Da Jeffery Deaver a Elizabeth Strout, le novità in libreria

Da Jeffery Deaver a Elizabeth Strout, le novità in libreria

(Adnkronos) – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos. 

E’ in libreria con Rizzoli ‘Il cuore è un’arma’, il libro firmato dal maestro del thriller Jeffery Deaver. Un edificio abbandonato di Spanish Harlem, uno dei tanti relitti dimenticati ai margini di New York, viene divorato dalle fiamme in una torrida giornata d’estate. Quando il fumo si dirada, qualcosa tra le macerie esclude subito l’ipotesi dell’incidente. È una cassetta ignifuga con il numero 1 tracciato in rosso sangue sul coperchio. Dentro, una copia di Cuore di tenebra, un’antica frusta, degli elastici: cose senza un legame apparente, ma scelti con una precisione impossibile da ignorare. 

Il caso arriva a Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, e a loro non serve altro per ipotizzare che quello è soltanto il primo rogo. Ma per decifrare gli indizi e individuare il prossimo bersaglio, le prove forensi non bastano. Bisognerà cercare il nesso tra quegli oggetti e le pagine più oscure della Storia, con l’aiuto di uno dei podcaster più seguiti del Paese. Nel corso dell’indagine, Rhyme e Sachs incrociano Desdemona Vale, detective di Long Island che ha l’aria pacata di una nonna di provincia, ma la determinazione di chi non si accontenta di risposte comode e un revolver illegale nella borsetta. È decisa a trovare l’assassino di una giovane del suo quartiere, seguendo una pista difficile, fatta di dettagli fuori posto e domande a cui nessuno vuole rispondere. 

Il fuoco, intanto, continua a colpire, lasciandosi dietro prove che sembrano pilotare l’indagine e vittime collaterali di un disegno sempre più crudele. Deaver orchestra una corsa contro il tempo in cui ogni indizio può essere una rivelazione o una trappola, e i sentimenti più profondi si rivelano il punto in cui ogni essere umano è più vulnerabile. 

E’ sugli scaffali con Einaudi ‘Le cose che non diciamo’ della scrittrice statunitense Elizabeth Strout. Artie Dam è un insegnante di storia di mezza età, uno di quelli che si ricordano per sempre: benvoluto dagli studenti, rispettato dai genitori, premiato come Insegnante dell’Anno. Ama la vela, i volti ora arrabbiati, ora timidi e disorientati dei suoi ragazzi, che in classe l’hanno ribattezzato ‘Arci-prof’, e le chiacchierate, invero sempre più rare, con suo figlio Rob. Eppure Artie si è disamorato della vita. Sotto il tetto della bella casa affacciata sull’acqua lungo la costa del Massachusetts, che condivide con la moglie Evie – terapeuta familiare abituata a curare i disastri altrui e meno i propri -, il silenzio ha cominciato a pesare in modo diverso, la distanza imposta da Rob, brillante ingegnere in crisi coniugale, si è acuita, e la solitudine è diventata un rumore di fondo da quando Flossie, l’amica eccentrica capace di farlo ridere, se n’è andata lontano con la raccomandazione di «stare allegro come al solito”.  

E c’è poi, tutto intorno, una comunità scossa da nuovi rancori sociali che, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2024, minacciano di esplodere alla prima scintilla. La menzogna, si direbbe, dilaga nella sua vita privata come in quella pubblica, e il povero, gentile, equanime Artie Dam, incarnazione del sogno americano infranto contro le contraddizioni del nostro tempo, deve chiedersi: “perché la gente non dice mai niente di vero?” Ma è un improvviso incidente in barca a portarlo a un passo dal fondo e, paradossalmente, a restituirlo alla superficie con una verità indicibile tra le mani. Un segreto capace di riscrivere trent’anni di matrimonio e di ridefinire i confini del taciuto. Attorno alla traiettoria sismica di Artie, Elizabeth Strout intesse un nuovo meraviglioso arazzo di esistenze imperfette: la fragile Rhonda, che cammina a braccia ciondoloni cercando il suo posto nel mondo; Danny Marino, il ragazzo arrabbiato che scopre la passione per Shakespeare; Ken Moynihan, l’amico inaspettato con cui condividere la verità. Isole e universi sconosciuti, tutti loro, tutti noi. Ma è proprio tra le crepe di questo isolamento, nella fatica quotidiana e commovente di rivelarsi all’altro, che filtrano i raggi di una luce tenue ma inestinguibile. 

