{"id":54833,"date":"2026-02-19T17:37:30","date_gmt":"2026-02-19T17:37:30","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=54833"},"modified":"2026-02-19T17:37:30","modified_gmt":"2026-02-19T17:37:30","slug":"farian-sabahi-iran-il-potere-dei-pasdaran-e-la-paura-dei-vicini-nel-golfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=54833","title":{"rendered":"Farian Sabahi: Iran, il potere dei Pasdaran e la paura dei vicini nel Golfo"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Quando Farian Sabahi arriva al Guarini institute della John Cabot University, la notizia del giorno \u00e8 gi\u00e0 un segnale: esercitazioni iraniane nello Stretto di Hormuz, nel pieno di un nuovo ciclo di pressione e contro-pressione tra Teheran, Washington e Israele. Nella sua lezione, introdotta dal professor Federigo Argentieri e coordinata da Martina Atanasova della International Relations Society dell&#8217;universit\u00e0, Sabahi non presenta l\u2019Iran come un enigma indecifrabile, ma come un sistema coerente, dove storia, ideologia, economia e architettura del potere militare si tengono insieme. E dove, soprattutto, diplomazia e deterrenza non sono alternative: sono due strumenti della stessa strategia.\u00a0<\/p>\n<p>I negoziati indiretti a Ginevra hanno riportato al centro il dossier nucleare e il tema delle sanzioni. Intanto, sul mare, l\u2019Iran mostra i muscoli: esercitazioni, messaggi, chiusure temporanee di tratti dello Stretto per ragioni di sicurezza. Per Sabahi, professoressa associata di Storia contemporanea all\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Insubria, esperta di Iran e autrice di \u201cNoi donne di Teheran\u201d, \u201cStoria dell\u2019Iran 1890-2020\u201d, e \u201cAlla corte dello sci\u00e0\u201d, la simultaneit\u00e0 non \u00e8 contraddizione: \u00e8 il metodo. L\u2019Iran che emerge dalla lezione \u00e8 un attore che ragiona su tre binari: guerra, diplomazia, cambiamento interno. Ma la terza via, in questo momento, appare soffocata: negli ultimi mesi si sono susseguiti arresti, repressione, isolamento delle correnti riformiste.\u00a0<\/p>\n<p>Il formato dei colloqui resta quello indiretto, mediato dall\u2019Oman. L\u2019agenda ruota attorno a elementi noti: limiti al programma nucleare, ispezioni, gestione delle scorte di uranio, alleggerimento delle sanzioni. La posizione iraniana insiste su uno scambio preciso: maggiore accesso agli ispettori internazionali in cambio di benefici economici concreti. Tra le richieste di Teheran non c\u2019\u00e8 soltanto il sollievo dalle sanzioni, ma anche la restituzione degli asset congelati in seguito alla crisi degli ostaggi del 1979-81.\u00a0<\/p>\n<p>Il tema della credibilit\u00e0 degli accordi emerge come fattore chiave. Il precedente del 2018, nella lettura di Sabahi, non \u00e8 un dettaglio negoziale, ma uno spartiacque politico: la decisione unilaterale dell\u2019amministrazione Trump, al primo mandato, di uscire dal Jcpoa e imporre nuove sanzioni, comprese quelle secondarie. Misure che hanno di fatto impedito anche agli europei di mantenere gli impegni assunti nell\u2019accordo nucleare.\u00a0<\/p>\n<p>Sabahi sottolinea che le sanzioni non rappresentano solo uno strumento geopolitico, ma una variabile interna decisiva. Inflazione elevata, svalutazione del rial e perdita di potere d\u2019acquisto incidono direttamente sulla stabilit\u00e0 sociale. \u201cSe si vuole aiutare gli iraniani dentro l\u2019Iran, l\u2019unico modo \u00e8 togliere le sanzioni economiche. Non si pu\u00f2 fare una rivoluzione con il portafoglio vuoto\u201d. La compressione economica, osserva, produce anche effetti distorsivi: espansione dei mercati paralleli, incertezza nei prezzi, comportamenti difensivi da parte di commercianti e consumatori.\u00a0<\/p>\n<p> Sabahi porta esempi molto concreti: negozi che chiudono, beni che vengono trattenuti perch\u00e9 \u201cdomani costeranno di pi\u00f9\u201d, non solo per i consumatori, ma per gli stessi negozianti, e quindi all\u2019ingrosso. Non \u00e8 solo malcontento. \u00c8 un meccanismo che, paradossalmente, pu\u00f2 rendere la societ\u00e0 meno capace di sostenere mobilitazioni prolungate.\u00a0<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz \u00e8 la \u201cleva\u201d strategica per eccellenza. Non perch\u00e9 l\u2019Iran lo chiuda ogni volta, ma perch\u00e9 la sola possibilit\u00e0 che possa farlo influenza mercati, assicurazioni, catene logistiche, e decisioni politiche. Attraverso Hormuz passa circa un quinto del consumo mondiale di petrolio (in termini di \u201cpetroleum liquids\u201d) e circa un quinto del commercio globale di gnl. \u00c8 abbastanza da renderlo un punto di vulnerabilit\u00e0 globale.\u00a0<\/p>\n<p>Uno dei passaggi pi\u00f9 interessanti della lezione di Sabahi non riguarda Teheran, ma Doha e Abu Dhabi. Sabahi descrive la reazione dei Paesi del Golfo davanti all\u2019ipotesi di ritorsioni iraniane, e lo fa con una logica \u201cinfrastrutturale\u201d. \u201cIl timore\u201d, spiega, non \u00e8 solo che vengano colpite basi o asset militari. Il timore vero \u00e8 un colpo alle infrastrutture critiche, in particolare alle centrali elettriche. Nel Golfo, elettricit\u00e0 significa acqua.