{"id":76079,"date":"2026-05-07T14:41:00","date_gmt":"2026-05-07T14:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=76079"},"modified":"2026-05-07T14:41:00","modified_gmt":"2026-05-07T14:41:00","slug":"il-medio-oriente-e-finito-la-visione-di-soliman-sul-nuovo-asse-tra-roma-golfo-e-india","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=76079","title":{"rendered":"&#8220;Il Medio Oriente \u00e8 finito&#8221;: la visione di Soliman sul nuovo asse tra Roma, Golfo e India"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Al Centro Studi americani si \u00e8 svolta la presentazione di West Asia: A New American Grand Strategy in the Middle East, il libro con cui Mohammed Soliman prova a ridefinire una delle categorie pi\u00f9 consolidate (e, secondo lui, pi\u00f9 obsolete) della geopolitica contemporanea.\u00a0<\/p>\n<p>Non \u00e8 stato un evento ordinario. Intorno allo stesso tavolo si sono ritrovati Giampiero Massolo e Alessia Melcangi in una prima parte, e poi Karim Mezran, Gabriele Natalizia, Nicola Pedde e Mario De Pizzo, moderati da Flavia Giacobbe, insieme ad accademici, diplomatici e analisti tra i pi\u00f9 attenti osservatori del Mediterraneo allargato. Un parterre chiamato a misurarsi con una provocazione intellettuale capace di mettere in discussione l\u2019architettura stessa con cui l\u2019Europa legge il proprio vicinato strategico .\u00a0<\/p>\n<p>Soliman, senior fellow al Middle East Institute e dirigente di McLarty Associates, appartiene a quella categoria sempre pi\u00f9 rara di policy intellectual capaci non solo di interpretare il mondo, ma di provare a ridefinire le categorie con cui lo si interpreta. Il suo lavoro incrocia realismo classico, economia politica e trasformazioni tecnologiche, muovendosi lungo una traiettoria che, non a caso, viene descritta come \u201ckissingeriana\u201d nella sua impostazione.\u00a0<\/p>\n<p>A margine dell\u2019incontro, l&#8217;Adnkronos lo ha intervistato.\u00a0<\/p>\n<p>\nLei cita Italia, Francia e Grecia come tre paesi particolarmente ben posizionati per confrontarsi con la West Asia, l\u2019Asia occidentale. Quali sono le caratteristiche italiane che rendono pi\u00f9 facile per l&#8217;Italia ingaggiarsi con la regione? E su quali settori dovrebbe concentrarsi di pi\u00f9?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 una grande potenza marittima. \u00c8 un paese con un orizzonte molto lungo sulla geopolitica, non \u00e8 un caso se avete sviluppato questo concetto di Mediterraneo allargato. Il vero confine dell&#8217;engagement italiano \u00e8 l&#8217;Oceano Indiano. \u00c8 per questo che l&#8217;Italia \u00e8 al centro della tesi della West Asia che sostengo nel libro.\u00a0<\/p>\n<p>I settori prioritari? Primo, la difesa e la sicurezza, perch\u00e9 ci\u00f2 che accade nel Golfo non resta nel Golfo avr\u00e0 un impatto sull&#8217;Italia sulla migrazione, sulla sicurezza nazionale, sul terrorismo. Ha fatto bene Giorgia Meloni a visitare il Golfo dopo i primi giorni di attacchi in Iran, ed \u00e8 stata una dei pochi leader a farlo. Bene anche per la fornitura di munizioni e per gli asset navali italiani dispiegati nell&#8217;area. Secondo, la sicurezza energetica, che resta estremamente importante. Terzo, le nuove tecnologie: collaborare con emiratini, sauditi, qatarini sull&#8217;infrastruttura AI \u00e8 centrale per la trasformazione industriale e tecnologica dell&#8217;Italia. E questi accordi non devono essere transazionali o frammentati: devono essere istituzionalizzati.\u00a0<\/p>\n<p>\nTornando su Arabia Saudita, Emirati e Qatar. L&#8217;Italia ha buoni rapporti con tutti e tre. E per\u00f2 al momento i rapporti tra Riad e Abu Dhabi, ad esempio, sono in una fase critica. Possibile che alla luce delle loro tensioni, anche Roma sia chiamata a scegliere da che parte stare? O la logica mini-laterale prevede che si possa essere partner di tutti, anche se non sono tra loro partner stretti?