{"id":55664,"date":"2026-02-23T18:33:03","date_gmt":"2026-02-23T18:33:03","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=55664"},"modified":"2026-02-23T18:33:03","modified_gmt":"2026-02-23T18:33:03","slug":"piu-russia-meno-america-lezioni-da-quattro-anni-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=55664","title":{"rendered":"&#8216;Pi\u00f9 Russia, meno America&#8217;. Lezioni da quattro anni di guerra"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; A quattro anni dall\u2019invasione russa su larga scala, l\u2019Europa \u00e8 davanti a un salto di fase: non solo nel modo in cui interpreta la minaccia, ma nel modo in cui organizza forze, industria e societ\u00e0. Alessandro Marrone, responsabile del Programma \u201cDifesa, sicurezza e spazio\u201d dell\u2019Istituto Affari Internazionali, ha appena pubblicato un\u2019analisi sulle \u201cquattro lezioni dai quattro anni di guerra russo-ucraina\u201d: la capacit\u00e0 russa di sostenere un conflitto lungo, il ruolo dell\u2019innovazione tecnologica, il ritorno della \u201cmassa\u201d e la necessit\u00e0 di resilienza politica e sociale. L\u2019Adnkronos lo ha intervistato su cosa significa, oggi, per l\u2019Italia: dalle priorit\u00e0 operative tra Mediterraneo e fianco Est Nato, alle scelte industriali e di bilancio, fino al tema pi\u00f9 delicato, quello dell\u2019\u201cindipendenza\u201d europea dagli Stati Uniti, tra ambizione e vincoli tecnologici.\u00a0<\/p>\n<p>\nLei scrive che la guerra in Ucraina sta consegnando lezioni strategiche dure, ma utili. Partiamo dall\u2019Italia: cosa \u00e8 cambiato davvero, in questi quattro anni, nella percezione della minaccia e nella pianificazione?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>La prima cosa, molto netta, \u00e8 che \u00e8 cambiata la valutazione della Russia. Fino sostanzialmente al 2021, cio\u00e8 prima del febbraio 2022, la Russia dagli addetti ai lavori era percepita come una minaccia inferiore ad altre, mentre dai non addetti ai lavori spesso non era percepita affatto come una minaccia. Quattro anni dopo, la scala si \u00e8 spostata su entrambi i livelli: chi gi\u00e0 la inseriva nel novero delle minacce oggi la vede come pi\u00f9 rilevante, perch\u00e9 osserva documenti Nato, valutazioni di intelligence e l\u2019evoluzione militare sul terreno; chi invece non la considerava una minaccia, oggi tende a riconoscerla come tale, anche se magari ritiene che esistano altre priorit\u00e0 o responsabilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Questo cambio percettivo incide sulla sostanza: la pianificazione delle Forze Armate italiane deve oggi bilanciare due esigenze, con un equilibrio diverso rispetto al passato. Da un lato resta l\u2019impegno nel Mediterraneo allargato, per stabilizzazione e gestione delle crisi, con missioni e operazioni che continuano ad assorbire attenzione e risorse. Dall\u2019altro, per\u00f2, si \u00e8 aggiunta una dimensione che pesa molto di pi\u00f9: il fianco Est della Nato, la necessit\u00e0 di pianificare per dissuadere un eventuale attacco russo e, se la deterrenza fallisse, contribuire a difendere un Paese alleato.\u00a0<\/p>\n<p>E qui c\u2019\u00e8 un passaggio cruciale: non si tratta solo di \u201cforward defence\u201d o di presenza avanzata. Significa cambiare formazione, dottrina, organizzazione, reclutamento. E significa investire in capacit\u00e0 che sono soprattutto coerenti con quello scenario: carri armati di nuova generazione, difesa aerea e missilistica integrata, programmi aeronautici avanzati, navi con pi\u00f9 capacit\u00e0 missilistiche, droni. Questo cambiamento \u00e8 stato graduale nel 2022-2023, ma ha accelerato nel 2024-2025, anche perch\u00e9 si \u00e8 fatta pi\u00f9 evidente una tendenza: fare tutto questo con meno Stati Uniti e pi\u00f9 oneri europei, inclusa l\u2019Italia.\u00a0<\/p>\n<p>\nLa lezione \u00e8 che la Russia \u00e8 \u201cpreparata a una guerra di lungo periodo\u201d e che l\u2019aggressivit\u00e0 verso l\u2019Europa \u00e8 diventata una costante. Quanto questa prospettiva pesa sulle scelte italiane?