(Adnkronos) – “Molti pazienti con encefalopatia epatica arrivano alla diagnosi tardi, spesso già in fase avanzata. Il ritardo diagnostico è uno dei determinanti più importanti dell’evoluzione prognostica e funzionale dei pazienti con cirrosi epatica”. Â
Così Giacomo Germani, segretario dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), alla presentazione – oggi a Roma – della campagna ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’, promossa da Alfasigma in collaborazione con associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo – Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf, Cleo – Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi – Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie. Â
L’encefalopatia epatica, spiega lo specialista, “è una complicanza neurologica della cirrosi che può manifestarsi inizialmente in forme lievi, definite ‘encefalopatia minima’, ma evolvere progressivamente in forme più gravi e conclamate. In questi casi il paziente può sviluppare importanti alterazioni neurologiche, fino al coma, con conseguente necessità di ricovero ospedaliero. Per questo – avverte Germani – è fondamentale riconoscere tempestivamente non solo i fattori che possono scatenare la patologia, come infezioni, disidratazione o stipsi, ma anche i sintomi più precoci e lievi. Tra questi rientrano alterazioni del ritmo sonno-veglia, difficoltà di concentrazione o lievi problemi motori, segnali che spesso vengono sottovalutati o confusi altre alterazioni neurologiche associate magari all’età del paziente o ad altre comorbidità ”.Â
“Una diagnosi precoce e una presa in carico adeguata già nelle fasi iniziali della malattia possono fare la differenza, migliorando prognosi, qualità di vita e gestione clinica dei pazienti con cirrosi epatica ed encefalopatia”, conclude l’esperto.Â
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