(Adnkronos) – “L’endometriosi è una patologia cronica che interessa oltre il 10% delle donne in età fertile e che presenta tempi di diagnosi troppo lunghi, intorno agli 8 anni. Per questo è fondamentale aumentare la consapevolezza tra le donne e gli operatori sanitari, riconoscere tempestivamente i sintomi e costruire percorsi di diagnosi e cura più omogenei sul territorio nazionale per ridurre l’impatto della patologia e preservare la fertilità”. Così Luigi Nappi, presidente nazionale Agui – Associazione ginecologi universitari italiani, riassume il messaggio al centro della prima Giornata nazionale della Ginecologia universitaria, promossa da Agui, che si celebra il 21 ottobre e che ha per tema ‘Endometriosi. Riconoscere prima. Curare meglio’.
“Per troppo tempo molte donne hanno imparato a convivere con un dolore considerato quasi inevitabile – spiega Nappi – Non deve essere così. Un dolore pelvico che compromette lo studio, il lavoro, le relazioni o la quotidianità merita di essere ascoltato e valutato. È fondamentale che cresca la consapevolezza sia da parte degli operatori sanitari sia da parte delle donne – afferma il presidente Agui – Non tutti i medici hanno ancora piena consapevolezza che il dolore non debba essere accettato come una condizione inevitabile. Quando una ragazza fa un uso eccessivo di analgesici, si sottrae frequentemente agli impegni scolastici, rinuncia alla palestra o modifica le proprie abitudini a causa del dolore, bisogna accendere un campanello d’allarme. È importante intervenire tempestivamente, sia per tutelare la qualità della vita e la fertilità, sia per prevenire, per quanto possibile, l’evoluzione della malattia verso gli stadi più avanzati”.
La patologia si caratterizza per la presenza di tessuto di tipo endometriale in sedi diverse da quella fisiologica della cavità uterina. Può anche essere asintomatica, ma quando si manifesta, il dolore pelvico rappresenta uno dei principali segnali di allarme. “Con questa prima Giornata nazionale – prosegue Nappi – vogliamo portare la ginecologia universitaria ancora più vicino alle donne, mettendo ricerca, competenza e informazione scientifica al servizio della loro salute”. Per questo Agui ha predisposto, oltre a un decalogo per riconoscere e gestire l’endometriosi, un Help desk gratuito, sul proprio portale, al quale è possibile inviare quesiti e ricevere informazioni e orientamento da parte degli esperti.
Tra i 10 punti individuati da Agui, “il primo è abolire il silenzio sul dolore – illustra Nappi – Nonostante i cambiamenti culturali, la donna è ancora spesso portata a soffrire in silenzio e persiste una percentuale di operatori sanitari che tende a considerarlo una conseguenza naturale del ciclo mestruale. Non è così: il dolore importante non deve essere normalizzato. Il secondo punto – continua – riguarda la possibilità di intervenire precocemente e valutare un trattamento adeguato, che può essere farmacologico e/o chirurgico a seconda della situazione clinica. Il terzo aspetto, data la complessità della patologia, riguarda la presa in carico multidisciplinare”.
Nelle 10 raccomandazioni individuate ci sono inoltre: riconoscere anche i sintomi intestinali e urinari ciclici; considerare che la malattia può manifestarsi già durante l’adolescenza; annotare i sintomi e il loro rapporto con il ciclo e richiedere una valutazione ginecologica competente.
“L’endometriosi viene classificata in 4 stadi – chiarisce il presidente Agui – Attualmente, nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), sono comprese le forme più gravi, corrispondenti al terzo e al quarto. Sarebbe importante estendere il riconoscimento anche al primo e al secondo stadio, per intervenire prima e prevenire, per quanto possibile, lo sviluppo delle forme più avanzate con conseguenze importanti sulla fertilità. In un Paese come l’Italia, che affronta una grave crisi della natalità, tutelare la salute riproduttiva delle donne è una priorità. A questo si aggiunge il risparmio economico: prevenire le complicanze di una malattia cronica significa ridurre i costi per il sistema sanitario e per la società nel suo complesso”.
Rispetto al passato, oggi la diagnosi è possibile anche senza la laparoscopia e “può basarsi sulla valutazione clinica, sulla sintomatologia e sugli esami di imaging, come l’ecografia eseguita da operatori esperti – evidenzia Nappi – Si stanno inoltre studiando strumenti innovativi, tra cui i test salivari, che potrebbero contribuire a identificare la malattia attraverso l’associazione di un test e di un algoritmo basato su un questionario. Su questo fronte è stato finanziato un progetto ministeriale che coinvolge le università di Cagliari, Foggia, Roma e Milano. Una volta identificata la malattia, in alcune situazioni può essere indicata la terapia ormonale, compresa quella con contraccettivi estroprogestinici, ma il trattamento deve essere personalizzato”.
Recentemente Agui ha partecipato alla tappa di Cagliari di ‘Fism for People’, iniziativa promossa dalla Federazione delle società medico-scientifiche italiane per portare la prevenzione sempre più vicino ai cittadini attraverso un modello di sanità di prossimità.
“La divulgazione è sempre importantissima – osserva il presidente Agui – La divulgazione è metà terapia, metà diagnosi: è conoscenza, una forma di educazione rivolta non soltanto ai cittadini, ma anche agli stessi professionisti sanitari. Questi incontri pubblici – conclude – consentono di mantenere alta l’attenzione su temi che rischiano di essere sottovalutati nella pratica quotidiana e di raggiungere anche le persone che non arrivano direttamente negli studi medici. La divulgazione diventa così uno strumento per intercettare bisogni, diffondere consapevolezza e favorire il riconoscimento precoce dei sintomi e promuovere salute”.
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