutto fibre naturali ecosostenibili. Tra queste, la canapa, il lino, l’ortica. Sono altresì sfruttabili anche le fibre che derivano da alghe, bambù, eucalipto.

Ricavare fibre dalle piante è un processo al 100% ecosostenibile, perchè sono risorse rinnovabili e non necessitano di particolari risorse artificiali per la loro crescita.

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