{"id":84741,"date":"2026-06-02T07:36:23","date_gmt":"2026-06-02T07:36:23","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=84741"},"modified":"2026-06-02T07:36:23","modified_gmt":"2026-06-02T07:36:23","slug":"2-giugno-80-anni-fa-il-referendum-tra-repubblica-e-monarchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=84741","title":{"rendered":"2 giugno, 80 anni fa il referendum tra Repubblica e Monarchia"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; La Repubblica Italiana festeggia 80 anni. Il 2 giugno 1946 si svolse il referendum sulla forma istituzionale dello Stato, che con il voto popolare condusse alla nascita della Repubblica e alla elezione di un\u2019Assemblea Costituente, a conclusione di un complesso periodo di transizione segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti e dall&#8217;avanzata degli alleati in un Paese diviso e devastato dalla guerra. Gli italiani, e per la prima volta le italiane, convocati alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell\u2019Assemblea Costituente cui spetter\u00e0 il compito di redigere la nuova carta costituzionale, furono chiamati a cooperare alla fondazione di una idea di cittadinanza repubblicana che trov\u00f2 nella Costituzione una delle massime espressioni.\u00a0<\/p>\n<p>Esaurito il ventennio di dittatura fascista, per la prima volta la societ\u00e0 italiana viveva l\u2019esperienza di libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile, seppure in un Paese allora ancora profondamente diviso sulla questione istituzionale. Esisteva una spaccatura profonda, fortemente disegnata su basi geografiche, tra il Nord a maggioranza repubblicana ed il Sud a maggioranza monarchica, nonostante che gli eventi dell\u2019ultimo ventennio &#8211; e in particolare la sconfitta, il proclama di armistizio reso noto l\u20198 settembre 1943 dal capo del governo Pietro Badoglio, la fuga dalla Capitale dei vertici militari, dello stesso Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto, lo stato delle forze armate italiane lasciate allo sbando, la guerra civile che divideva l\u2019Italia &#8211; avessero oramai reso improrogabile la scelta di una profonda cesura con il passato.\u00a0<\/p>\n<p>La questione istituzionale emergeva con forza e imponeva l\u2019esigenza di superare drasticamente un modello politico-culturale che affidava alla continuit\u00e0 dinastica della monarchia sabauda la tutela ed il mantenimento dei valori nazionali pi\u00f9 tradizionali e conservatori. Il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III (cui si imputava la responsabilit\u00e0 di avere consentito l&#8217;avvento del fascismo) abdic\u00f2 in favore del figlio Umberto, gi\u00e0 nominato Luogotenente nel giugno 1944. Una decisione rivelatasi sin dal suo nascere tardiva e assolutamente inadeguata rispetto alle aspettative dei partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale.\u00a0<\/p>\n<p>Fu questo il periodo in cui un anelito di libert\u00e0 e progresso si and\u00f2 diffondendo in Italia. Cancellate le &#8216;leggi fascistissime&#8217; &#8211; che avevano consentito la liquidazione di tutti i partiti all\u2019infuori di quello fascista, lo scioglimento dei sindacati socialisti e cattolici, la soppressione della libert\u00e0 di stampa, fino alla trasformazione di fatto dell\u2019ordinamento giuridico del Regno d\u2019Italia in uno stato autoritario -, risorsero le organizzazioni politiche e sindacali, i giornali si moltiplicarono con la creazione di nuove testate, le associazioni culturali ripresero vita.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019affluenza al voto fu altissima. Nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449), i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all\u201989,08%. I voti validi 23.437.143, di questi 12.718.641 (pari al 54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della Monarchia. I giornali, e il dato \u00e8 confermato dai risultati diramati dal Ministero dell\u2019Interno, registravano un\u2019affluenza alle urne che di provincia in provincia variava dal 75% al 90% degli aventi diritto. Le donne ebbero un ruolo ed un peso determinanti, votarono infatti 12.998.131 donne, contro 11.949.056 di uomini.