Gemelli siamesi, neurochirurgo Giussani: “Con gli avatar separazioni più precise e sicure”

Gemelli siamesi, neurochirurgo Giussani: “Con gli avatar separazioni più precise e sicure”

(Adnkronos) – “La separazione dei gemelli siamesi rappresenta uno dei capitoli più complessi della neurochirurgia per l’estrema rarità dei casi e per le difficoltà diagnostiche, tecniche, chirurgiche e multidisciplinari”. Lo ha detto Carlo Giorgio Giussani, direttore della clinica Neurochirurgica della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza e della Scuola di specializzazione in Neurochirurgia dell’Università Milano-Bicocca, nonché responsabile della sezione Neurochirurgia pediatrica della Società italiana di neurochirurgia, in occasione del 75esimo Congresso nazionale della Sinch che si è svolto nei giorni scorsi a Catania. 

Nel corso dell’evento scientifico, Giussani ha presentato un abstract sulla pianificazione della separazione di due gemelle siamesi attraverso avatar virtuali e fisici. “Le abbiamo studiate e trattate per circa un anno e mezzo – spiega – La chirurgia ha previsto più fasi: due separazioni neurovascolari, l’impianto delle protesi per espandere la pelle e, infine, la separazione definitiva. Dopo ogni intervento – ha aggiunto – l’anatomia del sistema nervoso e vascolare cambiava drasticamente. Dovevamo quindi ristudiarla da capo, creare nuovi avatar e ripianificare le procedure successive, adattandoci anche alle modificazioni inattese”. 

  

Il percorso iterativo ha combinato realtà aumentata, simulazioni virtuali, oltre 30 modelli tridimensionali e prove in sala angiografica. “Con piccoli palloncini – ha illustrato Giussani – abbiamo chiuso temporaneamente arterie e vene importanti, osservando la risposta delle bambine e individuando una possibile strada microchirurgica”. È un esempio di come la tecnologia possa rappresentare un valido ausilio ma che non si sostituisce al ruolo e all’esperienza del neurochirurgo. “La tecnologia rende il gesto chirurgico più sicuro, ma non sostituisce lo studio dell’anatomia e l’autonomia cognitiva del chirurgo. È un supporto alla competenza, non un’alternativa”, ha concluso. 

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