Stasi lascia il carcere, l’ordinanza: “Ha accettato condanna e ha rispettato le regole”

Stasi lascia il carcere, l’ordinanza: “Ha accettato condanna e ha rispettato le regole”

(Adnkronos) –
Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali per il 42enne, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Il provvedimento è basato “sugli atti di osservazione e sui comportamenti dentro e fuori dal carcere e tenendo conto dei pareri degli organi competenti. Non è automatico, altrimenti il beneficio verrebbe concesso a tutti i detenuti che hanno meno di 4 anni da scontare”, ha spiegato all’Adnkronos il presidente della Sorveglianza di Milano Marcello Bortolato. 

 

Nel provvedimento, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha indicato prescrizioni ‘classiche’: per Stasi, che lascia dopo oltre 10 anni il carcere in cui si è costituito alla fine del 2015, rrari precisi di rientro a casa, divieto di frequentare i pregiudicati e divieto di uscire dalla Lombardia sono solo alcune di quelle messe nero su bianco nel provvedimento. Il 42enne deve rispettare c’è l’obbligo di residenza, l’impegno in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Deve anche presentarsi periodicamente dai servizi sociali o dalle autorità competenti per verificare il rispetto delle prescrizioni. Se il Stasi vuole chiedere di trascorrere un periodo di ferie fuori casa deve fare richiesta formale al magistrato di sorveglianza e sull’opportunità del viaggio deve esprimere il proprio parere il funzionario dell’Uepe (Ufficio locale di esecuzione penale esterna). 

 

Stasi ha “accettato una condanna che ritiene ingiusta (senza però vivere l’istituzione come nemica)” e dall’altro è “riuscito a comprendere la gravità del reato in sé, che lo pone in un’ambivalente posizione di reo”, si legge in uno dei passaggi dell’ordinanza mostrata dal Tg1. Nel provvedimento di quattro pagine a cui si aggiunge il decreto delle prescrizioni (standard) per l’affidamento in prova, si sottolinea la buona condotta che si traduce nei “pagamenti rateali del risarcimento del danno” alla famiglia della vittima, al superato pericolo di recidiva “alla luce dei molti anni trascorsi libertà proprio a Garlasco ed è molti mesi di fruizione degli ampi spazi di libertà del lavoro esterno e dei permessi premio”, della lontananza da contesti criminali e per la presenza di “legami familiari validi”. Stasi ha sempre rispettato le regole, lavora da tempo, ha accettato i confronti con gli operatori all’interno del carcere con cui ha potuto sperimentare “relazioni ‘normali’, estranee alla costruzione del personaggio mediatico”. 

A Stasi “va riconosciuto un comportamento in linea con la accettazione della condanna, che avvalora ancora di più un esito favorevole del percorso di reinserimento” graduale, “sbocco naturale” nel percorso risocializzante, per questo il Tribunale di Sorveglianza ritiene “il percorso positivo compiuto in carcere e in semilibertà e le conclusioni della osservazione carceraria dimostrino la sussistenza dei presupposti per la concessione della misura alternativa richiesta”. 

Gli elementi evidenziati dagli operatori “concorrono nel delineare un percorso trattamentale che può sfociare nell’avvio di un pieno reinserimento nel tessuto sociale in considerazione di una progressione trattamentale fondata sulla accettazione della condanna, nonostante la posizione negatoria circa la sua responsabilità nonché sulla assoluta adesione alle regole anche in semilibertà, sperimentata per un congruo periodo di tempo”. In tal senso sussistono i presupposti di legge per concedere a Stasi Alberto la misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale. 

Nell’indagine della procura di Pavia, per l’omicidio è indagato Andrea Sempio. Stasi “ha dimostrato equilibrio e doti di resilienza nel fronteggiare l’emotività che ha certamente provocato la riapertura dell’indagine, così come l’eccezionale e del tutto inusitata esposizione mediatica che essa ha suscitato”. Il condannato ha proseguito “‘senza sbavature’ la misura alternativa concessa (riferito alla semilibertà, ndr) proseguendo con serenità l’espiazione della pena che ha dimostrato di aver accettato e che gli ha consentito un graduale reinserimento del tessuto sociale”, fino a sfociare nella misura più ampia concessa. 

Nell’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza si sottolinea come “l’adattamento alla detenzione è stato costante dalla fase intramuraria, così come quello al clamore mediatico che negli ultimi mesi si è acuito per la nuova indagine in corso sul reato e che lo ha costretto a mettere in atto strategie di evitamento dei giornalisti, che più volte hanno messo in atto veri e proprio appostamenti”. 

Se questo ha limitato le sue possibilità di spostamento, Stasi “ha mantenuto un ‘profilo basso’, ha evitato ulteriori interviste e sta mantenendo una evidente lucidità anche rispetto ai possibili sviluppi futuri. Non emergono, invero, vissuti rancorosi né repertori narrativi screditanti verso coloro che lo hanno posto in questa condizione” e peraltro “ha sempre mantenuto empatia e sofferenza verso la parte offesa”. La semilibertà “ha confermato l’assenza di profili di pericolosità, che in una fase emotivamente sollecitante come quella attuale avrebbero potuto trovare spazi di slatentizzazione” si legge. 

Il vivere in una casa, la costruzione di una rete di amici “ha migliorato l’umore, tanto che Stasi è apparso più aperto e meno difeso nell’espressione della propria emotività, nonostante la sua innata tendenza al controllo e gestione del proprio mondo emotivo che, a tratti, ha rappresentato un ostacolo per il rischio di essere malinteso”. Ha mantenuto “coerenza e integrità con equilibrio nell’affrontare l’esecuzione penale anche nell’esposizione mediatica che si è amplificata nell’ultimo periodo in concomitanza con la riapertura delle indagini” sull’omicidio di Chiara Poggi. “Il ripresentarsi dell’attenzione mediatica ha comportato – secondo l’esperto – una inevitabile attivazione emotiva che, però, Stasi ha saputo gestire al meglio, attraverso strategie contenitive delle emozioni. La possibilità che possa emergere la sua estraneità ai fatti gli permette di vivere in modo meno faticoso l’invadenza dei media” si legge nell’ordinanza della Sorveglianza.
 

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