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Pesa moltissimo perch\u00e9 obbliga a ragionare non in termini di \u201ccrisi\u201d ma di competizione strutturale e prolungata. La Russia ha dimostrato di poter continuare il conflitto, sostenuta da reclutamento e riconversione industriale, e allo stesso tempo ha imparato, adattando dottrine e tattiche. L\u2019idea che, in caso di cessate il fuoco, Mosca possa comunque disporre di uno strumento militare pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 preparato porta l\u2019Europa e l\u2019Italia a non ragionare su finestre brevi.\u00a0<\/p>\n<p>Questo si traduce in una pressione sulle politiche di difesa: pi\u00f9 capacit\u00e0 produttiva, pi\u00f9 scorte, pi\u00f9 prontezza, pi\u00f9 addestramento. E, soprattutto, una diversa qualit\u00e0 della deterrenza: non solo \u201cesserci\u201d, ma essere credibili e sostenibili nel tempo. \u00c8 per questo che la dimensione industriale e quella politico-sociale diventano centrali, non accessorie.\u00a0<\/p>\n<p>\nInsiste anche su un punto che spesso viene frainteso: innovare \u00e8 necessario, ma non garantisce la vittoria. Che cosa significa, concretamente, per l\u2019Italia e per l\u2019Europa?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Significa evitare due illusioni opposte. La prima: che basti comprare \u201cla tecnologia giusta\u201d per risolvere il problema. La seconda: che la tecnologia sia irrilevante perch\u00e9 \u201cconta solo la massa\u201d. L\u2019esperienza ucraina mostra entrambe le cose: i droni sono stati un moltiplicatore decisivo per non soccombere e per innovare tattiche, ma non sono una bacchetta magica. Nessun singolo sistema d\u2019arma, convenzionale, da solo \u00e8 risolutivo.\u00a0<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia e l\u2019Europa questo implica investire in tecnologia con una logica di sistema: capacit\u00e0, dottrina, addestramento, produzione, resilienza delle catene di approvvigionamento. E, soprattutto, colmare gap specifici: non \u201cinnovazione\u201d come slogan, ma innovazione come risposta misurabile a vulnerabilit\u00e0 precise.\u00a0<\/p>\n<p>\nVeniamo al nodo dei soldi e delle scelte: l\u2019Italia non ha attivato la \u2018clausola di salvaguardia\u2019 per sforare i paletti del patto di stabilit\u00e0 con la spesa per la difesa. Per\u00f2 ha chiesto 14,9 miliardi del programma Safe (Security Action For Europe), ovvero il meccanismo comunitario di prestiti Ue per finanziare spesa e investimenti in questo campo.<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Stiamo parlando di mettere a terra una cifra molto grande in un arco di tempo limitato, e questo richiede decisioni industriali, operative e politiche coerenti. Il punto non \u00e8 solo \u201cspendere\u201d: \u00e8 spendere in modo compatibile con il tipo di deterrenza che vogliamo costruire, e con la capacit\u00e0 del sistema Paese di assorbire investimenti in procurement, personale, addestramento, infrastrutture.\u00a0<\/p>\n<p>Il rischio, se non si governa questa traiettoria, \u00e8 duplice: da un lato frammentare risorse su troppe linee senza massa critica; dall\u2019altro aumentare la spesa senza trasformare davvero le capacit\u00e0. E invece l\u2019obiettivo dovrebbe essere usare quelle risorse per rafforzare la prontezza, la produzione, la sostenibilit\u00e0 delle scorte, e per inserire l\u2019Italia dentro una cornice europea pi\u00f9 integrata. \u00c8 un passaggio che richiede coordinamento strategico, non solo contabilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>\nOggi l\u2019Italia deve essere pronta a due teatri, Mediterraneo e fianco Est. Come si evita che questa doppia postura diventi una coperta troppo corta?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>La coperta \u00e8 corta se si ragiona con logiche del passato. La soluzione non sta nel \u201cscegliere un teatro\u201d e abbandonare l\u2019altro, perch\u00e9 la realt\u00e0 strategica italiana e europea richiede entrambe le dimensioni. La soluzione sta nel rendere la postura pi\u00f9 sostenibile: pi\u00f9 interoperabilit\u00e0, pi\u00f9 prontezza, pi\u00f9 massa logistica e di munizionamento, e una catena industriale che supporti questo modello.