Export, Agostini (Inta): “Senza capitali pazienti l’innovazione non arriva sul mercato”

Export, Agostini (Inta): “Senza capitali pazienti l’innovazione non arriva sul mercato”

(Adnkronos) – Nata nel 2020 come spin-off della Scuola Normale Superiore e dell’Istituto Nanoscienze del Cnr di Pisa, Inta è oggi una Pmi innovativa con oltre 15 persone e diversi milioni di euro raccolti attraverso investimenti di venture capital. La società sviluppa Nano Analyzer, uno strumento hardware e software che consente di individuare rapidamente marcatori biologici nei liquidi senza dover effettuare le analisi nei laboratori ospedalieri. 

“Il nostro percorso è estremamente complesso dal punto di vista regolatorio perché ha a che fare con la salute dei pazienti e delle persone”, spiega all’Adnkronos Matteo Agostini, amministratore delegato e cofondatore di Inta, a margine di Obiettivo Export. “In Europa, ma anche in altri grandi mercati come quello statunitense, esistono percorsi regolatori molto capital intensive: hanno bisogno di molti capitali per poter essere completati con successo, ma anche di tempo e quindi di capitale paziente”. 

Da qui la necessità, per una realtà nata dalla ricerca italiana e ora impegnata nella crescita internazionale, di ampliare la propria capacità di attrarre risorse. “La ricerca di investitori internazionali che possano supportare realtà come la nostra diventa fondamentale, altrimenti il percorso non arriva fino in fondo e non si riescono ad avere neanche i benefici del capitale precedentemente investito”, osserva Agostini. 

Nano Analyzer nasce dalla ricerca di base nelle nanotecnologie, nelle biotecnologie e nell’intelligenza artificiale e sfrutta un brevetto sviluppato dagli stessi fondatori durante l’attività di ricerca. La principale applicazione sulla quale Inta lavora da anni riguarda la diagnosi rapida dei danni cerebrali da trauma attraverso analisi del sangue che possono essere effettuate nel triage ospedaliero, ma anche a bordo di ambulanze o elicotteri. 

La tecnologia non punta a sostituire la Tac, che “mantiene comunque la sua centralità nel percorso clinico”, precisa Agostini, ma a rendere più efficiente la gestione del paziente, riducendo il numero di esami necessari e fornendo un supporto quando l’imaging non può essere effettuato, come in alcuni casi pediatrici o nei pazienti fragili. 

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economia

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