{"id":80166,"date":"2026-05-19T15:04:00","date_gmt":"2026-05-19T15:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=80166"},"modified":"2026-05-19T15:04:00","modified_gmt":"2026-05-19T15:04:00","slug":"salute-e-benessere-la-sostenibilita-cambia-volto-gli-italiani-chiedono-protezione-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=80166","title":{"rendered":"Salute e benessere, la sostenibilit\u00e0 cambia volto: gli italiani chiedono protezione e futuro"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; La sostenibilit\u00e0 non parla pi\u00f9 soltanto il linguaggio dell\u2019ambiente. Sempre di pi\u00f9, per gli italiani, significa salute, benessere psicofisico, protezione sociale, qualit\u00e0 del lavoro e capacit\u00e0 di guardare al futuro senza sentirsi esposti a crisi fuori controllo.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 il cambio di prospettiva emerso in Adnkronos durante la presentazione del Terzo rapporto sulla sostenibilit\u00e0 sociale, promosso da Eikon Strategic Consulting e dedicato quest\u2019anno al tema \u201cSalute, benessere e sostenibilit\u00e0\u201d. Un volume che arriva alla terza edizione e che registra una trasformazione profonda: il concetto di sostenibilit\u00e0 si sta spostando dal solo perimetro ambientale a quello, pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 vicino alla vita quotidiana, della vulnerabilit\u00e0 sociale.\u00a0<\/p>\n<p>Al centro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 soltanto la tutela del pianeta, ma la domanda di cura. Cura del corpo, della salute mentale, delle relazioni, del lavoro, dei territori, delle comunit\u00e0. La sostenibilit\u00e0 diventa cos\u00ec una chiave per leggere l\u2019ansia verso il futuro e il bisogno di un welfare capace di intercettare fragilit\u00e0 nuove.\u00a0<\/p>\n<p>\nSommario<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Il punto di partenza del rapporto \u00e8 l\u2019evoluzione stessa della parola sostenibilit\u00e0. Un concetto che, di anno in anno, si allarga e cambia contenuto. Se la prima associazione resta spesso quella ambientale, l\u2019indagine mostra come nella percezione degli italiani cresca la dimensione sociale: salute, benessere, sicurezza, qualit\u00e0 della vita.\u00a0<\/p>\n<p>A richiamare questo passaggio \u00e8 stato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell\u2019ASviS, che ha collocato il rapporto dentro il quadro pi\u00f9 ampio delle trasformazioni in corso. La sostenibilit\u00e0, ha ricordato, si fonda su quattro dimensioni: economica, sociale, ambientale e istituzionale. E proprio quella sociale \u00e8 la pi\u00f9 difficile da misurare, perch\u00e9 riguarda tensioni, aspettative, paure e domande che non sempre trovano una forma immediata.\u00a0<\/p>\n<p>Dal rapporto, secondo Giovannini, emerge innanzitutto che la societ\u00e0 italiana non \u00e8 ferma. \u00c8 \u201cviva\u201d, attraversata da nuove sensibilit\u00e0 e da una particolare attenzione dei giovani. Ma \u00e8 anche una societ\u00e0 in cui cresce l\u2019incertezza. Il senso di essere in balia di grandi eventi internazionali, di decisioni prese altrove, di trasformazioni tecnologiche e climatiche difficili da controllare alimenta una domanda di protezione.\u00a0<\/p>\n<p>Dentro questa domanda, la salute assume un peso centrale. Non solo salute fisica, ma anche salute mentale. Il benessere psicologico diventa una parte essenziale della sostenibilit\u00e0 sociale, perch\u00e9 ansia, insicurezza e sfiducia incidono sulla capacit\u00e0 delle persone di progettare la propria vita.\u00a0<\/p>\n<p>Giovannini ha richiamato anche il legame tra clima e salute. Siccit\u00e0, raccolti, disponibilit\u00e0 alimentare, sistemi sanitari sotto pressione e impatto psicologico delle crisi ambientali sono ormai elementi di uno stesso quadro. La sostenibilit\u00e0 ambientale, quindi, non scompare: entra nella sostenibilit\u00e0 sociale, perch\u00e9 i suoi effetti ricadono direttamente sulle condizioni di vita delle persone.\u00a0<\/p>\n<p>Uno dei nodi pi\u00f9 forti emersi dal confronto \u00e8 la percezione del futuro. Il rapporto descrive un Paese in cui l\u2019incertezza non \u00e8 un rumore di fondo, ma un elemento strutturale. La paura del domani orienta le priorit\u00e0, modifica le aspettative e accresce la domanda di welfare. Per Giovannini, il rischio \u00e8 che questa insicurezza alimenti la ricerca di scorciatoie: l\u2019idea che serva un decisore forte, un comando centrale, una risposta semplificata a problemi complessi. Ma la risposta, ha sottolineato, dovrebbe andare nella direzione opposta: pi\u00f9 coerenza delle politiche, pi\u00f9 visione, pi\u00f9 capacit\u00e0 di tenere insieme economia, ambiente, salute e istituzioni.