Tesla-SpaceX, Aversa (Alixpartners): “Enorme potenziale ma rischio esecutivo elevato, la Cina guarderà con attenzione”

Tesla-SpaceX, Aversa (Alixpartners): “Enorme potenziale ma rischio esecutivo elevato, la Cina guarderà con attenzione”

(Adnkronos) – Un’operazione potenzialmente destinata a riscrivere gli equilibri dell’industria tecnologica mondiale. La possibile fusione tra Tesla e SpaceX, due delle realtà più ambiziose dell’universo imprenditoriale di Elon Musk, punta a integrare mobilità elettrica, intelligenza artificiale, robotica, energia e infrastrutture spaziali in un unico ecosistema industriale e finanziario.Sul tavolo ci sono valutazioni complessive nell’ordine dei 3.500-4.000 miliardi di dollari, sinergie potenzialmente enormi e investimenti che potrebbero cambiare la scala della competizione globale. Ma anche rischi regolatori, interrogativi sulla governance, possibili conflitti d’interesse e la difficoltà di trasformare una visione ambiziosa in risultati concreti. Per capire quali siano le opportunità e le criticità dell’operazione, Stefano Aversa, vicepresidente globale di AlixPartners, società internazionale specializzata in trasformazioni industriali, turnaround e operazioni straordinarie, presente con 30 sedi nel mondo ne ha parlato con Adnkronos. 

La possibile fusione tra Tesla e SpaceX potrebbe creare sinergie reali tra mobilità elettrica, intelligenza artificiale e spazio oppure rappresenta soprattutto una scommessa sulla visione di Elon Musk?
 

“Sarebbe la più grande fusione della storia, con valutazioni complessive nell’ordine dei 3.500-4.000 miliardi di dollari. SpaceX rappresenterebbe probabilmente circa due terzi del valore e Tesla un terzo. Parliamo quindi di un’operazione di dimensioni straordinarie, con implicazioni sia industriali sia finanziarie. Le motivazioni principali sono di natura industriale, ma l’operazione potrebbe portare vantaggi finanziari anche agli azionisti attuali e futuri”. 

Quali sinergie concrete potrebbero giustificare l’integrazione tra auto elettriche, robotica, satelliti e intelligenza artificiale?
 

“Le due aziende sviluppano tecnologie in parte convergenti e sinergiche. Tesla opera nella guida autonoma, nei robotaxi e, sempre di più, nei robot umanoidi. SpaceX è attiva nei lanciatori, nei razzi, nei satelliti e nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Una prima area di sinergia riguarda i data center e i sistemi di accumulo energetico: Tesla dispone di Megapack, le sue batterie destinate anche alle infrastrutture energetiche. Un altro progetto rilevante è TeraFab, l’iniziativa per la produzione di semiconduttori, che potrebbe diventare una delle più grandi fabbriche di chip al mondo e servire entrambe le aziende. Più in generale, le infrastrutture spaziali richiederanno investimenti ingenti e tecnologie che potrebbero essere condivise”. 

Quali sono i principali ostacoli a un’operazione di queste dimensioni? E quale ruolo potrebbe avere la Cina?
 

“I problemi sono diversi. C’è innanzitutto una questione regolatoria, comune alle grandi fusioni ma destinata ad assumere un rilievo particolare in un’operazione di queste dimensioni. Mi aspetto un’attenzione significativa anche da parte della Cina, in relazione alle attività statunitensi. C’è poi il tema della governance. Elon Musk detiene circa il 15% di Tesla e una quota molto più elevata di SpaceX. Sarà quindi particolarmente delicata la determinazione del rapporto di concambio, che dovrà tutelare gli altri azionisti di Tesla ed evitare che siano penalizzati dall’operazione. Infine, come in tutte le fusioni, esiste il rischio di distogliere l’attenzione dal business. Un’operazione di questo tipo comporta attività aggiuntive che possono sottrarre tempo e risorse alla gestione ordinaria, aumentando i rischi esecutivi”. 

La fusione potrebbe creare valore per gli investitori oppure rischia di trasferirlo da una società all’altra, anche alla luce degli interessi di Elon Musk?
 

“Non è possibile stabilire a priori se la fusione creerebbe valore per tutti gli azionisti. Mi sembra tuttavia evidente che la torta potrebbe diventare più grande della somma delle singole parti, grazie alle sinergie che abbiamo appena descritto. Restano però le criticità legate ai valori di concambio, che sono complessi e delicati. Parliamo di differenze di centinaia di miliardi di dollari, cifre paragonabili ai bilanci di alcuni Stati. Saranno quindi fondamentali le modalità dell’operazione e, soprattutto, il rapporto di concambio definito per le diverse categorie di azionisti. D’altra parte, l’integrazione potrebbe garantire un accesso molto più ampio al mercato dei capitali. Serviranno risorse enormi per finanziare soprattutto i progetti legati ai data center e alle infrastrutture spaziali. Per questo sarà necessario attrarre investitori con capacità finanziarie molto elevate, come fondi sovrani e fondi globali specializzati nelle infrastrutture”. 

Una valutazione complessiva superiore ai 3.500 miliardi di dollari è giustificata dai fondamentali economici o incorpora aspettative molto ambiziose sulla crescita dell’intelligenza artificiale?
 

“Se guardiamo alle valutazioni indicate attualmente, parliamo di circa 2.100 miliardi di dollari per SpaceX e 1.600 miliardi per Tesla. Sono valutazioni fortemente legate alle aspettative di crescita, soprattutto nel caso di SpaceX. Siamo alla frontiera tecnologica, con prospettive di sviluppo molto elevate nei settori dei robot umanoidi, dell’intelligenza artificiale e dei satelliti. È un po’ quello che è accaduto a Tesla nelle prime fasi della sua crescita: anche SpaceX presenta prospettive molto ambiziose, pur trovandosi in una fase di sviluppo diversa. Il valore delle due aziende, e in particolare quello di SpaceX, dipende quindi in misura molto significativa dalle aspettative di crescita futura, più che dai fondamentali economici attuali”. 

Qual è il rischio che i mercati potrebbero sottovalutare: una valutazione eccessiva, la difficoltà di realizzare le sinergie o la concentrazione di attività diverse in un unico gruppo?
 

“Tutti e tre i rischi sono rilevanti e devono essere considerati. Tenderei però a mettere al primo posto il rischio operativo. 

Le dimensioni dell’operazione modificano il profilo di rischio sia per la scala del gruppo sia per la complessità delle tecnologie coinvolte, che peraltro evolvono molto rapidamente. I rischi tecnologici, esecutivi e finanziari sono tutti significativi. Allo stesso tempo, anche il valore potenzialmente generabile è molto elevato: è questo che spiega il grande interesse per l’operazione”. 

Qual è la condizione determinante per il successo dell’operazione?
 

“A mio avviso, la rapidità. Ho già accennato al rischio esecutivo: aumenta sensibilmente se le aziende rimangono in una situazione di stallo decisionale. È evidente che Elon Musk avrebbe un interesse personale a rafforzare il controllo e a unificare la governance delle due società. Esistono inoltre potenziali sinergie derivanti dal consolidamento delle strutture aziendali e dalla riduzione di alcune duplicazioni.In questi settori, la velocità è un fattore competitivo assolutamente essenziale”. 

—

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

1

Hey, Ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere i contenuti principali nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *