{"id":67019,"date":"2026-04-03T14:40:47","date_gmt":"2026-04-03T14:40:47","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=67019"},"modified":"2026-04-03T14:40:47","modified_gmt":"2026-04-03T14:40:47","slug":"ricca-di-stranieri-povera-di-azzurri-la-crisi-della-nazionale-passa-anche-per-il-paradosso-serie-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=67019","title":{"rendered":"Ricca di stranieri, povera di azzurri: la crisi della Nazionale passa (anche) per il paradosso Serie A"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Dopo la terza disfatta Mondiale, il calcio italiano si lecca le ferite. E torna a ragionare su problemi atavici, cercando di qua e di l\u00e0 la soluzione ad anni di disfatte. Il dato rumoroso \u00e8 che oggi, in Italia, il pallone ha rallentato. I calciatori prodotti dai vivai sono pochi e la Serie A \u00e8 sempre pi\u00f9 &#8216;terra di stranieri&#8217;. Il massimo campionato italiano \u00e8 &#8211; non a caso &#8211; la lega pi\u00f9 internazionalizzata d&#8217;Europa, con il 67,5% di stranieri in campo. Numeri pesanti, da leggere anche con un focus sulle big, in passato serbatoio dei successi della Nazionale con tanti giocatori di talento. \u00a0<\/p>\n<p>Ormai da anni, la percentuale di azzurri nelle rose di Serie A si aggira intorno al 30%. Forse, troppo poco per una Nazionale quattro volte campione\u00a0del Mondo. \u00a0<\/p>\n<p>In Serie A, l&#8217;esempio lampante di questo discorso \u00e8 il Como. Una delle squadre-rivelazione del campionato in corso, che per\u00f2 annovera due  italiani in rosa: il portiere Mauro Vigorito e il difensore Edoardo Goldaniga (che conta solo 14 minuti giocati fin qui). La fotografia di un problema strutturale: a met\u00e0 del campionato in corso, prima del calciomercato invernale, c&#8217;erano in A 572 calciatori (383 stranieri). Il dato per\u00f2 va contestualizzato. La presenza di italiani, intorno al 30%, vede un minutaggio di circa il 35%. Nella Liga gli spagnoli rappresentano invece il 32,7% del totale, ma il minutaggio si alza in maniera notevole, arrivando a toccare il 57%. Di poco diverso il discorso in Bundesliga: i calciatori tedeschi rappresentano il 41,5% delle rose (minutaggio del 44%). \u00a0<\/p>\n<p>In questo senso, fa rumore oggi ripensare a una frase di Gabriele Gravina, che ieri ha rassegnato le dimissioni da presidente della Figc. In un&#8217;intervista di dicembre al Corriere dello Sport, aveva parlato in maniera  critica del numero di azzurri in Serie A, in ottica Nazionale: &#8220;Ne abbiamo 97 selezionabili, il 25% del totale. Novantasette su 20 club di A&#8221;. Gravina aveva parlato, di conseguenza, anche del numero degli stranieri in Italia: &#8220;Limitarli \u00e8 impossibile. La Figc pu\u00f2 solamente intervenire sugli extracomunitari, come ha gi\u00e0 fatto, rispettando le quote assegnate dalla legge Bossi-Fini. \u00c8 impossibile limitare il numero di stranieri comunitari, \u00e8 contro le norme Ue che dalla sentenza Bosman in poi prevedono la libera circolazione dei calciatori. Puntare sugli italiani non pu\u00f2 essere un obbligo, semmai deve diventare una vocazione naturale. Che si abbina agli investimenti sui settori giovanili e sulle infrastrutture&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Un altro elemento che ha acuito il problema \u00e8 il &#8216;Decreto Crescita&#8217;, introdotto dal governo Conte nel 2019 e abolito nel 2023 dal Governo Meloni. Un provvedimento nato per favorire il &#8216;rientro dei cervelli&#8217; in Italia e usato in maniera spesso impropria dal mondo del calcio. Semplificando, il Decreto ha garantito ai club un regime fiscale agevolato per i calciatori provenienti dall&#8217;estero, con possibilit\u00e0 di offrire ingaggi molto pi\u00f9 competitivi (grazie all&#8217;esclusione dalla base imponibile di met\u00e0 dello stipendio lordo). Un contesto che ha portato le societ\u00e0 a preferire, di riflesso, investimenti su calciatori stranieri. \u00a0<\/p>\n<p>Ulteriore spetto da considerare \u00e8 quello dei talenti italiani all&#8217;estero. Nel calcio contemporaneo \u00e8 difficile far crescere i propri giovani nel massimo campionato nazionale e pu\u00f2 capitare che tanti ragazzi scelgano di formarsi in altre leghe o di fare il salto in un campionato giudicato di livello superiore, come la Premier League (per l&#8217;Italia, vale per esempio nei casi di Sandro Tonali e Riccardo Calafiori). Mentre decenni fa succedeva il contrario e i migliori elementi di altre nazionali sceglievano l&#8217;Italia come punto di arrivo e naturale traguardo per l&#8217;apice della carriera. Come visto al Mondiale di Italia 90, con tanti campioni stranieri nei roster delle squadre di A: dai tedeschi dell&#8217;Inter Matthaus e Brehme (poi vincitori del torneo) agli assi argentini di Napoli e Atalanta Maradona e Caniggia. Senza dimenticare i fenomeni olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten al Milan. Insomma, per valorizzare il prodotto calcio \u00e8 stato fondamentale anche integrare la presenza delle stelle straniere con i giocatori italiani. \u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>sport<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=67019\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Dopo la terza disfatta Mondiale, il calcio italiano si lecca le ferite. 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