{"id":58159,"date":"2026-03-02T12:46:00","date_gmt":"2026-03-02T12:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=58159"},"modified":"2026-03-02T12:46:00","modified_gmt":"2026-03-02T12:46:00","slug":"italiani-bloccati-a-dubai-e-nel-golfo-cosa-rischiano-e-cosa-aspettarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=58159","title":{"rendered":"Italiani bloccati a Dubai e nel Golfo, cosa rischiano e cosa aspettarsi"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Decine di migliaia di italiani si trovano improvvisamente \u201cincastrati\u201d tra Emirati Arabi Uniti, Oman, Bahrein e Qatar: chi era arrivato per una vacanza al sole di Dubai, chi stava solo facendo scalo verso l\u2019Asia o l\u2019Oceania, chi l\u00ec vive e lavora da anni. Nel giro di poche ore, quella che per molti \u00e8 la capitale globale del turismo e del transito aereo si \u00e8 trasformata in una citt\u00e0 sotto attacco, con scie di intercettori nel cielo e boati nella notte. E mentre l\u2019Iran continua a lanciare missili e droni contro gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo, l\u2019incognita \u00e8 una sola: quanto durer\u00e0 questa sospensione forzata, e quanto \u00e8 vicino il punto di rottura della stabilit\u00e0 regionale.\u00a0<\/p>\n<p>Secondo i dati del governo italiano, nell\u2019area mediorientale oggi sotto pressione si trovano oltre 58 mila connazionali, tra residenti e viaggiatori. A Dubai da sola si stima una comunit\u00e0 di circa 20 mila italiani stabili, a cui si aggiungono centinaia di turisti e passeggeri in transito rimasti bloccati per la chiusura a singhiozzo dello spazio aereo e la cancellazione di migliaia di voli. Il cuore del problema \u00e8 proprio la funzione degli Emirati e del Qatar come hub globali: chi parte da Roma o Milano per Bangkok, Bali, Sydney o Tokyo passa quasi sempre da Dubai, Abu Dhabi o Doha.\u00a0<\/p>\n<p>In queste ore negli aeroporti, nelle lounge e perfino nelle navi da crociera ferme in porto, si incrociano storie simili. C\u2019\u00e8 chi \u00e8 partito per una vacanza sul Golfo e si ritrova in cabina a seguire le breaking news, in attesa di capire se e quando potr\u00e0 essere imbarcato su un volo di rientro. C\u2019\u00e8 chi doveva sbarcare a Doha per prendere un volo serale per l\u2019Italia e si \u00e8 visto chiudere davanti, nel giro di pochi minuti, sia lo scalo qatariota che quello di partenza. E ci sono i residenti, dalla classe media degli expat alle professionalit\u00e0 pi\u00f9 qualificate, che oscillano tra la volont\u00e0 di rimanere al proprio posto di lavoro e la tentazione di mandare in anticipo famiglia e figli in Europa.\u00a0<\/p>\n<p>\nLa Farnesina ha attivato una task force dedicata, con l\u2019Unit\u00e0 di crisi che invita a registrarsi, a mantenere i contatti con ambasciate e consolati e soprattutto a restare negli alloggi o negli hotel seguendo le indicazioni delle autorit\u00e0 locali. Il messaggio politico, per ora, \u00e8 doppio: da un lato rassicurare \u2013 \u201cnon corrono gravi pericoli\u201d \u2013 dall\u2019altro preparare il terreno a un possibile rientro scaglionato, senza evocare ancora apertamente ponti aerei o evacuazioni straordinarie.\u00a0<\/p>\n<p>Per comprendere il contesto in cui si muovono gli italiani sul posto occorre guardare al quadro pi\u00f9 ampio del Golfo. Dopo il massiccio attacco congiunto Stati Uniti\u2013Israele contro infrastrutture militari iraniane, Teheran ha risposto con una pioggia di missili balistici, missili da crociera e droni contro una serie di obiettivi nella regione. Non era mai accaduto nella storia che tutti i Paesi della regione fossero colpiti nello stesso momento. Nel mirino non ci sono formalmente le monarchie del Golfo, ma le basi americane, gli asset israeliani e le infrastrutture che supportano l\u2019apparato militare occidentale. Il problema, per\u00f2, \u00e8 che queste strutture convivono con aeroporti civili, quartieri residenziali, hub energetici e finanziari che sostengono economie profondamente globalizzate.