(Adnkronos) – L’attacco all’Iran “non è inevitabile”, ma gli Stati Uniti devono “tornare con i piedi per terra” nelle loro richieste sul nucleare. I colloqui in programma a Ginevra potrebbero rappresentare “una svolta concreta”, in un senso o nell’altro, segnando un passaggio decisivo tra un’intesa e un’ulteriore escalation. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos Sasan Karimi, accademico e analista politico iraniano, docente alla FacoltĂ di Studi Mondiali dell’UniversitĂ di Teheran, giĂ vice presidente aggiunto per gli Affari Strategici. Â
“Non esiste, a mio avviso, una deadline formale per i negoziati. Ma questo è un passaggio che puĂ² rappresentare una svolta concreta, nel senso che gli sviluppi potrebbero andare in una direzione completamente positiva o completamente negativa”, sostiene Karimi in vista del terzo round di colloqui tra Teheran e Washington in Svizzera. Secondo l’analista, che era il vice di Mohammad Javad Zarif quando era vice presidente (tra agosto 2024 e marzo 2025), l’esito “influenzerĂ in modo significativo” le relazioni tra i due Paesi, nonchĂ© “la stabilitĂ regionale, la sostenibilitĂ energetica e le relative considerazioni strategiche”.Â
Il docente ritiene che in quest’ultimo ciclo di negoziati, iniziato in Oman lo scorso 6 febbraio, l’Iran stia adottando “un approccio estremamente pratico e obiettivo” e sia disposto a “dimostrare la massima flessibilitĂ possibile poichĂ© non vi è piĂ¹ spazio per ulteriori manovre da entrambe le parti”. Se i negoziati di giovedì dovessero fallire, precisa, “ciĂ² suggerirebbe che gli Stati Uniti stanno avanzando richieste eccessive. In tal caso, non sarebbe possibile per l’Iran rispondere positivamente”.Â
Karimi ritiene ancora evitabile l’attacco degli Stati Uniti alla Repubblica islamica, malgrado l’imponente schieramento militare in Medio Oriente. “L’Iran puĂ² ancora gestire la situazione attraverso innovazioni ragionevoli e decisioni pragmatiche. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti dovrebbero tornare con i piedi per terra e riconoscere la realtĂ dei fatti: l’Iran non puĂ² essere facilmente rimosso nĂ© sconfitto”, prosegue l’analista, secondo cui un approccio diverso nei confronti di Teheran potrebbe segnare “una svolta per gli americani, che potrebbero entrare in una nuova fase nelle loro relazioni con l’Iran ed evitare un’escalation del tutto inutile, con i costi e l’instabilitĂ che comporterebbe per la regione e per il mondo”. Â
“Un’escalation non porterebbe alcun vantaggio nĂ© agli Stati Uniti, nĂ© all’Iran, nĂ© alla piĂ¹ ampia comunitĂ internazionale, fatta forse eccezione per Israele. Donald Trump e alcuni esponenti del movimento Maga dovrebbero riconoscere che non rappresenta una prioritĂ strategica americana, ma piuttosto un tema legato alle esigenze di sicurezza israeliane, che influenzano le dinamiche decisionali statunitensi”, insiste l’esperto, che non vede “alcun motivo o incentivo” perchĂ© Donald Trump e gli Stati Uniti si impegnino in una crisi sostanzialmente “inutile”. Â
“Non esistono reali interessi strategici legati al petrolio che possano giustificarla, al contrario potrebbe comportare costi economici significativi per Washington, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle possibili minacce alle infrastrutture nella regione”, conclude.Â
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