E’ in libreria con l’editore E/o ‘Alfabeto Machiavelli’ di Franco Bernini. L’uomo che analizzerà a fondo come mai nessun altro prima le dinamiche eterne del potere nasce nel maggio del 1469 da una famiglia non potente. Niccolò Machiavelli nel corso dei suoi 58 anni di vita e dedizione allo Stato fiorentino non avrà mai un grado, un ruolo o uno stipendio adeguati alla sua statura. Peggio: quando il potere passa dalla repubblica ai Medici e poi viceversa si ritrova a fare i conti con denunce, torture ed emarginazione. Muore nel giugno del 1527 e persino le opere che gli hanno dato maggior fama, Il Principe e i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, sono pubblicate postume. 

Siamo abituati a pensare a lui come un uomo di potere cinico, spregiudicato, ambiguo, tanto da aver coniato l’aggettivo “machiavellico”. La realtà dell’uomo Niccolò Machiavelli è però infinitamente più complessa e articolata: si definisce “istorico, comico e tragico” nonché buon poeta, è carnale, appassionato, irrequieto, lucido, sarcastico, capace di analizzare come uno scienziato la complessità della Storia, del potere e dell’essere umano senza nulla nascondere. E con questo ‘Alfabeto Machiavelli’, passeggiando qua e là tra le parole del Segretario fiorentino e dei suoi familiari, amici e nemici, anche noi possiamo finalmente intravedere e mettere insieme le mille sfaccettature dell’uomo Niccolò, andando oltre l’immagine stereotipata che ci è stata trasmessa di lui. 

Sceneggiatore e regista, Franco Bernini ha scritto numerosi film, tra i quali ‘Notte italiana’, ‘Domani accadrà’, ‘Il portaborse’ (il soggetto), ‘Un’altra vita’, ‘Chiedi la luna’, ‘Sud’, ‘La lingua del santo’, ‘A cavallo della tigre’ e ‘A casa nostra’. Per la televisione, ha sceneggiato ‘Adriano Olivetti’, ‘Rocco Chinnici’, ‘Aldo Moro, il professore’. Ha scritto i romanzi ‘La prima volta’ e ‘A ciascuno i suoi santi’, oltre a vari racconti. Ha sceneggiato e diretto ‘Le mani forti’, presentato al Festival di Cannes, nomination ai David di Donatello, Grolla d’oro alla sceneggiatura, il docufilm ‘Vivere’ e, per la televisione, ‘Braibanti, un caso senza precedenti’, ‘Sotto la luna’ e ‘L’ultima frontiera’. 

Arriva con Mondadori sugli scaffali l’ultimo libro di Carmine Abate ‘I giorni dell’arrivederci’. Sono trascorsi vent’anni da quando Giorgio, insegnante di lingua italiana a Colonia, ha lasciato “la Casa tra le nuvole”, l’istituto che ha segnato profondamente la sua infanzia. Eppure basta un messaggio trovato sulla sua pagina Facebook per fargli rivivere quel periodo tumultuoso che aveva cercato con tutte le forze di dimenticare. Bambino felice nel suo paese natale, dove lo sguardo può abbracciare le montagne della Sila e il mare tra le fronde dei lecci, Giorgio ha otto anni quando suo padre decide di emigrare con la famiglia dalla Calabria in Germania. Al trauma di lasciare il luogo a cui appartiene, gli amici con cui condivide la passione per il calcio, l’amato nonno che di quella felicità è il custode, si aggiunge presto un secondo strappo. A Colonia, le sue inaspettate difficoltà scolastiche, dovute a quel mondo nuovo e inospitale che lo respinge, costringono il padre a riportarlo in Italia e affidarlo “per il suo bene” al Centro educativo Degasperi, un collegio laico tra le montagne del Trentino.  

L’istituto, immerso nel verde dei boschi e circondato da vette innevate, accoglie figli di emigrati con storie molto simili alla sua, ma a Giorgio appare fin da subito come una prigione. Le giornate scandite con rigore, la disciplina mantenuta anche a costo di severe punizioni rendono insopportabili la lontananza dagli affetti e il rimpianto per la vita al paese. Ora, però, il messaggio ricevuto gli ricorda che ci sono stati anche giorni felici, all’istituto, e amicizie salvifiche. A quelli si deve il patto sancito allora, ritrovarsi con i compagni da adulti, in una data che sembra uscita da un trattato di numerologia: 08-08-08. Anche se Giorgio sa già che uno di loro, il più ribelle, non ci sarà. Con la sua prosa generosa e partecipe, Carmine Abate ci consegna una storia densa dell’amarezza di chi vede strappate a forza le proprie radici, in nome di una promessa di futuro che col tempo diventa una spina sottopelle. Un romanzo catartico, che allevia il dolore di questa condanna sostituendo alla durezza dell’addio la docilità dell’arrivederci. 