\u00a0<\/p>\n<p>Gli Emirati Arabi Uniti, e in particolare Dubai e Abu Dhabi, dispongono di uno degli scudi aerei pi\u00f9 sofisticati al mondo, con sistemi stratificati come Thaad, Patriot, batterie a corto raggio e difese dedicate ai droni. I numeri diffusi nelle ultime ore parlano di un tasso di intercettazione molto elevato, superiore al 90 per cento per missili e droni diretti contro il territorio emiratino. Ma la guerra moderna ha un effetto collaterale sottovalutato: anche quando lo scudo funziona, i detriti ricadono a terra. \u00c8 cos\u00ec che si spiegano gli incendi sull&#8217;isola artificiale di Palm Jumeirah, i danni alle strutture aeroportuali e agli hotel di lusso come il 7 stelle Burj Al Arab, le vetrate infrante, e anche le prime vittime civili.\u00a0<\/p>\n<p>Doha vive una situazione simile, seppur con numeri pi\u00f9 contenuti. Il Qatar ha intercettato la maggior parte dei vettori diretti verso la base di Al Udeid, ma ha comunque registrato feriti per le schegge dei missili abbattuti e un clima di tensione che ha portato alla sospensione temporanea dei voli e allo spostamento delle lezioni scolastiche online. L\u2019immagine di \u201cporto sicuro\u201d del Golfo, costruita per decenni su stabilit\u00e0, neutralit\u00e0 diplomatica e potenza economica, \u00e8 incrinata da un dato nuovo: la guerra pu\u00f2 arrivare, anche solo per poche ore, sopra le teste di milioni di residenti e di visitatori internazionali.\u00a0<\/p>\n<p>Nella crisi in corso l\u2019Arabia Saudita \u00e8 il grande attore che, per ora, cerca di restare un passo indietro rispetto al fronte diretto. Il regno ha gi\u00e0 sperimentato sulla propria pelle quanto possano essere vulnerabili le sue infrastrutture: dall\u2019attacco agli impianti di Abqaiq e Khurais nel 2019, attribuito alla combinazione di droni e missili di matrice iraniana, Riad ha investito massicciamente in sistemi di difesa aerea stratificati e in un coordinamento sempre pi\u00f9 stretto con Washington.\u00a0<\/p>\n<p>Anche in questi giorni lo spazio aereo saudita \u00e8 parte integrante del quadro di rischio. Alcuni vettori iraniani hanno sorvolato o lambito l\u2019area di responsabilit\u00e0 saudita, e il timore, a Riad, \u00e8 duplice: da un lato la possibilit\u00e0 di errori di calcolo o di traiettorie che si trasformino in impatti sul territorio; dall\u2019altro il ruolo dei proxy filo-iraniani nello Yemen, gli Houthi, che gi\u00e0 in passato hanno colpito aeroporti, oleodotti e impianti petroliferi sauditi con droni e missili. Pur non essendo il bersaglio principale dell\u2019ondata attuale, l\u2019Arabia Saudita ospita infrastrutture energetiche e militari che restano tra gli obiettivi pi\u00f9 sensibili di qualunque strategia di pressione iraniana.\u00a0<\/p>\n<p>Per gli italiani e per gli altri stranieri che vivono o transitano nel regno, questo si traduce in una situazione di vigilanza alta ma non ancora in un blocco sistematico: i cieli sauditi restano una possibile valvola di sfogo per le riprotezioni, ma il margine di manovra dipende direttamente da quanto l\u2019Arabia Saudita riuscir\u00e0 a restare ai margini \u2013 e non al centro \u2013 della prossima fase del confronto.\u00a0<\/p>\n<p>Al centro di questo scenario c\u2019\u00e8 una domanda chiave: quanto a lungo l\u2019Iran pu\u00f2 continuare a colpire? La risposta che emerge dalle analisi di think tank e media dell\u2019area \u00e8 che Teheran conserva una capacit\u00e0 significativa di attacchi a ondate, ma non illimitata. Prima dell\u2019attuale crisi, le stime di intelligence parlavano di un arsenale di migliaia di missili balistici e di una produzione industriale in crescita, con l\u2019obiettivo dichiarato di poter lanciare in futuro ondate massicce da migliaia di vettori.