\u00a0<\/p>\n<p>La revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, la futura programmazione di bilancio e l\u2019utilizzo dei fondi europei 2028-2034 vengono indicati come passaggi decisivi. Non semplici appuntamenti tecnici, ma occasioni per decidere quale idea di futuro proporre al Paese.\u00a0<\/p>\n<p>Il tema dei giovani \u00e8 centrale. Non basta considerarli destinatari delle politiche, ha ricordato Giovannini: bisogna portarli nei processi decisionali. Anche perch\u00e9 sono proprio loro a intercettare con maggiore intensit\u00e0 la trasformazione della sostenibilit\u00e0 in domanda di salute, sicurezza e senso.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>A entrare nel cuore del rapporto \u00e8 stato Enrico Pozzi, Ceo Eikon, che ha spiegato come la nuova edizione non nasca da una prosecuzione meccanica dei lavori precedenti, ma da un dato che aveva colpito i ricercatori: la forte preoccupazione dei giovani per la salute e per il corpo.\u00a0<\/p>\n<p>Un dato non scontato. La giovinezza \u00e8 spesso associata alla vitalit\u00e0, alla progettualit\u00e0, alla possibilit\u00e0. Eppure, proprio tra i pi\u00f9 giovani, era emersa una domanda di sicurezza legata al corpo, al benessere psicofisico, alla paura di non reggere l\u2019incertezza. Da qui la scelta di concentrare il rapporto sull\u2019obiettivo 3 dell\u2019Agenda 2030, dedicato a salute e benessere. Il risultato, ha spiegato Pozzi, \u00e8 l\u2019emersione di una \u201csensazione impressionante di vulnerabilit\u00e0\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>La sostenibilit\u00e0, percepita come rischio e possibilit\u00e0 ambientale e sociale, si traduce nelle risposte degli intervistati in fragilit\u00e0 individuale. Il passaggio \u00e8 dal collettivo all\u2019individuale, dal macro al micro, dal \u201cnoi\u201d all\u2019\u201cio\u201d e alle reti pi\u00f9 vicine alla persona. Il corpo diventa cos\u00ec un luogo politico e sociale. Non perch\u00e9 sostituisca i grandi temi collettivi, ma perch\u00e9 li assorbe. Le crisi ambientali, economiche, sanitarie e tecnologiche vengono vissute nella forma della vulnerabilit\u00e0 personale: stress, ansia, paura, insicurezza, bisogno di protezione.\u00a0<\/p>\n<p>Pozzi ha richiamato anche il tema del futuro come \u201cspazio del progetto\u201d. Quando il futuro si restringe, si riduce la capacit\u00e0 di desiderare, scegliere, agire. Il rapporto indica che per il 70% degli intervistati l\u2019esperienza del futuro \u00e8 prevalentemente negativa o molto negativa. Un dato che sposta la sostenibilit\u00e0 dal terreno delle politiche di lungo periodo a quello, molto concreto, della vita psichica e sociale delle persone. Da qui nasce la domanda di un welfare allargato. Non pi\u00f9 affidato soltanto allo Stato o alle istituzioni tradizionali, ma capace di coinvolgere una pluralit\u00e0 di attori: terzo settore, imprese, organizzazioni, comunit\u00e0, reti territoriali.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il rapporto mostra che la domanda di salute e benessere si sta spostando anche verso il sistema produttivo. A evidenziarlo \u00e8 stata Paola Aragno, vice presidente Eikon, che ha spiegato come le aziende siano sempre pi\u00f9 chiamate in causa non solo come luoghi di lavoro, ma come soggetti che incidono sulla qualit\u00e0 della vita delle persone.\u00a0<\/p>\n<p>Il cambiamento nasce da fattori strutturali. L\u2019aspettativa di vita aumenta, una quota rilevante della popolazione convive con patologie croniche, cresce il peso della cosiddetta generazione sandwich, stretta tra cura dei figli e assistenza ai genitori, e aumentano stress e ansia nei percorsi lavorativi.\u00a0<\/p>\n<p>In questo scenario, il welfare aziendale non viene pi\u00f9 percepito come semplice integrazione accessoria. Diventa parte della domanda complessiva di protezione. Oltre il 60% degli intervistati chiede alle aziende di inserire nelle politiche di welfare forme di assistenza psicologica. Il 22% dichiara un peggioramento del proprio benessere al lavoro negli ultimi due anni.\u00a0<\/p>\n<p>Ma il rapporto mette in luce anche una distanza evidente tra aspettative e realt\u00e0. Il 60% degli intervistati chiede alle aziende di intervenire, ma solo il 16% percepisce un impegno concreto. E circa il 60% giudica le imprese ancora poco o per niente impegnate su un\u2019idea ampia di welfare. Il punto, quindi, non \u00e8 aggiungere benefit, ma ripensare modelli organizzativi. Il benessere non pu\u00f2 essere raccontato soltanto, deve essere misurato. Non pu\u00f2 essere cosmetico, deve incidere su processi, relazioni, tempi, carichi, ascolto, qualit\u00e0 del lavoro.