\u00a0<\/p>\n<p>Nella realt\u00e0, guardando alla concretezza dei numeri, la frattura dell\u2019elettorato sulla questione istituzionale fu radicale. Le ragioni furono certamente fondate sulle incognite politiche e socio-economiche che la scelta repubblicana per molti rappresentava, ma anche legate alle disparit\u00e0 con cui la dura esperienza della guerra aveva toccato le diverse zone del Paese e i diversi strati della popolazione, oltre che dettate dal radicamento di una istituzione comunque identificata da molti con la propria idea di nazione.\u00a0<\/p>\n<p>Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica avvenne in un clima di tensione, tra polemiche sulla regolarit\u00e0 del referendum, accuse di brogli, polemiche sulla stampa, ricorsi e reclami. In virt\u00f9 dei risultati ed esaurita la valutazione dei ricorsi, il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclam\u00f2 in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana. L\u2019Italia cessava di essere una monarchia e diventava una Repubblica.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\nIl 2 giugno 1946 gli italiani votarono anche per l\u2019Assemblea costituente. Il risultato elettorale vide l\u2019affermazione dei tre grandi partiti di massa: la Democrazia cristiana conquistava la maggioranza relativa dell\u2019Assemblea (35,21 %), mentre il Partito socialista e il Partito comunista raggiungevano insieme il 39,61 %. I tre maggiori partiti ottenevano complessivamente circa il 75% dei suffragi. Si affermavano le forze politiche legate alla tradizione popolare del movimento cattolico e del movimento socialista. Le elezioni evidenziavano anche il massiccio ridimensionamento delle forze di ispirazione liberale, che sino all\u2019avvento del fascismo avevano dominato la vita politica nazionale.\u00a0<\/p>\n<p>Gi\u00e0 all\u2019inizio del 1945, con il Paese diviso dalla Linea Gotica ed il Nord sottoposto all\u2019occupazione tedesca, il Governo Bonomi aveva emanato un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n.23), in risposta alla forte mobilitazione delle associazioni femminili interessate al voto : il Comitato femminile della Democrazia Cristiana &#8211; Cif, l\u2019Unione Donne Italiane &#8211; Udi, il Gruppo femminile del Partito Repubblicano, la Federazione Italiana Laureate Diplomate Istituti Superiori \u2013 Fildis, i Gruppi femminili degli altri partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale.\u00a0<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il voto del 2 giugno costituiva il punto di approdo di un processo di transizione che in Italia si era avviato gi\u00e0 a partire dalla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. Il processo di liberazione dalla occupazione tedesca e la ripresa democratica con i governi del Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) che guidarono il Paese fin dalla primavera del 1944, vennero subito a coagularsi attorno ai due obiettivi fondamentali : la soluzione della questione istituzionale e l\u2019approvazione della nuova Costituzione da parte di un\u2019assemblea liberamente eletta.\u00a0<\/p>\n<p>In un primo momento, il 25 giugno 1944, pochi giorni dopo la liberazione di Roma, il governo Bonomi stabiliva che alla fine della guerra sarebbe stata eletta a suffragio universale, diretto e segreto, un\u2019assemblea Costituente per scegliere la forma dello Stato e dare al Paese una nuova costituzione (DLLgt 151 1944).\u00a0<\/p>\n<p>Successivamente, il 16 marzo 1946, il governo De Gasperi, dopo aver sancito il suffragio universale e riconosciuto il diritto di voto alle donne, integrava e modificava la normativa precedente, limitando i poteri dell\u2019Assemblea Costituente alla stesura della nuova Carta fondamentale, affidando ad un referendum popolare la decisione sulla forma istituzionale dello Stato ed aggiungendo che, qualora la maggioranza degli elettori votanti si fosse pronunziata a favore della Repubblica, l\u2019Assemblea Costituente, come suo primo atto, avrebbe eletto il Capo Provvisorio dello Stato (DLLgt 981946). Nello stesso giorno il Governo definiva le norme che regolavano le votazioni per il referendum e l\u2019Assemblea Costituente da eleggersi con sistema proporzionale. La legge elettorale del 23 aprile 1946 suddivideva l\u2019Italia in 32 collegi elettorali, nei quali eleggere 573 deputati (in realt\u00e0 ne sarebbero stati eletti 556, poich\u00e9 non vennero effettuate elezioni nell\u2019area di Bolzano e nel collegio Trieste e Venezia Giulia \u2013 Zara, ancora sottoposte alla giurisdizione del Governo Militare Alleato), e affidava alla Corte di Cassazione il controllo e la proclamazione dei risultati.