Sem manda in libreria ‘Ma la montagna resta immobile’ di Francesca Bognolo. La montagna non dimentica. Assorbe il dolore degli uomini e lo seppellisce insieme ai tesori che conserva. Ma ogni frana è una ferita, ogni silenzio che avvolge la valle una verità pronta a riemergere. 

Mentre la Belle Époque celebra il sogno di un futuro radioso, ai confini dell’Impero austroungarico esiste un luogo che sembra immune all’euforia di inizio Novecento. Raibl è una piccola comunità mineraria incastonata tra le Alpi, dove italiani, sloveni e tedeschi parlano la stessa lingua: quella della fatica. Tra loro c’è Gabriel, un giovane taciturno, dal talento fuori dal comune, incapace di piegarsi alle convenzioni, che nelle gallerie trova la sicurezza negatagli dal mondo di superficie. Miriam, invece, è la figlia del medico condotto. È arrivata da Praga portando con sé uno sguardo nuovo. Colta, curiosa, inquieta, è l’unica capace di avvicinarsi a Gabriel senza pretendere di cambiarlo. Tra loro nasce un legame fatto di fiducia, differenze e sottintesi, destinato a incrinarsi quando il corpo di una ragazza del paese viene ritrovato ai margini del bosco. Per tutti è colpa dei lupi. Ma Gabriel conosce gli animali e le tracce che lasciano. E sa che i lupi non uccidono in quel modo. Mentre il sospetto si insinua, riaffiora il ricordo di un’altra ragazza scomparsa poche settimane prima. E così da Trieste arriva l’ispettore Hans Zanier, investigatore brillante segnato da una tragedia personale che gli ha spezzato la carriera. Le sue domande mettono in crisi il fragile equilibrio di una comunità dove tutti si conoscono ma nessuno conosce davvero chi gli sta accanto. 

Francesca Bognolo intreccia la forza della grande narrazione storica alla tensione più profonda del mistero, riportando alla luce – a debita distanza dalla ribalta scintillante delle metropoli – il cuore marcio dell’Europa, laddove ha preso forma il Novecento dell’industria, della tecnica e della carneficina bellica. In queste pagine la ricerca della verità diventa indagine sull’appartenenza, sull’accumulazione di ricchezza, sulla violenza silenziosa che opprime il diverso e sulla fragilità di ogni certezza. 

Laterza pubblica ‘Storia umana dell’intelligenza artificiale. Sogni, battaglie e illusioni da Turing a oggi’ di Andrea Daniele Signorelli. Quando inizia la storia dell’intelligenza artificiale? Chi sono le persone che ne hanno segnato lo sviluppo? Quali visioni scientifiche e filosofiche si sono scontrate nel corso dei decenni? Tra speranze e chimere, clamorose sviste e colpi di genio, un racconto avvincente che mette in luce i tanti volti umani nascosti dietro alla tecnologia più travolgente della nostra epoca. L’intelligenza artificiale ha fatto irruzione nel nostro quotidiano con una forza dirompente. Nel giro di pochi anni chatbot, software e algoritmi intelligenti ci sono diventati familiari. Ma pochi conoscono la storia e le idee di quanti, nel corso di un secolo, silenziosamente preparavano questa esplosione improvvisa. Fin dalle sue origini, negli anni Quaranta, gli scienziati che hanno dato vita a questa disciplina hanno tentato le strade più diverse per perseguire un obiettivo comune: replicare il funzionamento del cervello umano. Un sogno incredibilmente ambizioso, che ha dato più volte adito ad aspettative smodate, accendendo dibattiti infiniti sul concetto stesso di ‘intelligenza’. Andrea Daniele Signorelli ricostruisce le figure più importanti, gli approcci filosofici, i momenti di svolta e quelli di impasse nell’affannosa impresa di fornire il pensiero alle macchine: dalle intuizioni di Alan Turing alla rivalità tra Marvin Minsky e Frank Rosenblatt, creatore della prima rete neurale; dalla celebre conferenza di Dartmouth al ‘padrino dell’IA’ Geoff Hinton; da ELIZA, antenato di ChatGPT, alla rivoluzione della computer vision con Fei-Fei Li. Passando per lo scontro tecnologico tra Stati Uniti, Unione Sovietica e oggi Cina, la disfatta di Garry Kasparov contro DeepBlue, la rottura tra Elon Musk e Sam Altman, le mosse di Google, Anthropic e delle altre Big Tech. È un’avventura, quella dell’IA, nata tra le mura universitarie per conquistare il mondo intero; una storia tormentata, fatta di slanci iperbolici e brusche battute d’arresto. Un passato da cui possiamo ancora imparare molto sul futuro di questa tecnologia.  