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Credo nella seconda delle due ipotesi. Siamo in un&#8217;era in cui tutti i paesi hanno capito che l&#8217;idea di un&#8217;alleanza al 100% e di un&#8217;inimicizia al 100% non esiste pi\u00f9. Oggi ci sono sempre sovrapposizioni. Non siamo pi\u00f9 nella Pax Americana post-1991, in cui l&#8217;America aveva vinto la Guerra Fredda e tutti cercavano di allinearsi. Se sei l&#8217;Arabia Saudita, hai una relazione solida con il Pakistan e un&#8217;importante relazione economica con l&#8217;India. Se sei gli Emirati, hai relazioni forti con l&#8217;India e anche relazioni con il Pakistan. Le differenze nel Golfo esistono, ma non credo che saranno il fattore principale che determiner\u00e0 come questi paesi si relazionano con i paesi europei. Ci sar\u00e0 qualche effetto di ricaduta, s\u00ec, ma non sar\u00e0 il driver principale. Arabia Saudita ed Emirati si relazioneranno con i paesi europei sulla base di ci\u00f2 che conta per la loro sicurezza nazionale e il loro sviluppo economico.\u00a0<\/p>\n<p>Il punto di partenza del libro \u00e8 una provocazione intellettuale: il termine &#8220;Medio Oriente&#8221; \u00e8 un fossile terminologico della cartografia imperiale britannica, un&#8217;etichetta plasmata dalla geopolitica del petrolio che ha esaurito la sua utilit\u00e0 analitica.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Il termine Middle East non pu\u00f2 spiegarci perch\u00e9 l&#8217;India \u00e8 sempre pi\u00f9 presente nel Mediterraneo, con Cipro, con la Grecia, con Israele,&#8221; ha detto Soliman durante il dibattito al Centro Studi Americani. &#8220;Non pu\u00f2 spiegarci perch\u00e9 la Turchia \u00e8 un attore centrale nella politica del Sud Asia, con Pakistan, Maldive, Bangladesh. Non pu\u00f2 spiegarci il ruolo che gli stati del Golfo giocano come snodo del sistema economico globale: fornitore di capitali, energia, logistica, aviazione. Per volare da Londra a Tokyo, devi transitare da uno degli hub del Golfo&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Quello che Soliman propone \u00e8 di ripensare la regione come un sistema integrato che va dal Mediterraneo orientale all&#8217;Oceano Indiano, in cui i confini che separavano la politica dell&#8217;Asia meridionale da quella del Golfo Arabico e del Mediterraneo non esistono pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p>Il ragionamento geopolitico di Soliman ha un&#8217;implicazione diretta per l&#8217;Europa, che trova nella tesi di West Asia una ragione strategica di sopravvivenza: &#8220;Dopo l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina del 2022, l&#8217;Europa \u00e8 un&#8217;isola&#8221;. Il progetto di integrazione eurasiatica post-1991 (che univa lo spazio post-sovietico all&#8217;Europa) \u00e8 definitivamente chiuso, almeno per i prossimi vent&#8217;anni. E in questo scenario, la West Asia \u00e8 il &#8220;respiro strategico&#8221; di cui il continente ha bisogno.\u00a0<\/p>\n<p>Tre nazioni europee sono, per Soliman, gi\u00e0 nel sistema West-asiatico: Italia, Francia e Grecia. Non per scelta, ma per posizione, strategia e interessi strutturali. Roma \u00e8 descritta come il &#8220;Roman Naval Backstop&#8221; della coalizione geopolitica west-asiatica: con la contrazione attesa della presenza della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo, la marina italiana (FREMM, portaerei Cavour, F-35B) \u00e8 chiamata a colmare un vuoto reale di deterrenza.\u00a0<\/p>\n<p>Il secondo panel ha approfondito le conseguenze della guerra tra Israele e Iran, un conflitto che Soliman aveva in larga misura anticipato nel libro, pubblicato prima della piena escalation. &#8220;Non c&#8217;era nessun discorso strategico a Washington quando si \u00e8 deciso di andare in guerra&#8221;, ha detto senza mezzi termini. &#8220;Sono americano, voglio che l&#8217;America vinca. Ma sono assolutamente contrario a questa decisione. \u00c8 una guerra di scelta, e il mio libro era tutto basato sul \u2018containment\u2019, sull\u2019arginare il potere iraniano invece di fargli la guerra&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>La sua previsione per il dopo-guerra \u00e8 quella di un&#8217;architettura ibrida, la &#8220;Pax Americana minus&#8221;: l&#8217;ombrello di sicurezza americano resta formalmente intatto ma \u00e8 incrinato, e al suo interno emergono sub-strutture di sicurezza regionali. Soliman ne identifica due principali in competizione tra loro:\u00a0<\/p>\n<p>\n\u2022 La coalizione Indo-Abramitica: Israele, India ed Emirati Arabi Uniti, che convergono su obiettivi di sicurezza condivisi\u00a0<\/p>\n<p>\u2022 Il Quadrilatero Indo-Islamico: Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto, che costruiscono la propria visione alternativa dell&#8217;ordine regionale\u00a0<\/p>\n<p>Entrambe le coalizioni operano all&#8217;interno di un quadro di sicurezza americano, competendo per il sostegno di Washington. Senza contraddirsi tra loro, ma senza integrarsi pienamente.