Bracco: “L’Europa deve credere nella sua industria”

Bracco: “L’Europa deve credere nella sua industria”

(Adnkronos) – “L’Ets va riformato o le imprese sono a rischio”, afferma Diana Bracco in una lunga intervista di copertina rilasciata al Direttore di Economy in cui incalza su ricerca, vincoli e burocrazia europea, illustrando anche il lusinghiero bilancio del Gruppo Bracco, che ha chiuso il 2025 con una crescita a doppia cifra sull’anno precedente e un Ebitda di 375 milioni di euro.  

“L’industria europea ha bisogno di risposte immediate da parte della Commissione von der Leyen e dei governi nazionali, altrimenti la deindustrializzazione diventerà presto una realtà anche da noi”, ha detto la presidente e Ceo del Gruppo Bracco. “In questi anni, prima la Cina e poi gli Stati Uniti, hanno sostenuto e protetto le loro aziende, e l’Europa cosa ha fatto? Ha continuato a produrre direttive e vincoli, i cui costi non sono più sostenibili in presenza dello shock energetico e dell’aumento del prezzo delle materie prime generato dalle continue crisi geopolitiche. Ormai siamo a un bivio, se l’Europa continua così perderà migliaia di posti di lavoro come già è accaduto in alcune filiere. Occorre cambiare, mettendo finalmente le imprese al centro e permettendo loro di competere ad armi pari con i concorrenti. È fondamentale, ad esempio, che in sede europea si affronti con determinazione il tema dei costi legati al sistema Ets, che hanno un impatto significativo sul prezzo finale dell’energia: noi non possiamo pagare in eterno la bolletta il doppio rispetto agli altri”. 

In questo contesto già difficile, la crescita del nostro Paese è molto bassa. “L’Italia paga caro scelte sbagliate in campo energetico ed è gravata da un enorme debito pubblico, accumulato in decenni: una spada di Damocle per qualsiasi Governo. Infine, qui c’è una produttività del lavoro molto più bassa che altrove. E se la produttività non cresce, non salgono nemmeno retribuzioni e potere d’acquisto. E lo sviluppo economico non può venire soltanto dalle esportazioni”. 

 

Il Gruppo Bracco però va bene: con il nipote Fulvio Renoldi Bracco, (quarta generazione della famiglia impegnata nell’azienda fondata nel 1927 da Elio Bracco), hanno appena chiuso un bilancio lusinghiero. “Nel 2025 abbiamo continuato a crescere in maniera solida, raggiungendo 2.2 miliardi di euro di ricavi. Uno sviluppo confermato nel primo trimestre nel 2026, trainato da ottime performance nei settori della Radiologia, dell’Imaging Molecolare, e della Cardiologia interventistica. Dal punto di vista geografico grosse soddisfazioni ci ha dato, in particolare, il mercato americano che è cresciuto di quasi il 25% a parità di tassi di cambio. Il Gruppo ha oggi più di 4 mila dipendenti ed è presente in 100 paesi con quasi 90% del fatturato realizzato all’estero. E siamo un leader globale nel comparto dei mezzi di contrasto. Il nostro obiettivo è migliorare la vita delle persone attraverso prevenzione d’avanguardia e diagnostica di precisione. Per raggiungere questi risultati abbiamo sempre investito molto in ricerca e innovazione con costanza e coraggio, anche nei momenti difficili come quello attuale. Nel 2025 abbiamo investito 200 milioni di euro principalmente destinati ai nostri siti industriali per l’aumento della capacità produttiva in Italia e all’estero e abbiamo speso più di 175 milioni in attività di Ricerca e Sviluppo e medico-scientifiche. Il nostro processo di internazionalizzazione, infatti, ha sempre contemplato la costruzione di stabilimenti e centri di ricerca nei principali paesi in cui siamo presenti, che, tra l’altro, è la migliore garanzia contro gli effetti di guerre commerciali e dazi”.  

“Io sono sempre stata ottimista e ho sempre creduto nella capacità italiana di reagire, e ci credo ancora”, conclude Diana Bracco. “Certo, ci vuole una resilienza attiva, come la nostra industria sa fare. Quello che mi dà ancora speranza sono i tanti settori del manifatturiero italiano in cui siamo leader, ad esempio Life Science, spazio, meccanica di precisione. Come Italiani dobbiamo essere orgogliosi dei nostri distretti e dei nostri brand – dalla moda all’alimentare – apprezzati in tutto il mondo”. 

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