{"id":69727,"date":"2026-04-15T07:02:52","date_gmt":"2026-04-15T07:02:52","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=69727"},"modified":"2026-04-15T07:02:52","modified_gmt":"2026-04-15T07:02:52","slug":"verso-laddio-al-termine-pre-diabete-in-arrivo-riclassificazione-del-tipo-2-ecco-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=69727","title":{"rendered":"Verso l&#8217;addio al termine pre-diabete, in arrivo riclassificazione del tipo 2: ecco perch\u00e9"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211;<br \/>\nAddio al termine &#8216;pre-diabete&#8217;? La Societ\u00e0 italiana di diabetologia (Sid) segue con grande attenzione il dibattito scientifico internazionale, di recente rilanciato anche sulle pagine di &#8216;The Lancet Diabetes &amp; Endocrinology&#8217;, che propone di superare la definizione per passare a una classificazione in stadi del diabete di tipo 2 (T2D). \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Introdotto per identificare una condizione intermedia, una sorta di &#8216;limbo&#8217; tra la normalit\u00e0 glicemica e il diabete, il termine pre-diabete, coniato nel 2011 dall&#8217;American diabetes association (Ada), nasceva con l&#8217;obiettivo di stimolare interventi correttivi sullo stile di vita. Tuttavia, le evidenze accumulate negli ultimi anni descrivono una realt\u00e0 pi\u00f9 complessa: la condizione di pre-diabete \u00e8 gi\u00e0 associata a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale cronica, demenza precoce e di alcuni tipi di tumore (in particolare colon-retto, mammella e pancreas). Definire questa fase come &#8216;pre&#8217; rischia dunque di banalizzarne l&#8217;importanza e di ritardare interventi potenzialmente decisivi (correzione degli stili di vita e farmacologici) per la riduzione del rischio. \u00a0<\/p>\n<p>Esperienze analoghe fatte con altre malattie, analizza la Sid, dimostrano il valore di questo approccio. Nel caso dell&#8217;ipertensione arteriosa, ad esempio, l&#8217;abbandono del termine &#8216;pre-ipertensione&#8217; ha permesso di migliorare la percezione del rischio e la tempestivit\u00e0 delle cure. La classificazione in stadi pu\u00f2 ridurre l&#8217;inerzia clinica, migliorare gli esiti e accelerare l&#8217;innovazione.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p> La nuova proposta di classificazione a stadi per il diabete di tipo 2, avanzata dai leader della diabetologia mondiale, descrive con maggior fedelt\u00e0 la malattia come un processo continuo, legato al progressivo declino della funzione delle cellule beta pancreatiche (produttrici di insulina) e all&#8217;aumento della resistenza insulinica. In questo contesto, vengono identificati 3 nuovi stadi. \u00a0<\/p>\n<p>\nStadio 1: include soggetti con rischio aumentato di sviluppare &#8216;disglicemia&#8217; sulla base di score di rischio specifici per il proprio Paese, ma con glicemia ancora nei limiti normali, sebbene con un lieve declino della funzione beta-cellulare e di conseguenza un progressivo incremento della glicemia (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno minore di 101 mg\/dl, glicemia alla 1\u00b0 ora nella curva da carico glucidico minore 155 mg\/dl e alla 2\u00b0 ora 140 mg\/dl, emoglobina glicata minore di 5,7%, Titr &#8211; Time in tight range maggiore di 90-95%). Stadio 2: include soggetti con alterazioni glicemiche, oggi definite &#8216;disglicemia&#8217; o &#8216;pre-diabete&#8217; (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno 101-124 mg\/dl; glicemia a 1 ora dal carico glucidico maggiore o uguale a 155 mg\/dl e a 2 ore 140-198 mg\/dl, emoglobina glicata 5,7-6,4%, Titr maggiore di 80-90%), con ulteriore sotto-stadiazione tra progressione lenta (stadio 2a) e rapida (stadio 2b). Stadio 3: include soggetti con diabete conclamato (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno maggiore uguale 126 mg\/dl, glicemia a 1 ora nella curva da carico 208.8 mg\/dl e a 2 ore maggiore 200 mg\/dl, emoglobina glicata maggiore o uguale a 6,5%, Titr minore di 80%).