(Adnkronos) –
Donald Trump rivendica la fine della guerra con l’Iran come una vittoria diplomatica e strategica, celebrando la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritorno alla normalità delle rotte energetiche globali. Ma mentre la Casa Bianca presenta l’accordo come un successo capace di garantire stabilità in Medio Oriente e sicurezza per il commercio internazionale, analisti ed esperti invitano alla prudenza.Â
Per gli analisti del Washingon Post il presidente americano celebrava quello che a ben vedere è un ritorno alla normalità del 27 febbraio, il giorno prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran, un risultato ben lontano dagli obiettivi originari di uno sforzo bellico iniziato con la promessa di venire in aiuto dei manifestanti iraniani scesi in piazza per denunciare il regime. Â
Dopo l’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei, Trump aveva esortato gli iraniani a riprendersi il paese. In Iran però non c’è stata alcuna rivolta, e nei quasi quattro mesi trascorsi da allora, la leadership ha dimostrato la capacità di resistere agli attacchi devastanti del più potente esercito della storia, di bloccare lo Stretto di Hormuz, di paralizzare i mercati energetici globali e di creare una spaccatura così profonda tra Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu che il leader statunitense ha trascorso parte del suo 80mo compleanno, ieri, a inveire contro la controparte israeliana parlando con i giornalisti. Â
L’approccio di Trump è cambiato, sottolinea il quotidiano americano: invece di esortare gli iraniani a rovesciare la loro leadership repressiva, l’attenzione si concentra ora sulla negoziazione con il regime. Il presidente ha scelto di mettere fine alle azioni militari che potrebbero mettere a repentaglio la pace, come ha fatto ieri con Netanyahu. “Per quanto riguarda il cambio di regime, non mi è mai importato”, ha dichiarato al Wall Street Journal ieri. L’attuale leadership iraniana è “il terzo gruppo con cui abbiamo avuto a che fare, ed è il gruppo più razionale finora”. Â
Nel propagandare l’accordo che ha posto fine ai combattimenti inoltre, Trump e i suoi principali collaboratori hanno affermato che l’Iran ha accettato di non perseguire il possesso di un’arma nucleare. Ma i leader iraniani, che hanno ripetutamente fatto promesse analoghe lungo i decenni, hanno suggerito che la parte più delicata dei colloqui sul programma nucleare sono ancora da affrontare e si terranno solo dopo la revoca del blocco navale statunitense sui loro porti.Â
Con i dettagli dell’accordo ancora non divulgati pubblicamente, e l’attesa per gli sviluppi delle trattative sul nucleare, per gli esperti è troppo presto per valutare la vera portata dell’intesa, celebrata peraltro in toni vittoriosi anche da parte iraniana. I negoziatori dovranno ora discutere una moratoria sull’ulteriore arricchimento del combustibile nucleare, nonché il destino delle attuali scorte di uranio arricchito dell’Iran, sviluppate da Teheran dopo il ritiro di Trump dall’accordo sul nucleare dell’era Obama nel 2018. “L’Iran sa come prolungare questi negoziati e cercare di ottenere concessioni lungo il percorso”, ha scritto su X Dan Shapiro, che si è occupato di questioni iraniane durante l’amministrazione Biden ed era ambasciatore degli Stati Uniti in Israele quando l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 ha preso forma.Â
“È possibile che non si raggiunga alcun accordo, ed è molto probabile che, se se ne raggiungerà uno, sarà peggiore di quello che avremmo potuto ottenere attraverso la diplomazia prima della guerra”. L’eredità dell’accordo di domenica sarà probabilmente più limitata, ha affermato Shapiro, e conterrà una lezione per l’Iran che potrebbe voler utilizzare in futuro. “L’apertura dello Stretto di Hormuz è il risultato più importante di questo accordo”, ha concluso. “L’Iran ha trasformato un potenziale strumento di pressione teorico in uno molto concreto e potente, imponendo costi all’economia globale e mettendo in difficoltà il presidente Trump. Â
Qualsiasi accordo per porre fine a un conflitto, soprattutto uno che ha sconvolto l’economia globale, causato la morte di 13 militari statunitensi, di un numero imprecisato di civili iraniani e riportato il Libano nella triste condizione di vittima di guerre altrui, è uno sviluppo positivo, sottolinea oggi la Cnn. Anche gli analisti dell’emittente americana, però si fermano a riflettere sulla reale portata dell’intesa e fanno notare come la scarsità di dettagli e la limitata conoscenza dei termini dell’accordo pongano Trump di fronte a tre domande immediate che determineranno il futuro equilibrio strategico in Medio Oriente, il posto della guerra nella storia e l’impatto che tutto ciò avrà sulla sua eredità presidenziale. Â
Queste domande sono: Â
1. L’apertura dello Stretto e la fine del blocco indicano solo un ritorno allo status quo prebellico, dato che la cruciale questione nucleare è ancora irrisolta? Â
2. Trump è più vicino a raggiungere un accordo sul nucleare superiore al patto internazionale, sostenuto e monitorato, negoziato dall’amministrazione Obama, al quale l’Iran si atteneva fino a quando Trump non lo ha stracciato durante il suo primo mandato? Â
3. E, soprattutto, al di là di un ridimensionamento delle capacità militari convenzionali dell’Iran, una guerra che la maggioranza degli americani non voleva e che ha scatenato enormi sofferenze a livello globale ha raggiunto risultati tali da giustificarne il costo?Â
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