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il rapporto non affida alle imprese un ruolo salvifico, n\u00e9 scarica su di loro responsabilit\u00e0 che restano pubbliche. Piuttosto, registra un cambiamento: le persone chiedono risposte anche nei luoghi in cui trascorrono una parte rilevante della propria vita. Da questo punto di vista, il welfare aziendale diventa credibile solo se evita due rischi: la comunicazione di facciata e la frammentazione degli interventi. La salute e il benessere non possono essere trattati come un catalogo di servizi slegati dall\u2019organizzazione reale del lavoro.\u00a0<\/p>\n<p>La ricerca indica tre condizioni. La prima \u00e8 la misurazione: capire se le iniziative producono effetti percepiti e verificabili. La seconda \u00e8 la coerenza: non si pu\u00f2 parlare di benessere se mancano condizioni di base come retribuzione adeguata, qualit\u00e0 delle relazioni, ascolto e sostenibilit\u00e0 dei carichi. La terza \u00e8 la rete: nessuna organizzazione pu\u00f2 produrre welfare da sola, ma pu\u00f2 contribuire a un sistema pi\u00f9 ampio.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 in questo quadro che si inseriscono le esperienze raccontate nel volume. Casi diversi, non sovrapponibili, che servono soprattutto a mostrare come la sostenibilit\u00e0 sociale possa assumere forme concrete: assicurazione e protezione, relazione di cura, caregiver giovani, prevenzione oncologica, processi produttivi sostenibili.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le cinque esperienze presentate nel rapporto non esauriscono il tema, ma aiutano a leggere una tendenza: la sostenibilit\u00e0 sociale prende forma quando salute e benessere diventano criteri organizzativi, non solo dichiarazioni di principio.\u00a0<\/p>\n<p>Nel caso di AXA Italia, Giorgia Freddi, responsabile External Communication, Sustainability and Public Affairs, ha messo al centro il ruolo delle assicurazioni nella protezione e nella mutualizzazione dei rischi. Il passaggio interessante non \u00e8 tanto la singola iniziativa, quanto l\u2019idea che salute e benessere facciano parte di una infrastruttura sociale. Ricerca, sensibilizzazione e volontariato vengono indicati come leve per passare da una funzione di semplice copertura del rischio a un accompagnamento pi\u00f9 ampio lungo il percorso di vita. Il nodo, anche qui, \u00e8 la coerenza: senza alleanze e senza integrazione con altri attori, la sostenibilit\u00e0 resta comunicazione.\u00a0<\/p>\n<p>Con Cura per la Persona, il focus si sposta sulla relazione sanitaria. Stefania Polvani, cofondatrice dell\u2019associazione, ha presentato la certificazione Perla, nata per misurare la qualit\u00e0 della relazione di cura nelle strutture sanitarie. Il tema \u00e8 rilevante perch\u00e9 porta dentro la sostenibilit\u00e0 un aspetto spesso considerato immateriale: il modo in cui il paziente viene accolto, ascoltato, accompagnato. La competenza tecnica resta fondamentale, ma non basta. La qualit\u00e0 della comunicazione, la personalizzazione e la centralit\u00e0 della persona diventano criteri valutabili. Nel secondo anno sono stati certificati 34 centri in Italia. Il punto politico e culturale \u00e8 che la cura non si misura solo in prestazioni, ma anche nella relazione.\u00a0<\/p>\n<p>La Fondazione MSD ha portato invece il tema dei giovani caregiver. Marina Panfilo, direttrice della Fondazione, ha raccontato la condizione di ragazzi e ragazze tra i 18 e i 30 anni che assistono familiari con malattie o disabilit\u00e0: una forma di welfare invisibile, spesso data per scontata dentro le famiglie. Alcuni giovani arrivano a dedicare fino a 35 ore settimanali alla cura. Il dato pi\u00f9 significativo \u00e8 che otto giovani caregiver su dieci chiedono un riconoscimento sociale e istituzionale del proprio ruolo. Non solo un sostegno economico, ma dignit\u00e0. Il progetto costruito anche attraverso le Health Humanities e la collaborazione con RUFA \u2013 Rome University of Fine Arts mostra come la sostenibilit\u00e0 sociale passi anche dalla capacit\u00e0 di rendere visibile ci\u00f2 che normalmente resta ai margini.