\u00a0<\/p>\n<p>Qui torniamo a uno dei temi del mio articolo: il ritorno della massa. Per anni, nel post-Guerra Fredda, l\u2019idea implicita \u00e8 stata che forze ridotte e molto tecnologiche potessero bastare per deterrenza e difesa. L\u2019Ucraina dimostra che su larga scala i consumi di mezzi e munizioni sono enormi, e che senza capacit\u00e0 produttiva e disponibilit\u00e0 di scorte si rischia di non reggere. Questo vale per il fianco Est, ma anche per sostenere operazioni prolungate nel Mediterraneo allargato.\u00a0<\/p>\n<p>\nPassiamo al tema Nato. Lei come valuta il passaggio dei comandi di Napoli e Norfolk a Italia e Regno Unito, con gli Stati Uniti che \u201clasciano\u201d quelle posizioni? \u00c8 un arretramento americano o un modo per responsabilizzare gli europei?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Io lo vedo come un passaggio necessario, positivo e atteso. C\u2019\u00e8 una logica di fondo nella struttura dell\u2019Alleanza: pi\u00f9 truppe e assetti metti, pi\u00f9 contribuisci, pi\u00f9 \u00e8 fisiologico che aumentino le responsabilit\u00e0, anche nella rotazione degli incarichi. E questi due comandi sono apicali e importanti: Napoli per un perimetro cruciale, Norfolk per la sicurezza delle rotte atlantiche.\u00a0<\/p>\n<p>In un contesto in cui gli europei stanno aumentando contributi e posture, \u00e8 normale che cresca il peso europeo nella catena di comando. E soprattutto, questo passaggio ha senso dentro uno scenario che considero realistico: meno forze americane in Europa, ma non zero. Se si passa da 130 mila a 80-90 mila in alcuni anni, gli europei possono compensare. Se si passasse a zero, no: non oggi e neppure in due o tre anni.\u00a0<\/p>\n<p>Quindi, se la riduzione americana \u00e8 graduale, concordata e accompagnata da strumenti concreti come questi comandi, l\u2019Alleanza diventa pi\u00f9 sostenibile anche politicamente: per il contribuente americano, perch\u00e9 vede un minore esborso; per gli europei, perch\u00e9 esercitano responsabilit\u00e0 e costruiscono un pilastro europeo pi\u00f9 solido. \u00c8 una dinamica che rafforza la Nato, non che la indebolisce.\u00a0<\/p>\n<p>\nQuali sono i campi in cui la dipendenza dagli Usa \u00e8 pi\u00f9 strutturale?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Il punto pi\u00f9 importante, e spesso meno visibile nel dibattito pubblico, \u00e8 l\u2019architettura di comando, controllo e comunicazione, cio\u00e8 la spina dorsale che permette di organizzare e gestire forze su larga scala: standard, software, comunicazioni satellitari, crittografia, capacit\u00e0 computazionale, architetture di sistema. \u00c8 ci\u00f2 che rende possibile coordinare centinaia di migliaia di uomini e mezzi, e connettere assetti nazionali diversi dentro un\u2019unica struttura operativa.\u00a0<\/p>\n<p>Questa infrastruttura \u00e8 profondamente abilitata da tecnologie e fornitori americani. Permette di coordinare un sottomarino italiano, un caccia francese e un carro armato tedesco. E non \u00e8 un gap che si colma in pochi anni: colmarlo avrebbe un costo economico enorme, una sfida tecnologica complessa e anche un profilo politico molto delicato. \u00c8 un \u201ccuore\u201d della dipendenza.\u00a0<\/p>\n<p>Poi ci sono altri settori: la guerra elettronica, che richiede librerie e archivi di minacce aggiornati; la dimensione cyber e la gestione dei big data, dove la base tecnologica americana \u00e8 fortissima; e un altro nodo strategico, spesso sottovalutato: l\u2019accesso allo spazio e la capacit\u00e0 di lanciare e rimpiazzare rapidamente costellazioni satellitari, ad esempio in caso di attacco nemico. L\u2019Europa pu\u00f2 fare molto, ma oggi non ha la stessa frequenza e flessibilit\u00e0 di lancio su base riutilizzabile che vediamo altrove, con differenze evidenti in termini di ritmo e costi.