\u00a0<\/p>\n<p>Sul dossier iraniano, Soliman \u00e8 netto: &#8220;Questo \u00e8 un paese di 90 milioni di persone, con una geografia difficile. Non sar\u00e0 l&#8217;Iraq di Saddam Hussein degli anni Novanta&#8221;. Il risultato della guerra, a suo avviso, non \u00e8 una vittoria per la potenza americana: si uscir\u00e0 con un regime ideologicamente pi\u00f9 intransigente a Teheran, guidato da una generazione pi\u00f9 giovane (i quarantenni e cinquantenni che hanno combattuto nella guerra civile siriana) e con una Repubblica Islamica che ha trasformato la crisi in un&#8217;opportunit\u00e0 geopolitica, armi allo stretto di Hormuz incluse.\u00a0<\/p>\n<p>Sulla Turchia, il messaggio \u00e8 opposto: equipararla all&#8217;Iran \u00e8 un errore pericoloso, soprattutto per l&#8217;Europa. &#8220;La Turchia \u00e8 una nazione che sa fare la geopolitica dura. Ha ottenuto successi contro la Russia, in Armenia-Azerbaijan, in Siria. \u00c8 attiva nel Corno d&#8217;Africa e nel Sud Asia. Ma non \u00e8 saggio, specialmente per l&#8217;Europa, pensare alla Turchia come a una nuova Iran. \u00c8 una narrativa molto pericolosa, con enormi implicazioni per la sicurezza europea nel post-Ucraina.&#8221;\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo ultimo del libro \u00e8 costruire un argomento per una grand strategy americana. Soliman sostiene l\u2019approccio a &#8220;costellazione&#8221;: consolidare le risorse americane nell&#8217;emisfero occidentale (dove la presenza cinese \u00e8 cresciuta nel vuoto lasciato da Washington), gestire il dossier europeo attraverso un&#8217;Europa pi\u00f9 autonoma e militarizzata, e costruire in West Asia un&#8217;architettura di sicurezza che permetta agli Stati Uniti di fare di pi\u00f9 con meno. Liberando risorse per il vero pivot verso l&#8217;Indo-Pacifico e la questione di Taiwan.\u00a0<\/p>\n<p>Il multilateralismo classico, per Soliman, \u00e8 in crisi: &#8220;Le grandi organizzazioni non riescono pi\u00f9 a dare alle nazioni ci\u00f2 che cercano. La nuova norma saranno i formati mini-laterali agili, mirati su obiettivi specifici&#8221;. La stessa logica si applica all&#8217;Ucraina, attorno alla quale si \u00e8 costruito un framework che include Europa, Turchia, Polonia, Regno Unito e Usa \u2014 non la struttura Nato tradizionale, ma qualcosa di pi\u00f9 flessibile e funzionale.\u00a0<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima nota che Soliman ha tenuto a sottolineare riguarda direttamente l&#8217;Italia: Pechino ha investito nei porti di Savona, Trieste, Genova e Napoli, stabilendo una presenza strutturale sulle coste adriatiche e liguri. In un momento di competizione strategica, questa presenza potrebbe essere usata in modi difficili da anticipare e ancora pi\u00f9 difficili da invertire.\u00a0<\/p>\n<p>La finestra per inserirsi nell&#8217;ordine west-asiatico emergente \u00e8 aperta, ma non \u00e8 illimitata. Come ha concluso Soliman rivolgendosi al pubblico del Centro Studi Americani: &#8220;L&#8217;Italia \u00e8 uno dei principali attori nel sistema West-asiatico. I vostri interessi strategici in questa regione saranno determinati da come sceglierete di strutturare la vostra postura\u201d. (di Giorgio Rutelli)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=76079\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Al Centro Studi americani si \u00e8 svolta la presentazione di West Asia: A&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":76080,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-76079","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76079","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=76079"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76079\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":76156,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76079\/revisions\/76156"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/76080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=76079"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=76079"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=76079"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}