Belve Crime, la storia di Mirco Ricci tra droga e alcol: il sequestro di un bambino per un debito

Belve Crime, la storia di Mirco Ricci tra droga e alcol: il sequestro di un bambino per un debito

(Adnkronos) –
Tra successi, dipendenza dall’alcol e debiti di droga. Mirco Ricci è uno degli ospiti di stasera, martedì 26 maggio a Belve Crime, nell’ultimo appuntamento della stagione. Durante l’intervista, Francesca Fagnani ripercorre la storia del campione, che dalla periferia romana è arrivato alle vette del pugilato europeo, soffermandosi sui passaggi più controversi della sua vita: le risse, la tentata rapina e la sparatoria che lo ha visto coinvolto. Poi il crimine più grave che sta ancora scontando e che gli è costato la carriera, il sequestro di un bambino. 

Sulla dipendenza dall’alcol, il pugile ammette: “Ho iniziato a quindici anni. Ero capace di bere cinque, sei bottiglie di vino a sera e non accorgermene”, dichiara Ricci che mette anche in luce il suo talento sprecato: “Sono riuscito a preparare un titolo italiano in venti giorni”.  

Poi c’è l’episodio del 19 luglio 2014, quando Ricci, poche ore dopo aver vinto il titolo di campione d’Italia, viene gambizzato mentre guida la sua auto vicino allo stadio Olimpico. Fagnani domanda: “Le posso chiedere se è plausibile pensare che dietro ci fosse una storia di scommesse?”. “Qui stiamo andando proprio sui film americani, non è così”, risponde Ricci, aggiungendo: “Forse è stato qualcuno che non ha digerito una litigata con me”.  

A quel punto Fagnani insiste: “Uno come lei, che viene da un contesto criminale, sa da chi informarsi e come venire a sapere certe cose. E non l’ha fatto?”. “Non mi interessa. Che devo fare? È successo”, replica Ricci, senza aggiungere altro. 

L’ex pugile parla anche dei reati per cui è stato processato, tra risse e tentate rapine. Poi affronta il caso più grave: il sequestro di un bambino, vicenda per cui sta ancora scontando una condanna. Una storia legata a un debito di droga contratto da una donna nei confronti dell’ex pugile e della madre.  

Ricci, durante l’intervista, continua a dichiararsi innocente nonostante la condanna definitiva in Cassazione: “Io non capisco perché sono entrato dentro a questa storia”. E aggiunge: “Mi sono trovato la vita distrutta, perché ho passato dieci anni chiuso dentro”. 

Fagnani insiste: “Finora ci sono stati episodi molto brutti e violenti, no? Qui però alza il tiro: togliere e tenere un bambino per 48 ore a causa di un debito di droga…”. “Io ho solo portato dei soldi a mia madre – cinquemila euro che mi aveva chiesto – e poi mi sono trovato in mezzo a questo casino assurdo”, replica Ricci. 

Vista la sua carriera nel pugilato, Fagnani gli chiede anche dove sarebbe potuto arrivare senza la dipendenza dall’alcol: “Non te lo posso dire. Nella vita possono succedere tante cose”. “Lei all’epoca era considerato un fenomeno”, sottolinea Fagnani. “Dicono così, ma io non mi sono mai sentito un fenomeno”.  

Nel finale si parla del figlio avuto tramite inseminazione artificiale, con cui oggi Ricci riesce a passare del tempo grazie al regime di semilibertà. Fagnani domanda: “Quando sarà grande, come spiegherà a suo figlio la sua vita precedente?”. “Questo me lo domando sempre. Troverò un modo. Aspetto che cresca ancora un po’ e spero di potermi sedere con lui per raccontargli tutti gli sbagli che ho fatto, che sono tanti”. 

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