COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE
Dalle case sempre più intelligenti ai materiali che contribuiscono al benessere delle persone. Il tema dell’abitare sostenibile è al centro dell’attenzione dei consumatori, che oggi guardano con crescente interesse alla qualità dei tessuti presenti nelle proprie abitazioni. Tende, tovaglie, cuscini e complementi d’arredo non rappresentano più soltanto un elemento estetico, ma una scelta che riguarda comfort, salute e rispetto dell’ambiente. Ne parliamo con Elisabetta Scipioni, fondatrice di C’era un Tessuto.
Negli ultimi anni è cambiato il rapporto delle persone con la casa?
Sì, soprattutto dopo la pandemia. La casa è diventata un luogo da vivere in maniera diversa e c’è una maggiore attenzione alla qualità degli spazi. Le persone cercano ambienti accoglienti, materiali naturali e prodotti che trasmettano benessere e autenticità.
Anche i tessuti per l’arredamento stanno vivendo una nuova stagione?
Direi di sì. Si è riscoperto il valore dei materiali naturali e delle lavorazioni artigianali. Sempre più persone desiderano conoscere la provenienza dei prodotti e privilegiano oggetti destinati a durare nel tempo, anziché sostituirli continuamente.
Quanto conta la scelta delle fibre naturali?
Conta moltissimo. Lino, cotone e altre fibre naturali garantiscono traspirabilità, comfort e una migliore qualità percepita. Sono materiali che accompagnano la vita quotidiana e che contribuiscono a creare ambienti più armoniosi e piacevoli da vivere.
Oggi si parla molto di inquinamento indoor. Anche i tessuti possono fare la differenza?
Certamente. Trascorriamo gran parte della giornata negli ambienti chiusi e la qualità dei materiali che ci circondano assume un’importanza crescente. Scegliere prodotti naturali e realizzati con attenzione significa contribuire a creare spazi più sani e più rispettosi dell’ambiente.
La crescente attenzione alla sostenibilità sta cambiando anche il modo di arredare e di acquistare per la casa?
Sta crescendo una consapevolezza importante. Le persone non cercano soltanto prodotti belli, ma anche storie, qualità e valori. Accanto alla ricerca del prezzo cresce l’attenzione verso la durata degli oggetti, la qualità dei materiali e la possibilità di recuperare e riutilizzare ciò che già esiste. È una sensibilità che riguarda sempre più generazioni e che può contribuire a ridurre sprechi e impatto ambientale.
Lei ha recuperato tecniche antiche e tradizioni familiari. Quanto è importante conservare questi saperi?
È essenziale, dietro ogni lavorazione artigianale ci sono competenze che fanno parte della nostra identità culturale. Preservare queste conoscenze significa valorizzare un patrimonio che rischia di scomparire e trasmetterlo alle nuove generazioni.
C’era un Tessuto si trova a Farfa, uno dei borghi più antichi e suggestivi d’Italia. Come si riesce a passare dal Medioevo al futuro senza perdere le proprie radici?
Farfa rappresenta perfettamente questo incontro tra passato e futuro. Viviamo e lavoriamo in un luogo ricco di storia, dove ogni pietra racconta secoli di cultura e tradizioni. Ma custodire il passato non significa restare fermi. Al contrario, significa prendere ispirazione da ciò che abbiamo ereditato e reinterpretarlo con uno sguardo contemporaneo. I borghi possono diventare laboratori di innovazione sostenibile e contribuire a creare nuove opportunità economiche e sociali, senza perdere la propria identità.
Resilienza dei territori e di tutela del Made in Italy, secondo lei quale ruolo possono avere l’artigianato e le tradizioni nella competitività del nostro Paese?
Un ruolo strategico. La resilienza non riguarda soltanto l’economia, ma anche la capacità di custodire e tramandare competenze che ci rendono unici nel mondo. Il Made in Italy è amato e riconosciuto a livello internazionale proprio perché nasce da una straordinaria combinazione di storia, creatività e saper fare. Recuperare e valorizzare le tradizioni significa investire sul futuro e rafforzare l’identità dei nostri territori.
Questi mestieri possono rappresentare anche un’opportunità per i giovani?
Per molti anni si è pensato che alcune professioni artigianali appartenessero al passato, mentre oggi possono offrire nuove prospettive e contribuire alla nascita di imprese innovative e sostenibili. È importante rendere questi saperi più accessibili, raccontarli ai giovani e favorire il dialogo tra generazioni. Molte tradizioni rischiano di andare perdute e invece rappresentano una delle ragioni per cui il nostro Paese continua a essere apprezzato nel mondo.
Si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale e automazione. C’è il rischio che alcune professioni artigianali scompaiano?
Più che un rischio, è una sfida. La tecnologia può rappresentare un’opportunità, ma non dovrebbe mai farci perdere competenze e saperi che fanno parte della nostra identità culturale. Alcuni mestieri stanno vivendo una seconda giovinezza proprio perché cresce la domanda di prodotti autentici e di qualità. Innovazione e tradizione possono convivere e rafforzarsi a vicenda.
Guardando ai prossimi anni, quale sarà la sfida più importante per chi si occupa di sostenibilità e qualità dell’abitare?
La sfida sarà quella di rendere sempre più accessibili scelte consapevoli e durature. Oggi la sostenibilità non riguarda soltanto le grandi politiche ambientali, ma anche le decisioni quotidiane che prendiamo nelle nostre case. Promuovere una maggiore cultura dei materiali e della qualità potrebbe avere effetti positivi non solo sull’ambiente, ma anche sul benessere delle persone. E significa anche garantire che competenze, tradizioni e mestieri che hanno reso celebre il Made in Italy possano continuare a vivere e a essere tramandati alle nuove generazioni.
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