Vallanzasca, il legale: “Malattia avanza inesorabilmente e i suoi familiari sono spariti”

Vallanzasca, il legale: “Malattia avanza inesorabilmente e i suoi familiari sono spariti”

(Adnkronos) – “Ha una malattia che avanza inesorabilmente. È su una sedia a rotelle e le parole sono ormai un ricordo sbiadito. Nella struttura che lo ospita è seguito con attenzione, ma la demenza è arrivata a uno stadio così avanzato da impedirgli di riconoscere perfino i familiari. Che, nel frattempo, sono spariti”. Conoscendo la storia di Renato Vallanzasca, si fa non poca fatica a riconoscerlo nel ritratto che il suo legale, Corrado Limentani, illustra all’Adnkronos, descrivendo il suo attuale stato. Storico boss della banda della Comasina, tra i più noti criminali della mala milanese degli anni Settanta, condannato a quattro ergastoli per rapine, sequestri e omicidi, di lui si ricordano fatti efferati, ma soprattutto il bell’aspetto. Era soprannominato il ‘Bel René’.  

Oggi Vallanzasca è ricoverato in una Rsa in provincia di Padova, specializzata nell’assistenza di persone affette da Alzheimer e demenza. I suoi problemi di salute hanno convinto i giudici a concedergli il differimento della pena in una struttura sanitaria, a causa di una grave forma di decadimento cognitivo progressivo. “Vallanzasca – spiega Limentani – ha una demenza ormai in stato avanzato e per cui non parla e non capisce. E non riconosce neanche i suoi familiari”. Si tratta di uno stato difficilmente comprensibile dall’esterno: “Non si capisce mai quale sia il grado di lucidità perché quando riceve le visite dell’amministratore di sostegno o di noi avvocati, talvolta sembra che ci riconosca e che abbia dei momenti in cui si emoziona, ma non ne abbiamo la certezza perché non riesce a esprimersi. Purtroppo la malattia continua ad andare avanti”. La struttura nella quale soggiorna “è bellissima – assicura il legale – è ben seguito e malgrado sia sulla sedia a rotelle, non riuscendo più a camminare, ha fisioterapisti con i quali pratica sedute di ginnastica riabilitativa e medici che lo seguono passo passo. Ha una stanza tutta per lui, la sistemazione è ideale, ma purtroppo la malattia è quella che è”.  

Non risulta, tuttavia, alcun aggravamento improvviso delle sue condizioni negli ultimi tempi: “L’aggravamento è inesorabile – ribadisce Limentani -. E’ tutto nel quadro di una malattia degenerativa. Ed è proprio questo fattore che gli ha permesso di ottenere il differimento della pena nella forma della detenzione domiciliare. A questo punto per sempre, perché ha una malattia dalla quale non si torna indietro”. Detto questo, “io non escludo che lui abbia dei momenti di lucidità in cui magari capisce o riconosce le persone; io sono stato a trovarlo prima delle vacanze estive, e l’impressione che ho avuto è che non stesse capendo. Magari quel giorno gli era stato somministrato qualche farmaco in più e, di conseguenza, era un po’ più assente. A volte dicono che sia un po’ più lucido, che sorrida anche. Ma resta comunque una persona malata”.  

Il prossimo appuntamento sarà a breve, nelle prossime settimane: “Dovremmo andare a trovarlo tra la fine di settembre e ottobre”. In tutto questo c’è un altro aspetto che contribuisce ad avvolgere la vicenda di un velo di umana malinconia. Ed è il fatto che le visite dei familiari sono sempre più rare: “In linea di massima lui non ha parenti stretti; ha un figlio che, per scelta, ha cambiato il cognome e non ha mai voluto avere a che fare con lui. E forse un fratello, di cui però non ho nessuna notizia. C’è poi la sua ex moglie, Antonella D’Agostino, che a quanto ne so, era andata diverso tempo fa a trovarlo. Forse l’amministratore di sostegno è andato a fargli visita durante le vacanze, ma anche di questo non ne sono sicuro. In realtà sono un po’ spariti tutti. E questa – conclude – oggi è la sua situazione”. 

cronaca

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