Andrea Daniele Signorelli, giornalista freelance, da oltre dieci anni si occupa del rapporto tra nuove tecnologie, politica e società. Scrive per “Domani”, “Wired”, “la Repubblica” e “Lucy”. È autore del podcast Crash – La chiave per il digitale e della newsletter Backdoor. I suoi ultimi libri sono Technosapiens. Come l’essere umano si trasforma in macchina (2021) e Simulacri digitali. Le allucinazioni e gli inganni delle nuove tecnologie (2025). 

Baldini e Castoldi manda sugli scaffali ‘Honeypot. Come la Russia ha infiltrato l’operazione Epstein’, il saggio del giornalista Jacopo Iacoboni.Jeffrey Epstein non era soltanto un finanziere predatore con una cerchia di relazioni potenti. Attorno a lui, per anni, si è sviluppata una rete capace di attraversare la politica, la finanza, la tecnologia e i servizi di intelligence. Una rete nella quale il sesso, il denaro e il ricatto sono diventati strumenti di potere.A partire da migliaia di documenti inediti del Dipartimento di Giustizia americano, dell’Fbi e di apparati di intelligence internazionali, Jacopo Iacoboni ricostruisce la trama dei rapporti tra Epstein e la Russia: i visti d’affari ottenuti grazie a uomini legati ai servizi russi, i contatti con modelle, procacciatrici ed emissari, le relazioni con alcuni degli uomini più influenti della Silicon Valley e della finanza, le operazioni finanziarie che conducono agli oligarchi vicini al Cremlino. Ma soprattutto segue la logica di un’operazione nella quale nulla è ciò che sembra. L’universo di Epstein appare così come un possibile dispositivo di honeytrap: un sistema costruito per raccogliere informazioni, creare dipendenze, produrre kompromat e trasformare la vulnerabilità privata in una forma di potere politico.Honeypot è il racconto di una rete che porta nel cuore dell’Occidente e delle sue élite, e di una domanda inquietante: quanto può diventare potente un segreto quando qualcuno, dall’altra parte, sa di possederlo? 

Jacopo Iacoboni è giornalista d’inchiesta della Stampa. Ha vinto diversi premi, è stato inviato nei principali eventi di politica italiana fin dal 2000, da anni si occupa di populismo, M5S e Lega, guerra ibrida, disinformazione e operazioni della Russia in Italia e in Europa. Tiene una rubrica di politica internazionale sul magazine della Stampa, Specchio. Nel 2020 ha ricevuto minacce dal Cremlino, il ministero della Difesa russo gli scrisse in un comunicato pubblico “Chi scava la fossa ci finisce dentro” a causa delle sue inchieste sulle missioni di ‘aiuti’ per il Covid della Russia all’Italia di Giuseppe Conte. Ha scritto il saggio ‘Kremlin Trojan Horses: Russian Influence in Italy’. Ha scritto: ‘Votantonio’ (2006), ‘La sinistra perduta’ (2009), ‘L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 Stelle’ (2018), ‘L’Esecuzione. 5 Stelle da movimento a governo’ (2019). Sulle operazioni russe in Italia ha scritto ‘Oligarchi. Come gli amici di Putin stanno comprando l’Italia’ (2022) e ‘Il Tesoro di Putin’ (2023). 

È un giorno come tanti, in un futuro non troppo remoto. Due caccia taiwanesi decollano per una missione di routine: impedire alle forze armate cinesi di penetrare nello spazio aereo dell’isola. Ma questa volta qualcosa va storto. Due piloti cinesi non rispondono ai richiami, avvicinandosi pericolosamente al confine, e la situazione degenera. È solo un incidente, ma innescherà una reazione a catena: sostenuta da Russia, Iran e Corea del Nord, la Cina annetterà Taiwan, trascinando gli Stati Uniti sull’orlo di una Terza guerra mondiale. A partire da questo scenario ipotetico, Andreas Fulda, che da oltre vent’anni si occupa di conflitti nello stretto di Formosa, immagina nel volume ‘Se la Cina attacca’ (Marsilio), cosa significherebbe per l’Europa e per il mondo se la Cina decidesse di dare seguito anche militarmente alle sue ambizioni di potenza. Con il rigore della ricerca accademica e la libertà espressiva della scrittura letteraria, l’autore esplora la dimensione umana e sociale di uno scontro che non appare più così improbabile e le cui conseguenze sarebbero catastrofiche per la comunità internazionale.  

