(Adnkronos) – “La fiducia deriva da tante cose insieme, non da una sola: non è il camice, non è il curriculum, non sono le pubblicazioni, non è il fatto di essere andati in televisione. Sono tante cose tutte insieme che fanno sì che oggi la gente abbia bisogno di avere sul proprio dispositivo, nel momento di massimo relax, informazioni sulla salute che arrivino da una fonte autorevole. Perché oggi il mondo della rete è pieno di soggetti che hanno magari grandi numeri di visualizzazioni e di follower, ma non hanno il background per farlo”. Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, intervenuto in collegamento alla seconda edizione dell’Health Journalism Forum, in corso all’ospedale Cardarelli di Napoli.
“La gente trova nei miei canali, e in quelli di tanti altri colleghi, un’autenticità delle cose dette che probabilmente non trova altrove – ha spiegato – E in questo, secondo me, televisione e giornali hanno perso moltissimo. Tolti un paio di quotidiani nazionali che hanno ancora una pagina dedicata alla salute, la maggioranza ormai considera parlare di salute e fare divulgazione un tempo perso. Basta guardare la televisione, ormai concentrata unicamente sullo share e sull’audience: se accendi un programma ad alto indice di ascolto, da 2 anni si parla esclusivamente di Garlasco, come se non ci fosse altro argomento. Questo fa sì che le persone interessate si avvicinino sempre di più a canali come il mio e quelli di tanti altri. Sì, sei editore, ma editore di cose di cui sei competente”. “Mi auguro che in futuro alcuni miei colleghi la smettano di fare gli ‘schifiltosi’, quelli che quando parlano di me o di tanti altri dicono ‘ah, vedi, lui fa l’influencer’. No, sono loro che non fanno il loro lavoro – ha precisato l’infettivologo – Perché oggi fare il medico vuol dire anche divulgare, e chi non lo fa non fa il proprio mestiere fino in fondo. Quindi la piantino, tanti miei colleghi, di voler restare chiusi in una scatola. Io tutte le mattine sono in ospedale, anche oggi mi sono collegato da qui, come tutti loro. Ma poi faccio anche questa parte, che secondo me è parte integrante del mio lavoro di professore universitario, che tra le sue missioni ha anche quella di divulgare”.
“Quindi il messaggio è non tanto a chi segue me, quanto a chi non segue i miei colleghi – ha concluso – Che i miei colleghi si diano da fare e si mettano un po’ a nudo e che magari spendano un po’ del loro tempo, anziché andare a giocare a golf o anziché andare in barca, a divulgare un po’ di più attraverso questo canale, arrivare alla gente e magari far del bene sugli stili di vita, cose che sono ugualmente importanti a quando prescrivi un antibiotico o un antipertensivo. Perché se hai fatto smettere di fumare una persona, se gli hai detto di non bere una bibita che fa male, o gli hai detto di muoversi un po’ di più, alla fine hai fatto del bene, esattamente come quando prescrivi un farmaco”.
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