Codice LEI: cos’è, a chi serve e come ottenerlo in Italia

Codice LEI: cos’è, a chi serve e come ottenerlo in Italia

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Roma, 2 Luglio 2026. Un imprenditore italiano sta operando su un mercato finanziario estero. E proprio quando sta per concludere la propria operazione, gli perviene la fatidica richiesta da parte dell’intermediario, di una banca o dell’autorità di vigilanza locali: “Occorre il codice LEI”.  

 

Ebbene, molto più spesso di quanto si possa pensare, il nostro connazionale resta spiazzato: di cosa stanno parlando e perché sembra che lo pretendano? 

 

Diciamolo con chiarezza: seppur ancora poco conosciuto fuori dagli ambienti specializzati, tanto da poter cogliere di sorpresa anche aziende solide e ben organizzate, il Legal Entity Identifier – o più brevemente LEI – è uno strumento ormai indispensabile che contribuisce a regolare l’accesso ai mercati finanziari.  

 

Il LEI, infatti, identifica facilmente e rapidamente le controparti nelle transazioni finanziarie in tutto il mondo, perché associato in maniera univoca a ciascun soggetto giuridico e non trasferibile ad altri. 

 

Conoscerlo a fondo e comprenderne obblighi e benefici aiutano a scongiurare, tra le altre cose, il rischio di rallentamenti o intoppi nei momenti cruciali di un’operazione.  

 

Il Legal Entity Identifier funziona, in sostanza, come una carta d’identità riconosciuta ovunque: dove due aziende con nomi simili o dati incompleti rischiano di confondersi, il LEI riconduce l’operazione al soggetto esatto. 

 

Tale sistema fu promosso dal G20 e dal Financial Stability Board (FSB) dopo la crisi del 2008 – con i primi codici emessi nel 2012 – e coordinato dalla Global Legal Entity Identifier Foundation (GLEIF), organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata nel 2014 con sede a Basilea: l’obiettivo era garantire trasparenza sui mercati finanziari in una fase storica in cui regolatori e autorità di vigilanza faticavano a ricostruire con precisione “chi trattava con chi”. 

 

Dal punto di vista formale, il LEI è una stringa alfanumerica di venti caratteri la cui struttura, che si basa sullo standard internazionale ISO 17442, è articolata in quattro sezioni: i primi quattro caratteri identificano chi ha emesso il codice; i due caratteri successivi sono riservati e restano sempre “00”; i dodici caratteri seguenti vengono assegnati per individuare in modo univoco l’impresa titolare; gli ultimi due costituiscono le cifre di controllo che ne verificano la correttezza. 

 

Il database della GLEIF raccoglie tutti i codici rilasciati a livello globale, è pubblico ed è consultabile gratuitamente da chiunque. 

 

Fortunatamente, negli ultimi anni sta perdendo terreno la credenza che il codice LEI riguardi soltanto le grandi banche: un’opinione errata e foriera di problemi, talvolta anche costosi. 

 

Al contrario, i soggetti interessati sono molti di più e assolutamente eterogenei: soggetti iscritti al Registro Imprese, filiali italiane di società estere, fondi di investimento gestiti da società iscritte al Registro Imprese, fondi pensione italiani e altri enti (come Pubbliche Amministrazioni, Associazioni, Fondazioni). 

 

Vige, infatti, una regola precisa: l’obbligo del LEI scatta in funzione del tipo di operazione, e non della tipologia o dimensione dell’organizzazione che la compie.  

 

In conformità alla normativa MiFID II/MiFIR, deve essere utilizzato da chi negozia – anche occasionalmente – strumenti finanziari su mercati regolamentati o tramite intermediari soggetti alla disciplina europea: azioni, obbligazioni, warrant, ETF, titoli di Stato, derivati.  

 

Il regolamento EMIR lo prevede in caso di contratti derivati soggetti a obbligo di segnalazione, inclusi quelli stipulati a semplice copertura di un rischio di tasso o di cambio. 

 

Ma non ci sono soltanto gli obblighi di legge: per una prassi ormai diffusa, banche e controparti estere possono richiedere il LEI come requisito preliminare per avviare qualsiasi rapporto, indipendentemente da specifiche previsioni di legge. 

Ecco perché anche una piccola impresa esportatrice deve fare i conti con il LEI tanto quanto un grande gruppo industriale. 

 

Il rilascio dei singoli codici è demandato alle cosiddette Local Operating Units (LOU),organismi specializzati e accreditati dalla GLEIF per tale specifico scopo.  

 

Le LOU gestiscono le richieste a livello locale e verificano i dati, garantendo la qualità delle informazioni inserite nel database mondiale.  

In Italia, InfoCamere – quale espressione del sistema camerale – è la LOU di riferimento: la principale per numero di codici emessi e l’unica con accesso diretto al Registro Imprese. 

 

InfoCamere offre un servizio dedicato alla prima emissione o al rinnovo annuale del Codice LEI, che prevede una procedura interamente online: il richiedente inserisce i dati identificativi della società, allega la documentazione necessaria e attende la verifica delle informazioni rispetto ai registri ufficiali.  

 

Una volta completato il controllo con esito positivo, il codice viene assegnato in tempi contenuti – a fronte di poche decine di euro l’anno – e può essere subito utilizzato. 

 

Il codice LEI ha validità annuale. Ed è fondamentale ricordarsi della sua scadenza per procedere al rinnovo nei tempi previsti: trascorsi i termini, infatti, il LEI assume lo status di codice scaduto, con il rischio concreto di bloccare le operazioni vincolate al suo possesso. 

 

Spesso le imprese, per risultare sempre in regola, scelgono di affidarsi al commercialista o a chi segue gli adempimenti societari: sono proprio queste figure che, altrettanto frequentemente, aiutano le imprese a comunicare tempestivamente le variazioni importanti, quali un cambio di sede, denominazione o assetto proprietario. I dati devono, infatti, risultare sempre aggiornati affinché il codice risulti coerente con la reale situazione del soggetto titolare e, soprattutto, per evitare contestazioni in caso di controlli. 

 

Al di là degli obblighi di conformità nei casi previsti, il possesso del LEI offre benefici concreti a chi già ne detiene uno: semplifica le verifiche di identità nelle procedure antiriciclaggio, accelera i controlli nel trade finance internazionale e trasmette alle controparti un’immagine di trasparenza e affidabilità, qualità che hanno un peso nelle trattative con interlocutori esigenti. In pratica, un “semplice adempimento” può trasformarsi in un reale vantaggio competitivo. 

 

In un mercato sempre più interconnesso e soggetto a stringenti requisiti di trasparenza, il codice LEI è, dunque, il biglietto da visita digitale che ogni impresa, grande o piccola, farebbe bene ad avere in tasca se intende muoversi in contesti internazionali. 

Contatti:
InfoCamere SCpASito web: https://lei-italy.infocamere.it/leid/ 

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Responsabilità editoriale di InfoCamere SCpA

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