(Adnkronos) – Aumentano i casi di pertosse in Italia, non solo tra i bambini. L’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) ha registrato un boom di contagi in Europa tra marzo 2023 e maggio 2024. I casi riportati sono quasi 60mila, oltre 10 volte più di quelli segnalati nel biennio precedente. Il rischio più elevato si riscontra tra i bimbi minori di 1 anno. Il focolaio all’interno dello spogliatoio del Sassuolo Calcio – con un caso di pertosse diagnosticata e 5 con sintomatologia compatibile all’interno del gruppo squadra – riaccende la luce sulla patologia. Â
“E’ una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis. Un altro batterio della stessa famiglia, il Bordetella parapertussis, è all’origine di una malattia simile, la parapertosse, che si manifesta però con sintomi più lievi. La pertosse viene annoverata fra le malattie infantili, come la rosolia, il morbillo, la varicella e la parotite, e colpisce prevalentemente bambini sotto i 5 anni”, spiega l’Istituto superiore di sanità (Iss) sul suo sito. Â
L’uomo è l’unico serbatoio noto del batterio; di conseguenza la trasmissione della malattia avviene solo fra esseri umani, ricordano gli esperti. Un adeguato trattamento antibiotico permette la guarigione in una quindicina di giorni. A differenza delle altre malattie infantili, l’immunità conferita da una prima infezione non è definitiva, ma declina col tempo.Â
Il batterio della pertosse “causa infezioni alle vie respiratorie che possono essere inapparenti, ma anche estremamente gravi, specie quando il paziente è un neonato”, avverte l’Iss. La pertosse si caratterizza per una tosse persistente (per più di 3 settimane), descrivono gli esperti. L’esordio della malattia si manifesta con una tosse lieve, accompagnata da qualche linea di febbre e copiose secrezioni nasali: è la fase catarrale, che dura da 1 a 2 settimane. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva o parossistica, che può durare più di 2 mesi in assenza di trattamento. In seguito a parossismi, si possono verificare anche casi di apnea, cianosi e vomito. Â
Il periodo di incubazione è di circa 10 giorni. “La pertosse – avverte l’Iss – è altamente contagiosa, soprattutto nel periodo iniziale, prima dell’insorgenza della tosse parossistica. Dopo 3 settimane dall’inizio della fase parossistica, nei pazienti non trattati il contagio si considera trascurabile. Invece nei pazienti trattati con antibiotici il periodo di infettività è ridotto a circa 5 giorni dall’inizio della terapia. Il contagio avviene per via aerea, probabilmente attraverso goccioline di saliva diffuse nell’aria quando il malato tossisce”. Â
La terapia consiste in “antibiotici, spesso l’eritromicina. Se viene preso prima della fase parossistica – precisano gli esperti – l’antibiotico abbrevia il tempo di contagiosità e la durata della malattia, ma i sintomi non sempre vengono ridotti. Per alleviare i sintomi vengono prescritti anche antitussivi, sedativi, antispasmodici”. Â
In Italia la vaccinazione è obbligatoria. Viene somministrata nei bambini a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita. “A causa della perdita di immunità nel tempo, sono necessari più richiami: la prima dose, la seconda e la terza vengono fatte a 6-8 settimane di distanza, a cui si aggiunge un’ultima dose di richiamo verso i 2 anni”, conclude l’Iss. Â
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