\u00a0<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, non tutto \u00e8 dipendenza irreversibile. Su molte piattaforme tradizionali l\u2019Europa \u00e8 gi\u00e0 autonoma o pu\u00f2 diventarlo con investimenti e una maggiore propensione al rischio industriale: navi, veicoli da combattimento, elicotteri, varie componenti di difesa aerea. Ma anche qui entrano in gioco colli di bottiglia: componentistica, chip, semiconduttori, terre rare e catene di approvvigionamento che non dipendono solo dagli Stati Uniti. In un conflitto aperto, la domanda diventa: quei flussi restano affidabili? E questo ci riporta alla resilienza industriale come parte integrante della deterrenza.\u00a0<\/p>\n<p>\nQuindi, quando si parla di \u201cindipendenza europea\u201d, lei come la definirebbe in modo realistico, senza slogan?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>La chiamerei capacit\u00e0 di fare di pi\u00f9, in modo credibile e coordinato, dentro un\u2019Alleanza in cui gli Stati Uniti ci sono, ma in cui l\u2019Europa non vive pi\u00f9 nell\u2019automatismo dell\u2019ombrello americano come se fosse una condizione eterna e invariabile. C\u2019\u00e8 una zona intermedia che \u00e8 quella pi\u00f9 realistica: consolidare un pilastro europeo pi\u00f9 forte, pi\u00f9 coeso e pi\u00f9 capace, che riduca dipendenze critiche nel tempo.\u00a0<\/p>\n<p>Se invece con \u201cindipendenza\u201d si intende un\u2019Europa che, nel giro di pochi anni, sostituisce completamente gli Stati Uniti in deterrenza e difesa, quello \u00e8 uno scenario che oggi non \u00e8 praticabile. E anche immaginandolo come obiettivo di lungo periodo, richiederebbe investimenti enormi, tempo, scelte industriali radicali e una gestione politica molto complessa, inclusa la dimensione nucleare, che in Europa \u00e8 concentrata e politicamente sensibile.\u00a0<\/p>\n<p>\nNel suo articolo la quarta lezione riguarda la resilienza e la prontezza politica, non solo militare. \u00c8 la parte pi\u00f9 \u201cscomoda\u201d: cosa significa per un Paese come l\u2019Italia?<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 probabilmente la lezione pi\u00f9 difficile da interiorizzare, perch\u00e9 tocca il patto sociale. Nel mio pezzo scrivo che l\u2019Europa occidentale ha vissuto per decenni in pace sotto l\u2019ombrello di sicurezza americano, e oggi deve attrezzarsi anche politicamente per difendere una pace non pi\u00f9 scontata.\u00a0<\/p>\n<p>Quattro anni di guerra in Europa dovrebbero aver chiarito che sicurezza e stabilit\u00e0 non sono garantite. Questo dovrebbe riflettersi nelle politiche pubbliche: la difesa \u00e8 una politica pubblica come le altre, con regole, supervisione democratica, bilanci e personale, e contribuisce agli interessi nazionali. Una parte crescente dell\u2019opinione pubblica lo ha compreso negli ultimi quattro anni, ma proprio perch\u00e9 il tema \u00e8 pi\u00f9 saliente e polarizzante, esiste anche un\u2019opposizione pi\u00f9 attiva, talvolta minoritaria ma molto presente nello spazio mediatico e universitario.\u00a0<\/p>\n<p>Qui entra anche il tema delle competenze: non basta decidere programmi e spesa, servono persone. Servono pi\u00f9 laureati e diplomati Stem, e serve che lavorino in Europa, anche in settori come aerospazio, sicurezza e difesa. C\u2019\u00e8 un problema quantitativo, che richiede anni o decenni, e un problema qualitativo: far maturare una cultura pubblica in cui parlare di difesa non sia un tab\u00f9, ma un elemento normale di una democrazia che vuole proteggere s\u00e9 stessa. (di Giorgio Rutelli)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=55664\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; A quattro anni dall\u2019invasione russa su larga scala, l\u2019Europa \u00e8 davanti a un&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":55665,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-55664","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55664","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55664"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55664\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":55674,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55664\/revisions\/55674"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/55665"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55664"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55664"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55664"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}