Dietro l’espediente della narrazione distopica si cela, infatti, un monito urgente sulla fragilità dell’ordine mondiale a cui siamo abituati e una richiesta all’Unione Europea di prendere posizione: “Per mantenere la pace occorre innanzitutto il coraggio di non distogliere lo sguardo da un pericolo sempre più serio. Servirà poi molta lungimiranza strategica, accompagnata da costanti pressioni diplomatiche, economiche e militari. Ma tutto questo presuppone un agire deciso”.  

Andreas Fulda , esperto delle relazioni tra Cina e Unione Europea, è professore associato di Scienze politiche presso l’Università di Nottingham. Collabora con quotidiani e riviste internazionali, tra cui ‘FAZ’, ‘WirtschaftsWoche’, ‘NZZ’ e ‘Foreign Policy’. 

E’ sugli scaffali con Sellerio ‘Francesco e i suoi fratelli. Una biografia’. All’inizio erano solo un gruppo di straccioni, perlopiù giovanissimi, tutti in rottura con le loro famiglie. Occupavano le chiese abbandonate della piana di Assisi, alloggiavano dentro capanne di paglia, nei boschi o nelle grotte sui monti intorno. Di villaggio in villaggio, annunciavano la pace, l’amore, il perdono. Alla loro guida, un uomo appena più anziano che rifiutava di essere un capo, ma che agiva come una regola vivente. Francesco d’Assisi aveva rinunciato all’eredità paterna per prendere il Vangelo alla lettera e viverlo nella sua interezza, e con questa scelta radicale aveva affascinato e riunito attorno a sé, sul modello dei cavalieri della Tavola rotonda, ragazzi e ragazze. Nasceva così, all’inizio del XIII secolo, una comunità mai vista prima portatrice di un messaggio inaudito: in un mondo dove ai cavalieri spettava il posto d’onore, i compagni incitavano alla pace e alla vulnerabilità disarmata; in una società di avidi mercanti, loro rifiutavano il denaro e ogni forma di proprietà, invitando alla condivisione e all’abolizione delle distinzioni sociali; in un secolo in cui dominava il sospetto per il diverso, Francesco e i suoi predicavano l’amore per l’altro. 

In queste pagine dense e appassionate, Sylvain Piron ricostruisce la traiettoria di un uomo e di un fenomeno epocali, in una biografia ‘collettiva’, ricostruita cioè attraverso la lente del movimento dei suoi giovanissimi seguaci che abbandonarono tutto per dedicarsi alla diffusione del messaggio del maestro. Incontriamo così personaggi a lungo messi in ombra dalla fama del santo, come Egidio, Jacopa dei Settesoli, fra Pacifico, ma anche figure più note come santa Chiara, in un racconto che attraversa la totalità delle fonti manoscritte e artistiche, e che restituisce un ritratto vivido di Francesco d’Assisi e del suo movimento dissidente rivelando episodi e dettagli inediti. “In questi tempi di guerre, di sfaceli ambientali, di consumo all’eccesso e di avidità finanziaria il suo messaggio di pace e di umiltà, di distacco dai beni materiali, di affetto per gli alberi e per gli animali e di rispetto risuona con forza ancora maggiore” e ci fa sentire la necessità, oggi, di movimenti simili al suo. Ecco perché questa non è soltanto una biografia di un uomo leggendario: è soprattutto “un invito a meditare sull’attualità della proposta francescana in un mondo disincantato”. Sylvain Piron (Parigi, 1967), specialista di francescanesimo e di movimenti spirituali dissidenti, insegna Storia medievale all’École des hautes études en sciences sociales, dove fa parte del gruppo di ricerca fondato da Jacques Le Goff. Dirige la rivista Oliviana ed è editore della casa editrice Vues de l’esprit. Tra gli altri, ha pubblicato ‘Dialettica del mostro’ (Adelphi, 2019), con cui ha vinto il Grand Prix des Rendezvous de l’histoire. 

 

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