Mediterraneo bollente, quello del 2026 è stato il luglio più caldo dal 1993

Mediterraneo bollente, quello del 2026 è stato il luglio più caldo dal 1993

(Adnkronos) –
Nell’area mediterranea, quello del 2026 è stato il luglio più caldo dal 1993, con una temperatura marina superficiale media di circa 27°C, riferisce il Consorzio Lamma-Cnr. Il 79% del Mediterraneo ha sperimentato per almeno un giorno un’ondata di calore marina ‘forte’ o superiore. Considerando un punto campione al largo della costa toscana, i dati indicano per questo mese una media di 27.7 °C, con un’anomalia di +3.9 °C rispetto a quella del 1991-2020, il valore più alto fra i 45 mesi di luglio della serie 1982–2026.  

Il record di quest’anno va letto – spiega una nota – in una marcata tendenza di fondo, nella quale si inserisce la variabilità naturale, con un riscaldamento di circa +0.7 °C ogni dieci anni. Il 94% del bacino mediterraneo ha registrato valori superiori alla media del periodo 1993-2022 e nel settore occidentale le anomalie hanno raggiunto localmente circa +3°C. Le elaborazioni Lamma-Cnr fanno riferimento ai dati Copernicus Marine e ai dati satellitari del Climate Prediction Center Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administrations – Noaa Oisst v2.1). 

A fine agosto, tuttavia, il quadro è diventato più articolato: il bollettino Mercator Ocean del 29 agosto segnala un’attenuazione dell’ondata marina tra Gibilterra e Baleari, condizioni più stabili in altre aree e nuovi nuclei severi presso il Canale di Sicilia e l’Adriatico – si legge – È quindi corretto parlare di un grande accumulo di calore e di anomalie ancora rilevanti, ma non di un Mediterraneo uniformemente ‘bollente’. Il 22 agosto la temperatura giornaliera della superficie oceanica globale extra-polare ha inoltre raggiunto 21,10 °C, massimo della serie Era5 dal 1979. 

Il calore non riguarda soltanto la superficie del mare, ma anche i dati di profondità. Una prima elaborazione per il Mar Ligure mostra, rispetto al luglio 1993-2016, un’anomalia media di circa +1.7 °C nello strato compreso tra 0 e 70 metri, ancora vicina a +0.8 °C a 70 metri. “Questo calore in eccesso rappresenta una quantità di energia stimabile in 8.2 exajoule: come ordine di grandezza, circa 1.8 volte l’energia disponibile per i consumi finali dell’Italia nel 2024”, afferma Francesco Meneguzzo (ricercatore Cnr-Ibe e Commissario Consorzio Lamma-Cnr). 

“Energia che non si può tecnicamente recuperare e che non è stata accumulata nel solo 2026, ma è uno stock in eccesso rispetto alla climatologia – spiega – Una simile anomalia che interessa anche le acque profonde dura più a lungo di un sottile riscaldamento superficiale, anche se rimescolamento e scambi con l’atmosfera possono ridistribuirla o attenuarla nelle prossime settimane”. 

Il Consorzio spiega che “l’anomalia termica del mare può cedere più calore e vapore acqueo ai bassi strati dell’atmosfera, soprattutto quando vento e contrasto aria-mare favoriscono gli scambi, aumentando umidità ed energia disponibili”. Ma “ciò non basta a generare automaticamente temporali più numerosi, stazionari o ripetuti o a localizzare un temporale intenso: per dare origine a nubi temporalesche serva una configurazione atmosferica capace di sollevare l’aria attraverso convezione, convergenza dei venti, trasporto di umidità, instabilità e interazione con i rilievi. Il mare può però amplificare gli episodi”. 

 

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