Morto Umberto Pizzi, il ricordo del ‘king dei paparazzi’ Barillari: “Abbiamo vissuto Dolce vita e tumulti di piazza, Onassis ci tirò addosso lo champagne”

Morto Umberto Pizzi, il ricordo del ‘king dei paparazzi’ Barillari: “Abbiamo vissuto Dolce vita e tumulti di piazza, Onassis ci tirò addosso lo champagne”

(Adnkronos) – Una vita insieme, fatta di inseguimenti, scoop, litigi per pagare il conto della cena e notti passate a caccia della fotografia perfetta. Rivali sul lavoro, ma legati da una grande amicizia e da un profondo rispetto reciproco. Così Rino Barillari, il “king dei paparazzi”, ricorda all’Adnkronos Umberto Pizzi, scomparso oggi all’età di 89 anni. “Lo conosco da sempre -racconta – Ci siamo incontrati verso la fine degli anni ’60. Era stato arrestato (come lo stesso Pizzi aveva raccontato per una foto scattata a Sofia Loren ai Caraibi, ndr) e io, che lavoravo a ‘Il Tempo’, andai a fare il servizio per il giornale. Così abbiamo parlato, ci siamo conosciuti e dopo due o tre mesi andavamo già in giro insieme. Lo portavo in via Condotti, in via Veneto, fuori da locali e ristoranti, a Piazza Navona. Poi aprimmo anche un ufficio insieme, ma durò pochissimo: nessuno di noi due ci stava mai, eravamo sempre fuori a lavorare”. 

Tra i tanti episodi condivisi, il fotografo ne ricorda uno che restituisce meglio di ogni altro il clima irripetibile della Dolce vita romana: “Una notte – dice – eravamo sulle tracce di Aristotele Onassis. Finimmo in un locale e ci prendemmo una raffica di champagne addosso. Ce lo tirò con un bicchiere. Fu una scena incredibile, ma quello era il lavoro: stare lì, inseguire il personaggio, prendere la foto a ogni costo”. E poi, aggiunge con una risata, “alla fine quello champagne ce lo gustammo insieme, era veramente molto buono”. L’episodio di Onassis è uno dei tanti aneddoti che legano i due fotografi, protagonisti di una stagione in cui il ‘paparazzo’ diventò una figura leggendaria: “Si rischiava, ci si divertiva, c’era adrenalina vera. Si girava in macchina, in taxi, a piedi, ovunque ci fosse una notizia o una foto da fare. Seguivamo i personaggi per giorni pur di trovare lo scatto giusto”. 

Nonostante lavorassero in concorrenza, Barillari respinge tuttavia l’idea di una rivalità feroce: “Il lavoro è lavoro – afferma – Ognuno cercava di arrivare prima degli altri, certo, ma c’era rispetto. E con Umberto sapevamo perfettamente fino a dove poteva spingersi l’altro. Finito il servizio, si tornava amici come prima. Ci si vedeva, si andava a cena insieme. Anzi, spesso litigavamo per decidere chi dovesse pagare il conto”. Pizzi era un collega brillante, ma soprattutto un amico sincero: “Eravamo come una famiglia. Abbiamo vissuto insieme non solo la Dolce Vita, ma anche la cronaca, i tumulti di piazza, gli anni difficili”. Di lui poi, aggiunge, “mi faceva sempre ridere una cosa: quando lo vedevo arrivare con la cravatta capivo subito che c’era un personaggio importante in giro”. L’ultimo contatto risale a pochi mesi fa: “Non stava bene, ma quando ho compiuto 81 anni mi ha chiamato per farmi gli auguri. Mi disse una cosa semplice: ‘Tieni duro’. È l’ultimo ricordo che ho di lui”. 

 

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

1

Hey, Ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere i contenuti principali nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *