{"id":61312,"date":"2026-03-11T17:33:19","date_gmt":"2026-03-11T17:33:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=61312"},"modified":"2026-03-11T17:33:19","modified_gmt":"2026-03-11T17:33:19","slug":"lalleanza-usa-europa-non-tornera-mai-piu-come-prima-ed-e-un-bene-parla-lesperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=61312","title":{"rendered":"&#8220;L&#8217;alleanza Usa-Europa non torner\u00e0 mai pi\u00f9 come prima. Ed \u00e8 un bene&#8221;. Parla l&#8217;esperta"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; L\u2019alleanza transatlantica sta vivendo una trasformazione profonda. Dopo un anno di tensioni su difesa, commercio e tecnologia, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa si trova oggi in una fase di riequilibrio che potrebbe ridefinire il ruolo del continente europeo nello scenario globale.\u00a0<\/p>\n<p>Secondo Alina Polyakova, presidente e Ceo del Center for European Policy Analysis (Cepa), think tank di Washington specializzato in sicurezza euro-atlantica, la guerra in Iran ha momentaneamente congelato le tensioni tra le due sponde dell\u2019Atlantico. Ma sotto la superficie restano divergenze profonde.\u00a0<\/p>\n<p>In questa intervista con l\u2019Adnkronos &#8211; a margine della conferenza \u201cEu-Us Tech Agenda 2030\u201d organizzata da Formiche alla Camera dei Deputati, alla quale hanno partecipato tra gli altri il viceministro Valentino Valentini e il vicepresidente della Camera Giorgio Mul\u00e8 &#8211; Polyakova analizza la nuova fase dei rapporti tra Washington e Bruxelles, il ruolo dei leader europei nei rapporti con Donald Trump e il futuro della cooperazione tecnologica tra Stati Uniti ed Europa.\u00a0<\/p>\n<p>\nQual \u00e8 oggi il suo giudizio sul rapporto tra Stati Uniti e Unione europea? Le tensioni viste nell\u2019ultimo anno si sono ridotte o il divario sta aumentando?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Credo che in questo momento ci troviamo in una sorta di fase di stallo, soprattutto perch\u00e9 la guerra in Iran ha preso il centro della scena. \u00c8 evidente che una parte significativa delle opinioni pubbliche europee non approva le operazioni statunitensi in Iran. Ma \u00e8 ancora troppo presto per capire come evolver\u00e0 la situazione, perch\u00e9 non sappiamo ancora come finir\u00e0 questo conflitto.\u00a0<\/p>\n<p>Se guardo all\u2019ultimo anno, non \u00e8 certo mancata la tensione. Ma se dovessi indicare due momenti simbolici, direi che sono stati i due discorsi alla Munich Security Conference: quello del vicepresidente americano JD Vance e, poche settimane fa, quello del segretario di Stato Marco Rubio.\u00a0<\/p>\n<p>Io ero presente a entrambi e devo dire che \u00e8 impressionante vedere quanto le cose siano cambiate. Il primo discorso fu percepito come uno shock da molti europei. Ma quando lo stesso messaggio \u00e8 stato riproposto da Rubio quest\u2019anno, \u00e8 stato accolto con una standing ovation.\u00a0<\/p>\n<p>Questo dimostra che nel frattempo \u00e8 iniziato un processo di riequilibrio del rapporto transatlantico. Un riequilibrio che era necessario da molto tempo.\u00a0<\/p>\n<p>\nMa questo approccio non rischia di alienare gli alleati storici?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 dubbio che questa \u201cshock therapy\u201d nei confronti dell\u2019Europa pu\u00f2 essere  sgradevole, perch\u00e9 parliamo di un\u2019alleanza profondissima. Ma allo stesso tempo era necessaria. Ora infatti l\u2019Europa sta facendo di pi\u00f9 sulla difesa e sta diventando pi\u00f9 consapevole del proprio ruolo nel mondo.\u00a0<\/p>\n<p>Detto questo, nell\u2019ultimo anno abbiamo visto tensioni praticamente su tutti i dossier: sicurezza, difesa, politica estera, tecnologia, commercio. Oggi siamo in una fase di attesa: l\u2019Europa ha bisogno di tempo per fare ci\u00f2 che dice di voler fare, soprattutto su difesa e competitivit\u00e0 economica. E gli Stati Uniti, nel frattempo, sono concentrati su altre priorit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>\nTra i governi europei sembra esserci una differenza di approccio verso Washington. Giorgia Meloni e Friedrich Merz sembrano cercare un dialogo pi\u00f9 stretto con l\u2019amministrazione Trump, mentre altri, come Macron o S\u00e1nchez, prendono le distanze. Visto con la prospettiva da Washington, chi parla a nome dell\u2019Europa oggi?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 una domanda fondamentale. Il Regno Unito alla fine ha fatto marcia indietro sulla questione dell\u2019uso delle basi da parte degli Stati Uniti, ma la Spagna ha creato una frattura significativa.\u00a0<\/p>\n<p>Se si guarda la questione dal punto di vista di Washington, il ragionamento \u00e8 molto semplice: \u201cAbbiamo sostenuto l\u2019Europa per 80 anni, e quando ora abbiamo bisogno del vostro supporto voi ci dite di no\u201d. Questo \u00e8 qualcosa che molti decisori politici americani considerano inaccettabile.\u00a0<\/p>\n<p>Quando alcuni leader europei parlano degli Stati Uniti come di un partner inaffidabile, questo ferisce profondamente a Washington. Perch\u00e9 la percezione americana \u00e8 esattamente opposta: siamo stati noi a garantire la vostra sicurezza per decenni. Fortunatamente quella posizione non rappresenta tutta l\u2019Europa, mi pare che nel suo estremismo il governo spagnolo faccia storia a s\u00e9.\u00a0<\/p>\n<p>\nSe faccio a lei la classica domanda di Kissinger, &#8220;che numero devo fare per chiamare l&#8217;Europa?&#8221;<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Alcuni leader per\u00f2 stanno emergendo come interlocutori particolarmente efficaci per Donald Trump. Sicuramente Giorgia Meloni. Anche il presidente finlandese Alexander Stubb ha un rapporto molto diretto. E Friedrich Merz sembra riuscire a mantenere una relazione positiva con Washington.\u00a0<\/p>\n<p>Ma la vera domanda \u00e8: cosa produce davvero una buona relazione personale tra leader? Guardiamo al rapporto tra Trump e Macron. \u00c8 sempre stato positivo a livello personale, fin dal primo mandato. Ma cosa ha ottenuto concretamente la Francia da quel rapporto? Non vedo grossi risultati concreti.\u00a0<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 per i leader europei \u00e8 una posizione molto complicata: devono mantenere buone relazioni con Washington mentre l\u2019opinione pubblica europea \u00e8 spesso sempre pi\u00f9 critica verso gli Stati Uniti.\u00a0<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, penso che Meloni stia gestendo questo equilibrio meglio di chiunque altro: mantiene un buon rapporto con Trump, non isola l\u2019Italia in Europa e conserva consenso interno. Sono tre obiettivi difficili da conciliare.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\nLei \u00e8 a Roma per parlare della relazione transatlantica. La tendenza ad aprire fratture \u00e8  destinata a consolidarsi? A parte Trump, \u00e8 un approccio condiviso anche da altri del mondo politico americano contemporaneo?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019alleanza transatlantica non torner\u00e0 mai pi\u00f9 com\u2019era prima. E francamente penso che sia una buona cosa. Questo riequilibrio \u00e8 doloroso, ma necessario. Non era sostenibile un modello in cui gli Stati Uniti pagavano per la sicurezza europea e l\u2019Europa, in cambio, seguiva la linea americana senza avere grossa voce in capitolo.\u00a0<\/p>\n<p>Gli europei stessi non erano pi\u00f9 soddisfatti di questo schema. Nessun leader vuole dire alla propria opinione pubblica che deve semplicemente seguire Washington. Il problema \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 rimasta a lungo \u201caddormentata\u201d. Barack Obama aveva gi\u00e0 detto chiaramente, in modo pi\u00f9 diplomatico, che l\u2019era della priorit\u00e0 europea per gli Stati Uniti stava finendo e che Washington avrebbe spostato l\u2019attenzione verso l\u2019Indo-Pacifico. Ma non \u00e8 cambiato quasi nulla. Neanche dopo l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina abbiamo visto una vera trasformazione. Il vero cambiamento \u00e8 arrivato solo dopo la rielezione di Trump. \u00a0<\/p>\n<p>Nonostante tutte le difficolt\u00e0, io sono in realt\u00e0 molto ottimista sul futuro dell\u2019Europa. Questo \u00e8 un momento di verit\u00e0. Probabilmente il pi\u00f9 importante dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma richieder\u00e0 scelte politiche difficili: aumentare la spesa per la difesa significa togliere risorse ad altri capitoli di bilancio, magari al welfare. E questo pu\u00f2 costare grosse fette di consenso ai governi, se non proprio una sconfitta elettorale. Lo stesso vale per le riforme economiche necessarie per aumentare la competitivit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>\nUno dei temi centrali del dibattito \u00e8 la sovranit\u00e0 tecnologica. L\u2019Europa sta cercando di costruire alternative ai big tech americani.