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\n\u00c8 in questo clima che matur\u00f2 la concessione del voto alle donne e il 2 giugno 1946 tutte le donne italiane poterono recarsi alle urne ed essere elette in elezioni politiche. Sui banchi dell\u2019Assemblea Costituente sedettero le ventuno \u201cprime parlamentari\u201d, denominate, allora, \u201cMadri Costituenti\u201d, assai attente a non deludere le speranze delle italiane, comprese le aspettative delle donne che da partigiane, staffette, antifasciste avevano contribuito alla Liberazione. \u00a0<\/p>\n<p>Delle Costituenti, nove provenivano dalla Dc (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio), nove dal Pci (Adele Bej Ciufoli, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Noce Longo, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi), due dal Psiup (Lina Merlin e Bianca Bianchi) ed una dal partito dell\u2019Uomo Qualunque (Ottavia Penna Buscemi). Cinque di loro sarebbero entrate nella \u201cCommissione dei 75\u201d, incaricata di scrivere la Carta costituzionale : Maria Federici, Angela Gotelli, Lina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti. Trent\u2019anni pi\u00f9 tardi, Nilde Jotti sarebbe stata la prima donna a ricoprire, per tre legislature, dal 1979 al 1992, la carica di presidente della Camera dei deputati, una delle cinque pi\u00f9 alte cariche dello Stato mai ricoperte precedentemente da una donna.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cE le italiane \u2013 avrebbe scritto la democristianaTina Anselmi, ricordando il 2 giugno &#8211; fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perch\u00e9 non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne \u00e8 stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>I giorni, estremamente confusi e drammatici, immediatamente successivi alla proclamazione dei risultati del referendum, videro l\u2019assunzione da parte di Alcide De Gasperi dei poteri di Capo provvisorio dello Stato (nella notte fra il 12 ed il 13 giugno), la partenza di Umberto II dall\u2019Italia per l\u2019esilio in Portogallo (il 13 giugno) e la proclamazione definitiva dei risultati da parte della Corte di Cassazione (il 18 giugno).\u00a0<\/p>\n<p>\u201cIl Consiglio dei Ministri \u2013 si legge nel comunicato redatto in chiusura della seduta del 10 giugno &#8211; riafferma che la proclamazione dei risultati del Referendum, fatta il 10 giugno dalla Corte di Cassazione nelle forme e nei termini dell\u2019art. 17 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 aprile 1946, n. 219, ha portato automaticamente alla instaurazione di un regime transitorio durante il quale, fino a quando l\u2019Assemblea Costituente non abbia nominato il Capo provvisorio dello Stato, l\u2019esercizio delle funzioni del Capo dello Stato medesimo spetta \u201cope legis\u201d al Presidente del Consiglio in carica. Tale situazione costituzionale, creata dalla volont\u00e0 sovrana del popolo nelle forme previste dalle leggi luogotenenziali, non pu\u00f2 considerarsi modificata dalla comunicazione odierna di Umberto II al Presidente del Consiglio. Il Governo, sapendo di poter contare sul senso di responsabilit\u00e0 di tutti gli organi dello Stato, rinnova il suo appello ai cittadini perch\u00e9, nel momento attuale, decisivo per le sorti del Paese all\u2019interno come nei rapporti internazionali, lo sorreggano concordemente con la loro vigile disciplina e il loro operante patriottismo, nel compito di assicurare la pacificazione e l\u2019unit\u00e0 nazionale\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Il 25 giugno 1946 iniziarono anche i lavori dell&#8217;Assemblea Costi\u00adtuente, la quale, il 28, elesse Enrico De Nicola \u2013 giurista, esponente della cultura politica liberal-democratica e presidente della Camera dal 1920 al 1923 &#8211; a Capo provvisorio dello Stato e circa quindici giorni dopo vot\u00f2 la fiducia al secondo governo De Gasperi, sostenuto dai tre maggiori partiti (Dc, Pci, Psi).\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>politica<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=84741\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; La Repubblica Italiana festeggia 80 anni. 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