Nuova legge su Melanoma e tatuaggi: Marco Manzo chiede un tavolo congiunto tra medici e tatuatori

Nuova legge su Melanoma e tatuaggi: Marco Manzo chiede un tavolo congiunto tra medici e tatuatori

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Marco Manzo, primo docente nei corsi professionali obbligatori italiani di igiene sul lavoro e tecnica e nei primi corsi sperimentali europei, interviene in merito alla nuova legge sul melanoma che coinvolge anche il settore dei tatuaggi
 

Innanzitutto è fondamentale chiarire un punto: l’esecuzione di un tatuaggio non provoca e non può provocare il melanoma. 

Da sempre, i tatuatori professionisti abilitati non tatuano sopra i nei. È vero, tuttavia, che un tatuaggio può creare alcune difficoltà al dermatologo in fase di diagnosi. Proprio per questo motivo, i professionisti del settore lasciano sempre uno spazio di sicurezza tra il tatuaggio e il neo. La distanza varia in base alla tipologia di lavorazione, proprio per consentire al dermatologo un controllo corretto e accurato dei nei nel tempo. 

In questi giorni si legge che alcuni dermatologi parlano della necessità di mantenere una distanza fissa di un raggio di almeno un centimetro dal neo per permettere una corretta diagnostica. Questa affermazione non è del tutto corretta, perché anche in presenza di una linea o di un elemento grafico vicino al neo la diagnostica può essere effettuata senza particolari difficoltà da parte dello specialista. 

È inoltre importante sottolineare che spesso è proprio il tatuatore a invitare il cliente a rivolgersi al dermatologo qualora noti una possibile problematica cutanea. Non di rado, infatti, sono gli stessi tatuatori professionisti a segnalare anomalie o cambiamenti sospetti, svolgendo di fatto anche un ruolo di prevenzione e sensibilizzazione. 

In questi giorni la stampa nazionale parla dell’introduzione di un consenso informato che il tatuatore dovrebbe far firmare al cliente. È bene precisare che il consenso informato è sempre stato previsto dai tatuatori: ad esempio, nella legge della Regione Lazio è già obbligatorio un documento che informi il cliente sugli eventuali rischi legati alla pratica del tatuaggio. 

In questo caso, però, non si parla di rischi connessi all’esecuzione del tatuaggio in sé, bensì delle possibili difficoltà diagnostiche nella valutazione di eventuali problematiche cutanee. Su questo aspetto, i tatuatori professionisti sono da sempre molto attenti nel fornire informazioni corrette al cliente, spiegando sia le precauzioni da adottare dopo l’esecuzione del tatuaggio sia le buone pratiche di prevenzione. 

L’introduzione di ulteriori informazioni, comprese quelle relative alla diagnosi del melanoma, è da considerarsi una misura positiva e utile, nell’ottica della tutela della salute. 

Per quanto riguarda invece la rimozione dei tatuaggi, è importante sottolineare che non rientra nelle competenze del tatuatore, ma del dermatologo. È quindi corretto che sia lo specialista medico a spiegare al paziente eventuali criticità e implicazioni legate a questo tipo di trattamento. 

Comunque i tatuatori consigliano sempre la protezione anche per non far rovinare il tatuaggio nel tempo, per esempio nella protezione solare che è una azione preventiva anche nei confronti del melanoma. E i tatuatori sono i primi a consigliare creme e precauzioni in questo senso. 

Un ulteriore aspetto fondamentale riguarda l’eventuale integrazione del consenso informato da parte del Ministero della Salute. Qualora il Ministero decidesse di intervenire in tal senso, riteniamo indispensabile che al tavolo di confronto siano presenti anche i tatuatori professionisti, oltre alla categoria dei medici. Il contributo di chi opera quotidianamente nel settore è essenziale per garantire norme efficaci, realistiche e realmente applicabili, sempre nel rispetto della salute pubblica. 

Contatti:
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emiliano.stampa@gmail.com
 

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Responsabilità editoriale di KTP.Agency

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