\u00a0<\/p>\n<p>Gli attacchi degli ultimi giorni hanno gi\u00e0 consumato una quota rilevante di questi stock, ma l\u2019Iran non si affida solo alle scorte. Negli ultimi anni ha investito molto nel rafforzare il proprio complesso militare-industriale, nelle cosiddette \u201ccitt\u00e0 dei missili\u201d sotterranee e nella capacit\u00e0 di produrre droni kamikaze in serie. Dai messaggi dei Pasdaran emerge un elemento di fondo: Teheran sembra voler dimostrare che pu\u00f2 proseguire questa campagna il tempo sufficiente a logorare le difese dei suoi avversari, pi\u00f9 che annientare obiettivi specifici.\u00a0<\/p>\n<p>Ma forse il vero moltiplicatore di potenza iraniano non \u00e8 interno, bens\u00ec esterno: la rete di gruppi armati alleati che compongono l\u2019\u201cAsse della Resistenza\u201d. Dallo Yemen delle milizie Houthi all\u2019Iraq delle forze di mobilitazione popolare, fino a Hezbollah in Libano, Teheran ha costruito una cintura di proxy in grado di colpire basi americane, infrastrutture energetiche, rotte marittime e obiettivi israeliani su pi\u00f9 fronti. In questo momento non tutti sono mobilitati al massimo livello, ma la possibilit\u00e0 che gli attacchi si estendano e si intensifichino tramite questi attori \u00e8 uno degli scenari che pi\u00f9 preoccupano le monarchie del Golfo.\u00a0<\/p>\n<p>La logica di fondo \u00e8 asimmetrica: un drone o un missile iraniano costa relativamente poco, un intercettore lanciato dai sistemi di difesa del Golfo o dagli Stati Uniti costa molto di pi\u00f9. \u00c8 una guerra di inventari e di bilanci, in cui l\u2019obiettivo non \u00e8 necessariamente vincere una battaglia decisiva, ma consumare nel tempo le riserve e la capacit\u00e0 di resistenza dell\u2019avversario.\u00a0<\/p>\n<p>Le dichiarazioni pubbliche puntano a una linea di equilibrio complessa. Da un lato, Emirati e Qatar ribadiscono di non essere parte belligerante, insistono sul fatto che il loro territorio viene usato come piattaforma militare dagli alleati ma che le loro societ\u00e0 restano aperte, ordinate, funzionanti. La parola d\u2019ordine, sui media locali, \u00e8 evitare il panico: mostrare immagini di intercettazioni efficaci, evidenziare la rapidit\u00e0 con cui gli incendi vengono domati, rassicurare sulla continuit\u00e0 dei servizi di base.\u00a0<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, cresce l\u2019irritazione per essere diventati, di fatto, il campo di battaglia altrui. Le prese di posizione di figure di spicco emiratine \u2013 che ricordano all\u2019Iran che \u201cla vostra guerra non \u00e8 con i vicini\u201d \u2013 esprimono l\u2019insofferenza per una situazione in cui la scelta strategica di ospitare basi americane si traduce oggi nel pagare il prezzo politico, economico e psicologico degli attacchi di rappresaglia. Negli articoli di analisi pubblicati da media regionali emerge un leitmotiv: se le ondate iraniane dovessero continuare con la stessa intensit\u00e0 per un\u2019intera settimana, la pressione interna e internazionale sui governi del Golfo per passare da spettatori colpiti ad attori militari veri e propri aumenterebbe sensibilmente. Lo stesso scenario \u00e8 stato disegnato da Kobi Michael, esperto israeliano dell\u2019Inss, in un\u2019intervista all\u2019Adnkronos<br \/>\n.\u00a0<\/p>\n<p>In altre parole, pi\u00f9 l\u2019Iran insister\u00e0, pi\u00f9 la possibilit\u00e0 che Emirati e Arabia Saudita partecipino a operazioni dirette contro obiettivi iraniani, o quantomeno diano mano pi\u00f9 libera agli Stati Uniti, smetter\u00e0 di essere un tab\u00f9. \u00c8 questo il punto in cui una crisi \u201cgestibile\u201d pu\u00f2 trasformarsi in un conflitto regionale aperto.