\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Un elemento innovativo fondamentale &#8211; commenta la presidente Sid, Raffaella Buzzetti &#8211; \u00e8 la distinzione tra soggetti a progressione rapida (pi\u00f9 giovani, con obesit\u00e0, elevata insulino-resistenza o specifici marker metabolici) e soggetti a progressione lenta, spesso pi\u00f9 anziani. Questo consente di personalizzare l&#8217;intensit\u00e0 degli interventi, evitando sia l&#8217;eccesso di trattamento, in particolare negli anziani, sia il sotto-trattamento, in particolare nei giovani, fondamentale per minimizzazione le complicanze del diabete. Il rischio di sviluppare diabete non \u00e8 un interruttore &#8216;on-off&#8217;, ma \u00e8 un processo continuo e graduale, e rafforza la necessit\u00e0 di avvalersi di strumenti diagnostici pi\u00f9 sofisticati e di nuove strategie di trattamento&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Riconoscere gli stadi iniziali come parte della malattia &#8211; sottolinea Buzzetti &#8211; significa poter intervenire precocemente, innanzitutto con modifiche importanti nello stile di vita, quali incremento del movimento e dieta adeguata. Ad oggi non vi sono indicazioni regolatorie specifiche circa l&#8217;utilizzo di terapie farmacologiche, sebbene molte (tra cui metformina, pioglitazone e agonisti del recettore Glp-1) abbiano dimostrato un&#8217;efficacia nel rallentare la progressione dal &#8216;pre-diabete&#8217; al diabete e di ridurre il rischio cardiovascolare, anche in questi stadi iniziali di malattia. L&#8217;adozione di questo nuovo modello potrebbe tradursi in: diagnosi pi\u00f9 precoci e mirate, interventi personalizzati in base al rischio reale, maggior accesso alle terapie nelle fasi iniziali, riduzione delle complicanze gravi (infarto, ictus, insufficienza renale), migliore sostenibilit\u00e0 del sistema sanitario, grazie alla prevenzione. Parlare di &#8216;stadi del diabete&#8217;, anzich\u00e9 di &#8216;pre-diabete&#8217;, potrebbe aumentare la percezione della necessit\u00e0 di adottare interventi tempestivi, ma richiede strumenti educativi adeguati. L&#8217;eventuale adozione di questa nuova classificazione dovr\u00e0 essere accompagnata da una comunicazione chiara ed efficace, per evitare confusione tra cittadini e operatori sanitari&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La proposta di superare il termine &#8216;pre-diabete&#8217; &#8211; rimarca la presidente Sid &#8211; rappresenta un&#8217;opportunit\u00e0 concreta per anticipare la diagnosi e intervenire quando la malattia \u00e8 ancora modificabile. E&#8217; un cambiamento culturale, prima ancora che clinico, e consiste nel riconoscere che il diabete tipo 2 inizia molto prima della diagnosi tradizionale&#8221;. Un documento di consenso internazionale riguardante la nuova classificazione \u00e8 atteso nei prossimi mesi. &#8220;La Sid contribuir\u00e0 attivamente al dibattito, con l&#8217;obiettivo di valutare l&#8217;applicabilit\u00e0 del nuovo modello nel contesto italiano e il suo potenziale impatto sulla popolazione. Non si tratta solo di cambiare nome, ma di cambiare prospettiva: passare dal trattare una malattia conclamata, al prevenirne la comparsa. Intervenire prima significa preservare salute e qualit\u00e0 di vita e risparmiare risorse. E oggi, pi\u00f9 che mai, \u00e8 possibile&#8221;, conclude Buzzetti.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>salute<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=69727\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Addio al termine &#8216;pre-diabete&#8217;? 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