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Quando si parla di alimentazione e di effetti del cibo sulla salute, si pensa generalmente al peso e all’impatto dei chili sul cuore. Si fa riferimento a parametri come colesterolo e glicemia, collegati a patologie cardiovascolari o a malattie come il diabete. La dieta, però, ha un impatto anche sul cervello e sulle capacità cognitive dell’individuo. Anche in questo caso, sulla base di studi sempre più diffusi, ci sono cibi utili che vanno assunti e alimenti che vanno dosati con moderazione o addirittura evitati.Â
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Quando si parla di cibi e bevande da consumare con criterio e senza eccessi, si può prendere in considerazione lo studio condotto dai ricercatori della Virginia Tech, che hanno acceso i riflettori sui pericoli legati a cibi ultraprocessati. L’indagine condotta negli Stati Uniti ha coinvolto persone di età pari o superiore a 55 anni che sono state monitorate per 7 anni: ogni 24 mesi, gli individui sono stati sottoposti a controlli nell’ambito di un programma sovvenzionato dal National Institutes of Health.Â
Gli alimenti ultraprocessati contengono generalmente una serie di additivi, conservanti e ingredienti artificiali: non rappresentano assolutamente elementi su cui fondare un regime alimentare. I ricercatori della Virginia Tech sono andati più in profondità . Ben Katz, professore associato di Sviluppo umano e Scienze della famiglia, e Brenda Davy, professoressa di Nutrizione, alimentazione ed esercizio fisico, hanno analizzato quali alimenti in particolare possano essere associati a un rischio maggiore di alterare la salute cerebrale di una persona.Â
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Alla fine del periodo di studio, hanno riscontrato un aumento del 17% dei problemi cognitivi tra le persone che consumavano almeno una porzione di carne ultraprocessata al giorno. E per ogni porzione di bibita zuccherata consumata è stato registrato un aumento del 6% del deterioramento cognitivo.Â
Il ‘verdetto’ è arrivato dopo le valutazioni delle risposte fornite dai partecipanti a domande che testavano la memoria. Il programma di quiz, che comprendeva anche esercizi con conto alla rovescia e sottrazioni consecutive, è strutturato per misurare le capacità cognitive globali: i risultati evidenziano diversi livelli di ‘salute’, distinguendo persone collocabili in fase di pre-demenza da soggetti che mostrano segni associabili ad un un declino più grave.Â
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“Questo tipo di valutazioni sono comuni quando si valuta la salute del cervello”, ha spiegato Katz, firmatario principale dello studio e responsabile del laboratorio di invecchiamento cognitivo e scienze traslazionali presso l’ateneo. “Tutto questo serve ad individuare la presenza di qualche pericolo. Nessuno vuole un rischio maggiore di sviluppare demenza o Alzheimer”.Â
I risultati rappresentano un alert per le persone che desiderano mantenere il cervello attivo con l’avanzare dell’età . “È importante capire quando e perché le persone presentino fasi iniziali di deterioramento cognitivo”, ha affermato Katz. “I medici dovrebbero essere in grado di riportare questa informazione ai loro pazienti e dire loro che le scelte alimentari sono importanti”.Â
Gli alimenti ultraprocessati “possono essere dannosi a livello cardiovascolare, ma quando osserviamo gli impatti sulle capacità cognitive sembra che molto sia dovuto in modo significativo a un paio di categorie che spesso costituiscono una parte sostanziale della nostra dieta”, ha affermato la professoressa Katz.Â
Gli aggiustamenti della dieta passano attraverso la modifica di abitudini, magari consolidate: cucinare in casa consentirebbe di ridurre il ricorso a piatti pronti e cibi ultraprocessati: “Ci sono cose che si possono cambiare. Si tratta di moderazione, di essere ragionevoli ed equilibrati nelle scelte alimentari”.Â
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