<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Qui devo essere molto diretta: la competizione \u00e8 gi\u00e0 finita. Non esiste uno scenario realistico in cui l\u2019Europa possa sostituire Amazon, Google o Microsoft. Queste aziende hanno costruito la loro posizione nel corso di decenni.\u00a0<\/p>\n<p>Oggi tre aziende americane controllano circa il 70% dell\u2019infrastruttura cloud europea. In Europa questo viene spesso percepito come una dipendenza che indebolisce. Ma io penso che sia il contrario. Bisogna guardare a questa relazione come a una interdipendenza strategica, non come a una competizione. L\u2019alternativa quale sarebbe? Oggi in Europa non c&#8217;\u00e8 un&#8217;unione dei capitali che consentirebbe gli investimenti e la dimensione necessari alla nascita di un player in grado di tenere testa alle Big tech. Volete forse puntare su Huawei, Tencent e altre aziende cinesi? \u00a0<\/p>\n<p>Possiamo farla semplice, quasi elementare: gli Stati Uniti fanno parte dell\u2019Occidente, la Cina no. Non credo che il regime di Pechino possa essere garanzia di affidabilit\u00e0 o di non ingerenza politica.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019Europa ha ancora enormi vantaggi tecnologici. Tre aziende europee controllano circa due terzi del mercato mondiale delle infrastrutture fisiche della rete \u2013 cavi sottomarini, turbine, connettori. \u00a0<\/p>\n<p>E poi ci sono settori in cui l\u2019Europa \u00e8 ancora fortissima: biotecnologie, quantum computing e litografia.\u00a0<\/p>\n<p>Se Europa e Stati Uniti collaborano sfruttando queste complementarit\u00e0, possono competere con la Cina. Separatamente sarebbe molto pi\u00f9 difficile, per entrambi. Per questo credo che l\u2019Europa debba abbandonare il concetto di \u201csovranit\u00e0 digitale\u201d e passare a quello di interdipendenza strategica.\u00a0<\/p>\n<p>\nMolti europei temono per\u00f2 che questa interdipendenza possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica da parte di Washington. C\u2019\u00e8 la paura di un \u201ckill switch\u201d, cio\u00e8 di interruzione dei servizi digitali su ordine (o pressione) dell\u2019amministrazione di turno.<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Capisco queste paure, ma credo che siano ampiamente esagerate. Bisogna distinguere tra governo e settore privato. Sono due cose molto diverse. Immaginiamo un presidente americano che ordina a Microsoft o Amazon di interrompere i servizi cloud in Europa. Le aziende non lo farebbero, e il motivo \u00e8 molto semplice: perderebbero miliardi di dollari.\u00a0<\/p>\n<p>Le multinazionali americane hanno investito somme enormi nell\u2019economia europea. Qui impiegano centinaia di migliaia di lavoratori. E&#8217; un mercato essenziale. Una decisione del genere distruggerebbe il loro modello di business.\u00a0<\/p>\n<p>Lo abbiamo visto in Venezuela dopo la cattura di Maduro: il ceo di ExxonMobil ha detto chiaramente a Trump che secondo lui il paese sudamericano \u00e8 \u201cuninvestable\u201d, cio\u00e8 non ha senso tornare a investirci. Trump si \u00e8 lamentato, ma il manager non ha cambiato idea perch\u00e9 alla fine deve rispondere ai suoi azionisti e stakeholder.\u00a0<\/p>\n<p>E non dimentichiamo un altro punto: se le corporation voltassero di colpo le spalle all\u2019Europa, il messaggio arriverebbe immediatamente in Giappone, Corea del Sud, Sud-Est asiatico. Nessun Paese si fiderebbe pi\u00f9 di loro. In altre parole, sarebbe un suicidio economico. Per questo penso che molti discorsi sui \u201ckill switch\u201d siano pi\u00f9 retorica politica che realt\u00e0 economica.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019Europa dovrebbe guardare il mondo per quello che \u00e8, non per quello che vorrebbe che fosse. E la realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019interdipendenza economica tra Stati Uniti ed Europa \u00e8 enorme. Su questa base si pu\u00f2 costruire la crescita e la prosperit\u00e0 dei prossimi anni. (di Giorgio Rutelli)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=61312\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L\u2019alleanza transatlantica sta vivendo una trasformazione profonda. 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