{"id":81287,"date":"2026-05-22T13:30:14","date_gmt":"2026-05-22T13:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=81287"},"modified":"2026-05-22T13:30:14","modified_gmt":"2026-05-22T13:30:14","slug":"donne-e-hiv-piu-colpite-dallo-stigma-e-accesso-marginale-alla-prep","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=81287","title":{"rendered":"Donne e Hiv, pi\u00f9 colpite dallo stigma e accesso marginale alla PrEP"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Schiacciate dallo stigma, penalizzate nelle opportunit\u00e0 di prevenzione. Per le donne l&#8217;Hiv ha un impatto pi\u00f9 pesante, indica un focus al 18esimo Congresso Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research) che si chiude oggi a Catania, un approfondimento dedicato agli ostacoli che ancora oggi deve affrontare la popolazione femminiale che convive con il virus dell&#8217;Aids.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2024 in Italia le nuove diagnosi di Hiv riguardano uomini nel 79% dei casi, mentre le donne rappresentano il 20,8%, riporta una nota dal meeting. L&#8217;et\u00e0 mediana alla diagnosi continua a crescere e si attesta a 41 anni per i maschi e 40 anni per le femmine, confermando un progressivo spostamento dell&#8217;infezione verso fasce d&#8217;et\u00e0 pi\u00f9 adulte rispetto al passato. Secondo i dati dell&#8217;Istituto superiore di sanit\u00e0, questo cambiamento riflette una trasformazione del profilo epidemiologico: l&#8217;Hiv non riguarda pi\u00f9 prevalentemente i giovani, ma coinvolge sempre pi\u00f9 persone di mezza et\u00e0, con la fascia 30-39 anni che resta comunque la pi\u00f9 rappresentata, con un&#8217;incidenza di 10 casi ogni 100.000 residenti. Anche se i numeri mostrano una minor presenza femminile nelle nuove diagnosi, il peso sociale della malattia colpisce in modo sproporzionato proprio le donne. &#8220;Il Congresso Icar riserva un&#8217;attenzione specifica alle popolazioni vulnerabili, analizzando le peculiarit\u00e0 biologiche, cliniche e sociali dell&#8217;infezione nelle donne e promuovendo percorsi di prevenzione e aderenza su misura per gli adolescenti, attraverso linguaggi innovativi e il coinvolgimento diretto del mondo scolastico&#8221;, afferma Giuseppe Nunnari, co-presidente del summit, professore ordinario di Malattie Infettive all&#8217;universit\u00e0 di Catania e presidente Sicilia della Simit (Societ\u00e0 Italiana di malattie infettive e tropicali).\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Nonostante oggi U=U, \u00e8 ancora difficile vivere serenamente con l&#8217;Hiv a causa dello stigma, soprattutto per le donne e specie per coloro che vivono in condizioni socio-economiche svantaggiate &#8211; sottolinea Ilenia Pennini, co-presidente del Congresso Icar e responsabile Salute Arcigay nazionale &#8211; Per loro non mancano conseguenze sulla vita sociale. Non di rado poi la diagnosi arriva in et\u00e0 fertile durante un percorso di ricerca di gravidanza, un momento in cui il test per Hiv viene generalmente proposto. La scoperta di essere persone che vivono con Hiv pu\u00f2 portarle a rinunciare al desiderio di maternit\u00e0. Questo nonostante la trasmissione materno-fetale sia ormai praticamente azzerata laddove la diagnosi \u00e8 nota e gestita&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Sul fronte della prevenzione, resta evidente un forte squilibrio di genere nell&#8217;accesso alla pofilassi pre-esposizione. &#8220;In Italia la diffusione della PrEP presenta una distribuzione &#8216;a macchia di leopardo&#8217;, con regioni in cui il tema \u00e8 molto sentito e altre in cui lo \u00e8 meno &#8211; evidenzia Antonella Castagna, presidente Icar e direttore della Clinica di Malattie infettive dell&#8217;universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano &#8211; La maggior parte delle persone che richiedono la PrEP \u00e8 costituita da uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e rappresentano oltre il 90% delle richieste. Le donne, invece, costituiscono una percentuale molto ridotta, evidenziando la necessit\u00e0 di un approccio multidisciplinare che integri maggiormente la prevenzione dell&#8217;Hiv nei percorsi di salute femminile&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Un ritardo che, secondo gli esperti, \u00e8 anche culturale e sanitario. &#8220;La prevenzione al femminile \u00e8 spesso associata alla sola contraccezione, come se fossero ambiti separati, mentre anticoncezionali e PrEP dovrebbero essere considerati parte dello stesso percorso di tutela della salute &#8211; precisa Pennini &#8211; Se l&#8217;uso della contraccezione \u00e8 stato progressivamente normalizzato, lo stesso non \u00e8 ancora avvenuto per la prevenzione dell&#8217;Hiv. Per arrivare all&#8221;obiettivo zero&#8217; dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 \u00e8 necessario utilizzare tutti gli strumenti disponibili. E in questo senso il ruolo dei ginecologi appare limitato: non sono molti coloro che associano alla contraccezione il consiglio della PrEP&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p> Resta inoltre un nodo cruciale legato alla diagnosi tardiva: &#8220;Il test per Hiv dovrebbe essere effettuato con regolarit\u00e0, indipendentemente dal numero di partner, mentre molte diagnosi tardive derivano dal fatto che alcune persone non hanno mai fatto un test nella vita. Esiste anche una responsabilit\u00e0 da parte di chi, pur osservando sintomi, non propone il test per pregiudizio. Ma il virus non conosce la morale&#8221;, conclude Pennini.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=81287\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Schiacciate dallo stigma, penalizzate nelle opportunit\u00e0 di prevenzione. 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