Caso Fakir, anestesisti: “Per la gestione di grave agitazione servono competenze, integrazione e regole condivise”

Caso Fakir, anestesisti: “Per la gestione di grave agitazione servono competenze, integrazione e regole condivise”

(Adnkronos) – La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) “esprime profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna, e manifesta vicinanza ai suoi familiari. Quanto accaduto richiama tuttavia l’attenzione su un problema clinico, organizzativo, giuridico ed etico che non può essere affrontato attraverso dichiarazioni semplificative o individuando una singola manovra come soluzione valida in ogni circostanza”, riporta una nota della società scientifica. 

“Alcune condizioni psichiatriche acute, gli stati confusionali e deliranti e l’intossicazione da sostanze – spiega Siaarti – possono determinare alterazioni profonde della coscienza e del comportamento, associate a grave agitazione e a un rischio immediato per la persona, per i soccorritori e per chi si trova nelle vicinanze. In questi contesti il confine tra intervento sanitario, tutela della sicurezza e azione delle forze dell’ordine è particolarmente complesso”. Queste “possono essere chiamate a garantire la sicurezza della scena e a utilizzare strumenti di contenimento proporzionati alla situazione. Parallelamente, il personale sanitario deve identificare rapidamente le possibili cause cliniche dell’agitazione, valutare le condizioni vitali e stabilire se sia necessario un trattamento farmacologico urgente. La sedazione può rappresentare, in circostanze selezionate, una componente essenziale del trattamento. Non costituisce tuttavia una procedura semplice né priva di rischi – sottolineano gli esperti – La somministrazione di farmaci sedativi a una persona fortemente agitata richiede una valutazione clinica immediata, la scelta appropriata del farmaco e della via di somministrazione, il monitoraggio continuo e la capacità di riconoscere e trattare tempestivamente depressione respiratoria, ostruzione delle vie aeree, instabilità emodinamica e altre complicanze”. Per ottenere un controllo rapido ed efficace dell’agitazione, precisa Siaarti, “possono essere necessarie dosi e associazioni farmacologiche capaci di determinare una sedazione profonda, fino alla perdita dei riflessi protettivi delle vie aeree. Tale trattamento deve quindi essere effettuato da professionisti adeguatamente formati e all’interno di un sistema in grado di garantire immediatamente competenze avanzate nella gestione delle vie aeree, della ventilazione e delle funzioni vitali. In questo ambito, la formazione e le competenze dell’anestesista-rianimatore assumono un ruolo fondamentale”. 

“Anche il quadro giuridico – osservano gli anestesisti – richiede particolare attenzione. La sedazione è un trattamento sanitario e, come tale, è normalmente subordinata al consenso della persona. Nelle condizioni di emergenza e urgenza, quando il paziente non sia in grado di esprimere validamente la propria volontà, il medico deve assicurare le cure necessarie secondo appropriatezza, proporzionalità e tutela della persona. Diversa e più problematica è la situazione in cui il trattamento farmacologico venga proposto principalmente per contenere una persona che lo rifiuta o che non sia ancora stata compiutamente valutata dal punto di vista clinico”. Il quadro normativo e applicativo, evidenziano la Siaarti, “non offre indicazioni sufficientemente uniformi e specifiche in merito ai presupposti, alle responsabilità, alle procedure e alle garanzie della sedazione farmacologica urgente nei contesti extraospedalieri caratterizzati da grave agitazione e pericolo immediato. Tale incertezza”, secondo gli anestesisti, “non può essere colmata affidandosi esclusivamente a iniziative locali o alla responsabilità dei singoli operatori. A ciò si aggiungono rilevanti differenze regionali nella composizione degli equipaggi di emergenza territoriale, nella presenza del medico, nella formazione del personale, nella disponibilità dei farmaci e nelle procedure di collaborazione con le forze dell’ordine”. 

“Di fronte a eventi così drammatici – afferma Elena Bignami, presidente Siaarti – è comprensibile cercare risposte immediate, ma attribuire a una singola procedura o un unico elemento organizzativo la capacità di evitare sempre conseguenze tragiche rischia di restituire una rappresentazione incompleta. Occorrono rigore, prudenza e rispetto per la complessità clinica e operativa di questi interventi”.  

“La gestione di una persona in stato di grave agitazione – aggiunge Davide Colombo, referente Siaarti per la Medicina critica dell’emergenza – richiede sicurezza della scena, valutazione medica precoce, competenze avanzate, disponibilità di farmaci e dispositivi adeguati e una chiara definizione dei ruoli. La sedazione non può essere considerata una manovra automatica: è un trattamento potenzialmente salvavita, ma anche capace di produrre conseguenze gravissime quando effettuato senza preparazione, monitoraggio e capacità di gestione delle complicanze”. 

La società scientifica ritiene pertanto “necessario avviare rapidamente un confronto nazionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, al fine di promuovere una gestione comune, efficace e supportata da interventi normativi, organizzativi e formativi per definire il miglior approccio alla gestione di persone che, in condizioni di grave agitazione, vivono un’emergenza e che, anche quando la situazione richiede misure di sicurezza, restano in primo luogo pazienti da assistere e tutelare. Solo un approccio interdisciplinare, fondato sulle evidenze, sulla formazione e su regole chiare – ribadisce la Siaarti – può tutelare contemporaneamente la persona assistita, i cittadini, gli operatori sanitari e gli appartenenti alle forze dell’ordine”. La società scientifica, conclude la nota, “conferma la propria disponibilità a contribuire fin da subito a un confronto nazionale tra professionisti sanitari, servizi di emergenza territoriale, forze dell’ordine, giuristi e istituzioni, affinché un evento così drammatico possa trasformarsi in un’occasione concreta di miglioramento del sistema, attraverso la definizione di protocolli condivisi, standard formativi e indicazioni normative uniformi”. 

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