Milo Infante: “Assorbo il dolore degli altri, penso a Piera Maggio e mi sento in colpa”

Milo Infante: “Assorbo il dolore degli altri, penso a Piera Maggio e mi sento in colpa”

(Adnkronos) – “Avevo paura di deludere tutti, il pubblico, Pier Silvio Berlusconi. Mi sono chiesto più volte se ho fatto la scelta giusta”. Così Milo Infante, ospite oggi a Verissimo, si è raccontato a cuore aperto in un’intervista ritratto, partendo dal suo recente arrivo a Mediaset, alla conduzione di ‘Ore 11’ e il martedì sera di ‘Verità nascoste’.  

Un traguardo che sognava fin da quando era bambino: “Quando sognavo di diventare giornalista avevo 13 anni, vedevo sempre l’antennone di Mediaset ed era per me un punto di arrivo”. Infante parla oggi del gruppo Mediaset come di una “casa”. “Mi sono sentito da subito accettato, non ero proprio abituato a questo”. Dell’esperienza in Rai, Infante conserva i ricordi positivi: “Anni di battaglie, di grandi soddisfazioni, nessun rimpianto e nessun rammarico. Anni di vita molto belli”.  

Nel corso dell’intervista, Infante ricorda il rapporto con i suoi genitori, in particolare con quello del papà: “Io mi sono trovato a un certo punto a fare una scelta: mamma non c’era più e papà aveva una certa età. Aveva patologie tali da non poter rimanere a casa, i medici mi hanno consigliato di ricoverarlo in una struttura. Lui era molto lucido mentalmente, debole fisicamente”.  

Pi, il ricordo dell’ultimo incontro, un momento che porta ancora dentro di sé: “Sono andato a trovarlo e mi ha detto ‘Portami via di qui’ e io non gli ho dato molto peso. A 30 anni pensi a lavoro, sono tornato a casa. Dopo due giorni lui è morto. Questa cosa me la porto ancora dentro”, ricorda il giornalista con la voce rotta dal pianto.  

Più in generale sulla sua adolescenza, Infante racconta: “Io ai miei genitori ho dato tante delusioni”, e ricorda un episodio legato alla sua adolescenza, quando vivevano in Viale Monza 325: “In un appartamento di 52 metri quadrati, una volta ho detto a mia mamma che mi vergognavo di far venire i miei amici a casa. Lei non ha detto nulla, poi da grande ho capito la fatica che loro hanno fatto”.  

Oggi Milo Infante è papà di Daniele, che ha 18 anni, ed è sposato da 20 anni con Sara Venturi che definisce la sua “roccia”. “È la roccia contro cui si infrange l’onda. Per quanto forte possa essere, si smaterializza davanti alla concretezza della roccia. Sarà c’è, noi stiamo bene insieme così. Lei, insieme a Daniele, solo l’unica casa che cerco”.  

Infine, il giornalista ha parlato del peso di raccontare quotidianamente storie di cronaca e del modo in cui queste finiscono per influenzare la sua vita. Tra le sue debolezze, Infante riconosce: “Credo il fatto di assorbire il dolore degli altri. Le sofferenze degli altri le faccio mie e me le porto dentro. Penso a Piera Maggio e la figlia, Denise Pipitone, è una delle cose che mi porto dentro ogni giorno. Come la mamma di Alberto Stasi. La tua vita non cambia per queste storie ma in qualche modo le condiziona, sono sempre presenti. Non le dimentichi una volta tornato a casa. C’è chi ha scritto che sono ossessionato da Denise Pipitone, non lo sono. Io mi sento in colpa perché c’è una mamma che cerca la sua bambina ed è da sola”, ha spiegato.  

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