Hantavirus, il punto sul virus Andes: cosa sappiamo e cosa fare

Hantavirus, il punto sul virus Andes: cosa sappiamo e cosa fare

(Adnkronos) –
Parte dall’Argentina la vicenda del focolaio di hantavirus sviluppato sulla nave da crociera Mv Hondius, quando nel porto di Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuoco, – era il primo aprile – una coppia di olandesi è scesa per fare birdwatching in un’area dove è presente una discarica entrando – si ipotizza – in contatto con topi portatori dell’infezione che in Argentina ha causato alcuni focolai. I coniugi avevano visitato anche altre località dell’Argentina e del Cile. L’allarme è poi scattato con la segnalazione dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2 maggio, dopo che tra passeggeri e l’equipaggio si erano registrati casi di infezioni respiratorie severe.  

Al momento, secondo l’Oms, si contano 7 casi confermati, 2 sospetti e 3 decessi, una donna tedesca e una coppia olandese. In Italia ci sono 4 persone sotto sorveglianza attiva, di cui 2 con nazionalità italiana e 2 stranieri. Erano sul volo della Klm dove per pochi minuti è salita e poi subito scesa la passeggera della nave deceduta per l’infezione.  

Il responsabile del contagio è il virus Andes, una variante dell’hantavirus nota per la possibilità, rara, di trasmissione da persona a persona. Gli hantavirus – ricorda il ministero della Salute – infettano naturalmente i roditori. La trasmissione all’uomo avviene tramite il contatto con urina, escrementi o saliva contaminati di roditori infetti o, meno frequentemente, tramite morsi di roditori. Ad oggi, la trasmissione interumana è stata documentata, appunto, solo per il virus Andes nelle Americhe. L’infezione può causare una serie di malattie, anche fatali, può infatti coinvolgere i reni (nefrite), provocare emorragie o sindrome polmonare. Tra i diversi ceppi solo un numero limitato è noto per causare malattie nell’uomo.  

Gli hantavirus presenti in Nord, Centro e Sud America
possono causare la sindrome polmonare da hantavirus, una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore. Il virus Andes appartiene a questa famiglia ed è noto per una possibile trasmissione limitata da persona a persona attraverso un contatto stretto e prolungato, principalmente documentata in Argentina e Cile. 

Gli hantavirus presenti in Europa e in Asia, invece, possono causare febbre emorragica con sindrome renale, che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni. La trasmissione da persona a persona non è stata documentata in queste aree. La nefropatia epidemica, è una forma lieve di febbre emorragica con sindrome renale osservata in Europa. 

Al momento – evidenzia il ministero della Salute – non esiste una cura specifica né un vaccino contro l’infezione da hantavirus, ma un’assistenza medica tempestiva è fondamentale per migliorare la sopravvivenza e si basa su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. La prevenzione si basa prevalentemente sulla riduzione dei contatti tra persone e roditori e sull’igiene. Durante le epidemie o in caso di sospetto contagio, la tempestiva identificazione e il rapido isolamento dei casi, il monitoraggio dei contatti stretti e l’applicazione delle misure standard di prevenzione delle infezioni sono fondamentali per limitare un’ulteriore diffusione. 

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