\u00a0<\/p>\n<p>Con Komen Italia, il rapporto affronta il tema della prevenzione come trasformazione culturale. Giustiniana Vecchiotti, direttore Programmi istituzionali e Mission di Komen Italia, ha ricostruito la storia della Race for the Cure e della mobilitazione sui tumori del seno. Ventisei anni fa, in un Paese in cui la parola tumore era ancora un tab\u00f9, portare la prevenzione nello spazio pubblico significava cambiare linguaggio e immaginario. La Carovana della prevenzione, con oltre 300mila donne visitate gratuitamente in dieci anni, aggiunge un elemento sociale: la prevenzione non \u00e8 uguale per tutti se non raggiunge territori fragili, carceri, isole minori, donne con minori possibilit\u00e0 di accesso. Il messaggio \u00e8 che prevenire non pu\u00f2 essere un privilegio.\u00a0<\/p>\n<p>Infine, Logista Italia porta il discorso dentro i processi produttivi. Valerio Tepedino, National Hubs Director di Logista Italia, ha raccontato il caso della logistica inversa applicata agli imballaggi. La scatola di cartone non viene pi\u00f9 trattata come rifiuto, ma come risorsa che ritorna, viene controllata, riutilizzata e poi riciclata. Oltre 60mila punti vendita partecipano al modello e pi\u00f9 dell\u201980% delle scatole viene recuperato e riutilizzato. Il dato ambientale \u00e8 evidente, ma il punto sociale riguarda la partecipazione: lavoratori e partner non sono destinatari passivi di una procedura, ma parte di un sistema che rende visibile il contributo di ciascuno.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Lo sguardo si sposta ora verso il quarto rapporto sulla sostenibilit\u00e0 sociale. Cristina Cenci, partner dell\u2019Istituto di Ricerche Eikon, ha anticipato il lavoro sul Caring Index, una metodologia progettata da Eikon per misurare quanto le persone percepiscano un impegno effettivo della propria organizzazione su salute e benessere.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019idea nasce da una mancanza. Esistono molte rendicontazioni di sostenibilit\u00e0, molte mappature delle iniziative aziendali e molte indagini di clima, ma manca un indice capace di fotografare in modo sistematico la percezione dell\u2019impegno organizzativo sulla cura delle persone. Il Caring Index punta anche a contrastare il social washing. Non basta dichiarare attenzione al benessere o offrire singoli servizi se non vengono rispettate condizioni di base. Tra queste, la percezione di una retribuzione adeguata, la qualit\u00e0 delle relazioni interne, la possibilit\u00e0 di esprimere bisogni ed esigenze, il rapporto con i responsabili diretti. La logica \u00e8 semplice: un\u2019organizzazione non pu\u00f2 dirsi attenta al benessere se non affronta ci\u00f2 che produce malessere. Per questo l\u2019indice vuole distinguere tra welfare sostanziale e welfare cosmetico, tra iniziative utili e operazioni di immagine.\u00a0<\/p>\n<p>Le organizzazioni che si distingueranno potranno ottenere il bollino \u201cWe Care For Us\u201d, valido due anni. Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante \u00e8 la prospettiva culturale: il benessere come processo circolare, in cui prendersi cura delle persone significa contribuire anche alla qualit\u00e0 della collettivit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>A chiudere l\u2019incontro \u00e8 stato il richiamo al ruolo dell\u2019informazione. Se alla sostenibilit\u00e0 devono corrispondere azioni concrete, alle azioni concrete devono corrispondere parole corrette. Raccontare la sostenibilit\u00e0 significa evitare formule vuote, semplificazioni, retorica e operazioni di facciata.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 un punto particolarmente delicato in una fase in cui una parte del dibattito pubblico tende a rappresentare la sostenibilit\u00e0 come un ostacolo, un costo, un vincolo da aggirare. Il rapporto, invece, mostra che la sostenibilit\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 percepita come condizione per tenere insieme salute, lavoro, ambiente, welfare e futuro.\u00a0<\/p>\n<p>Il messaggio che arriva dal Terzo rapporto sulla sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 che gli italiani non chiedono soltanto pi\u00f9 ambiente, pi\u00f9 sanit\u00e0 o pi\u00f9 welfare. Chiedono protezione, fiducia, riconoscimento, prevenzione, qualit\u00e0 delle relazioni e possibilit\u00e0 di futuro.\u00a0<\/p>\n<p>La sostenibilit\u00e0 sociale nasce esattamente qui: quando la vulnerabilit\u00e0 individuale diventa domanda collettiva. E quando istituzioni, imprese, terzo settore, media e cittadini sono chiamati a trasformare quella domanda in scelte concrete, misurabili e credibili.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>salute<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=80166\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; La sostenibilit\u00e0 non parla pi\u00f9 soltanto il linguaggio dell\u2019ambiente. 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