\u00a0<\/p>\n<p>Guardando alle prossime 72 ore, lo scenario che si delinea nelle analisi dei media del Golfo e medio-orientali \u00e8 fatto di biforcazioni molto nette. Una prima traiettoria \u00e8 quella della de escalation controllata: l\u2019Iran potrebbe considerare soddisfatta la propria esigenza di dimostrazione di forza e ridurre la frequenza degli attacchi, lasciando spazio a una mediazione diplomatica guidata da attori come Oman, Qatar e Turchia. In questo caso assisteremmo a una riapertura graduale e \u201ca finestre\u201d degli spazi aerei, con una lenta ripresa dei voli commerciali e, per gli italiani, a rientri scaglionati nell\u2019arco di alcuni giorni, a partire da studenti, gruppi organizzati e categorie considerate pi\u00f9 fragili.\u00a0<\/p>\n<p>Un secondo scenario \u00e8 quello dello stallo a bassa intensit\u00e0: attacchi intermittenti, calibrati per mantenere la pressione ma senza superare la soglia oltre la quale gli Stati del Golfo si sentirebbero costretti a intervenire apertamente. Qui la parola chiave sarebbe incertezza: aeroporti che aprono e chiudono a seconda delle finestre di rischio, compagnie aeree che riprogrammano in corsa, viaggiatori costretti a prolungare la permanenza in hotel o presso amici e parenti. Per gli italiani vorrebbe dire permanenze forzate anche di una settimana o pi\u00f9, affidandosi a riprotezioni creative via scali alternativi come Mascate, Il Cairo, Riad o persino scali pi\u00f9 lontani. Per chi arriva dall\u2019Asia, visto che sono chiusi sia lo spazio aereo a nord (Russia) che al sud (Iran e Golfo) al momento l\u2019unico \u201ccorridoio\u201d percorribile \u00e8 quello che passa dagli \u201cstan\u201d (Pakistan, Uzbekistan, Turkmenistan), sorvola l\u2019Azerbaigian, e poi usa la Turchia come punto di scalo, con Istanbul al centro di un grande puzzle di voli riprotetti. \u00a0<\/p>\n<p>Il terzo scenario, il pi\u00f9 temuto, \u00e8 quello dell\u2019escalation regionale. In questa ipotesi, la combinazione tra persistenza degli attacchi iraniani, mobilitazione piena dei proxy e pressione interna porterebbe almeno alcuni Stati del Golfo ad accettare un ruolo pi\u00f9 diretto in azioni contro l\u2019Iran. A quel punto lo spazio aereo civile di gran parte della regione potrebbe essere chiuso o estremamente limitato per un periodo pi\u00f9 lungo, e l\u2019Italia \u2013 insieme ad altri Paesi europei \u2013 potrebbe trovarsi costretta a organizzare voli speciali, anche militari, con finestre temporali ristrette e priorit\u00e0 per categorie particolari di cittadini.\u00a0<\/p>\n<p>Per ora, per\u00f2, non siamo ancora a questo punto. Le citt\u00e0 del Golfo non sono in uno stato di guerra totale: la vita continua, seppur con la nuova abitudine di alzare gli occhi al cielo quando si sente un boato. Per gli italiani che si trovano a Dubai, Abu Dhabi o Doha la sfida \u00e8 gestire una crisi fatta di attese, informazioni frammentarie, decisioni da prendere in condizioni di incertezza. \u00c8 una crisi che mette alla prova non solo le difese antimissile e le diplomazie, ma anche la fiducia in quei luoghi che, fino a ieri, erano le capitali indiscusse della sicurezza e della prevedibilit\u00e0 nel cuore di un Medio Oriente instabile. (di Giorgio Rutelli)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=58159\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Decine di migliaia di italiani si trovano improvvisamente \u201cincastrati\u201d tra Emirati Arabi Uniti,&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":58160,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-58159","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58159","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58159"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58159\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58191,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58159\/revisions\/58191"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58160"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58159"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58159"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58159"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}