\u00a0<\/p>\n<p>Senza elettricit\u00e0, saltano gli impianti di desalinizzazione, in un\u2019area dove l\u2019acqua potabile dipende in larga parte da essi. Non funzionerebbero nemmeno gli ascensori, indispensabili nei grattacieli, e i condizionatori, elemento essenziale per la vivibilit\u00e0 urbana. In questo senso, la deterrenza iraniana non deve necessariamente puntare a obiettivi militari \u201cclassici\u201d, e non serve farlo con sofisticati missili balistici. Pu\u00f2 minacciare infrastrutture civili critiche: elettricit\u00e0 e acqua, cio\u00e8 stabilit\u00e0 sociale.\u00a0<\/p>\n<p>Qatar, Emirati e Oman hanno un interesse diretto a raffreddare l\u2019escalation. Se lo scontro si allarga, se gli Stati Uniti bombardano, i Paesi del Golfo diventano bersagli plausibili, anche solo come \u201cpiattaforme\u201d dove sono presenti truppe americane. Per questo spingono per canali indiretti, mediazioni, formati discreti.\u00a0<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 \u201cstrutturale\u201d della lezione riguarda l\u2019architettura militare: l\u2019Iran, ricorda Sabahi, ha un doppio sistema. Da una parte l\u2019esercito regolare, dall\u2019altra i pasdaran, creati per preservare il sistema, controllare l\u2019ordine interno e proiettare influenza all\u2019esterno. Questa dualit\u00e0 non \u00e8 un dettaglio istituzionale: \u00e8 un meccanismo anti-colpo di stato e, al tempo stesso, la base del potere contemporaneo. Sabahi insiste: i pasdaran sono forti militarmente, ma anche economicamente e politicamente. In un Paese sotto sanzioni, il controllo dei confini e dei flussi alimenta contrabbando e rendite. E chi controlla i confini controlla anche le ricchezze.\u00a0<\/p>\n<p>Questo punto si collega direttamente al tema sanzioni. In un\u2019economia \u201ccompressa\u201d, si espandono mercati paralleli e reti informali. Sabahi descrive come beni teoricamente non disponibili finiscano comunque nel Paese, e come questo alimenti potere e capitale politico per le strutture che gestiscono quei canali. \u00c8 anche per questo che ogni ipotesi di \u201ctransizione semplice\u201d appare illusoria: non c\u2019\u00e8 solo una leadership da sostituire, ma un ecosistema di potere con interessi materiali profondi.\u00a0<\/p>\n<p>La lezione entra poi nel tema che Sabahi conosce e racconta da anni: le donne iraniane, l\u2019asimmetria giuridica e la forza culturale di una societ\u00e0 che, nonostante tutto, produce capitale umano. Le donne rappresentano oggi circa due terzi delle matricole e due terzi dei laureati. Solo l\u20198% della popolazione universitaria iraniana, uomini e donne insieme, sceglie facolt\u00e0 umanistiche, mentre prevalgono discipline scientifiche e tecniche.\u00a0<\/p>\n<p>Sabahi cita simboli globali: Shirin Ebadi, Nobel per la Pace 2003, oggi esule a Londra; Narges Mohammadi, Nobel per la Pace 2023, attualmente detenuta a Zanjan; Maryam Mirzakhani, medaglia Fields per la matematica. Ma subito dopo mette a fuoco la frattura: in tribunale, \u201cla mia parola vale la met\u00e0\u201d, la \u201cblood price\u201d vale la met\u00e0, l\u2019eredit\u00e0 vale la met\u00e0. E la libert\u00e0 di movimento resta condizionata.\u00a0<\/p>\n<p>Poi arriva uno dei passaggi pi\u00f9 interessanti sul presente: dopo il movimento \u201cdonna vita libert\u00e0\u201d, il regime ha scelto un pragmatismo difensivo. L\u2019allentamento sull\u2019applicazione delle norme sul velo \u00e8 stato deciso nel 2025 dal Consiglio dell\u2019Interesse Nazionale, organo voluto dall\u2019Ayatollah Khomeini qualche mese prima della sua morte per dirimere le dispute tra i diversi centri di potere.\u00a0<\/p>\n<p>Il principio di base, ricorda Sabahi, \u00e8 esplicito: decidere in funzione dell\u2019interesse nazionale e della preservazione della Repubblica islamica. La legge sull\u2019obbligo di coprire il capo resta, ma l\u2019enforcement cambia: \u201cil codice \u00e8 sempre quello, ma l\u2019ordine alla polizia \u00e8 di non metterlo in pratica\u201d. Un allentamento controllato per salvare rigore islamico e stabilit\u00e0 politica. Non \u00e8 chiaro per\u00f2 se lo stesso format sar\u00e0 ripetuto nei negoziati con gli Stati Uniti. (di Giorgio Rutelli)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=54833\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Quando Farian Sabahi arriva al Guarini institute della John Cabot University, la notizia&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":54834,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-54833","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54833","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54833"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54833\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54850,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54833\/revisions\/54850"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/54834"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54833"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54833"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}