Dieta e longevità, Garattini smonta il ‘mito’ kefir: “Non fa vivere di più”

Dieta e longevità, Garattini smonta il ‘mito’ kefir: “Non fa vivere di più”

(Adnkronos) –
“Il kefir favorisce la longevità? No, può essere utile come stimolante o lassativo. Ma non c’entra niente con la longevità”. E’ il verdetto del professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. L’oncologo e farmacologo, che a novembre compie 98 anni, a La volta buona risponde sulle proprietà di un alimento sotto i riflettori in questo periodo. Il kefir, bevanda a base di latte fermentato che ricorda lo yogurt, viene proposto come pilastro di regimi alimentari accanto a frutta e verdura di stagione, frutta secca e semi, olio extravergine d’oliva, spezie e erbe aromatiche, legumi e pesce. 

Garattini tende a sfatare il ‘nuovo mito’. “Il kefir può essere utile come stimolante o lassativo, non ha nulla a che fare con la longevità, che è il risultato di un processo estremamente complesso. Sono decine i fattori che vanno presi in considerazione, la longevità non si ottiene con un alimento. L’effetto di un cibo, poi, dipende da molti fattori: quanto se ne mangia, come se ne mangia, gli abbinamenti”, dice lo scienziato. 

“Le mandorle vanno bene, ad esempio, ma se le assumo con il prosecco introduco del cancro: il vino è cancerogeno. Molti prodotti poi antagonizzano l’assorbimento di determinati farmaci, alcuni prodotti influiscono ad esempio sul metabolismo dell’aspirina e di altre sostanze che sono importanti per evitare la coagulazione del sangue. Spesso l’eccessiva assunzione di alcuni prodotti e di determinati farmaci provoca emorragie”, aggiunge.  

Per vivere a lungo, “è fondamentale fare esercizio fisico e mantenere i rapporti sociali. Recentemente ho cenato a Trieste con cinquanta centenari, erano tutte persone in buone condizioni. Erano tutte attive: chi scriveva un libro, chi cantava, chi componeva poesie. Mantenere il cervello attivo è importante per andare avanti e avere probabilità” di vivere più a lungo. “Abbiamo fatto studi relativi a persone di 80 anni che sono state seguite fino all’età di 95 anni: il fattore più importante per contrastare la demenza senile sono i rapporti sociali. Il cervello deve rimanere attivo il più possibile”. 

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