{"id":54805,"date":"2026-02-19T16:48:00","date_gmt":"2026-02-19T16:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=54805"},"modified":"2026-02-19T16:48:00","modified_gmt":"2026-02-19T16:48:00","slug":"iran-conto-alla-rovescia-ecco-gli-elementi-sul-tavolo-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=54805","title":{"rendered":"Iran, conto alla rovescia? Ecco gli elementi sul tavolo di Trump"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Nelle ultime 48 ore la crisi tra Stati Uniti e Iran ha cambiato passo. Non solo per come sono andati i negoziati indiretti a Ginevra, ma per tre segnali convergenti: la riunione ad alto livello alla Casa Bianca (con Donald Trump), l\u2019accelerazione del dispositivo militare americano nella regione e la dimostrazione di forza iraniana nello Stretto di Hormuz. Il risultato \u00e8 che l\u2019ipotesi di uno strike \u201ca breve\u201d non \u00e8 pi\u00f9 solo retorica, ma una delle opzioni operative sul tavolo.\u00a0<\/p>\n<p>Le informazioni pi\u00f9 solide, al momento, descrivono una Casa Bianca che valuta opzioni militari mentre mantiene aperta la pista diplomatica. Da un lato, l\u2019amministrazione attende un \u201cproposta scritta\u201d iraniana dopo i colloqui di Ginevra e parla di progressi limitati e \u201cgaps\u201d ancora ampi. Dall\u2019altro, ha chiesto che il dispositivo militare sia pienamente schierato entro una finestra temporale ravvicinata, aumentando la credibilit\u00e0 della minaccia.\u00a0<\/p>\n<p>Ci sono almeno quattro fattori che spingono verso un punto di rottura.\u00a0<\/p>\n<p>\nLinee rosse incompatibili: Washington insiste su obiettivi molto ambiziosi, tra cui la cancellazione del programma nucleare iraniano e lo stop ai missili balistici. Teheran, pubblicamente e sostanzialmente, rivendica il diritto all\u2019arricchimento e considera il programma missilistico parte integrante della deterrenza nazionale. Quando le linee rosse non si intersecano, la diplomazia tende a trasformarsi in un \u201cgioco a tempo\u201d: o una parte cede, o la crisi scala.\u00a0<\/p>\n<p>\nLa pressione militare come leva negoziale: Il rafforzamento del dispositivo Usa non \u00e8 solo una misura difensiva. \u00c8 un modo per rendere credibile l\u2019alternativa: \u201cdeal o attacco\u201d. Nella pratica, per\u00f2, ogni ulteriore asset schierato aumenta anche il rischio di incidente e di escalation non pianificata (errori di calcolo, incidenti navali, attacchi di proxy che costringono a rispondere).\u00a0<\/p>\n<p>\nHormuz come segnale di deterrenza iraniano: Le esercitazioni e le chiusure temporanee di aree dello Stretto da parte dell\u2019Iran hanno una funzione politica: ricordare che gli ayatollah possono alzare il costo sistemico della crisi. Anche senza \u201cchiudere\u201d Hormuz, Teheran pu\u00f2 aumentare rischio percepito, premi assicurativi, e nervosismo sui mercati.\u00a0<\/p>\n<p>\nIl fattore Israele e la dimensione regionale: Netanyahu spinge su obiettivi pi\u00f9 ambiziosi (missili, infrastrutture, rete di proxy). Una convergenza totale con Washington non \u00e8 scontata, ma l\u2019allineamento strategico resta un moltiplicatore di pressione su Teheran e un acceleratore di opzioni militari.\u00a0<\/p>\n<p>\nStrike limitato su infrastrutture nucleari: \u00c8 l\u2019opzione \u201cchirurgica\u201d in teoria: colpire siti e capacit\u00e0, evitare un conflitto prolungato, ridurre l\u2019esposizione politica interna. I problemi non mancano: come abbiamo visto nella \u2018guerra dei 12 giorni\u2019 dello scorso giugno, non \u00e8 semplice colpire le centrali (tra tutte, quelle di Natanz, Fordow e Isfahan), costruite sottoterra o sotto le montagne, e tuttora non \u00e8 chiaro quanti danni abbiano fatto le famigerate bombe \u2018bunker buster\u2019 che solo gli Stati Uniti hanno a disposizione. Ci sono \u2018ridondanze\u2019, cio\u00e8 sistemi duplicati, siti secondari, procedure per il ripristino rapido. E poi attivit\u00e0 e materiali sono distribuiti su pi\u00f9 siti: l\u2019estate scorsa le foto satellitari mostravano i mezzi che trasportavano materiale, forse uranio arricchito, dai siti principali ad altri luoghi di stoccaggio.\u00a0<\/p>\n<p>\nCampagna aerea pi\u00f9 ampia, anche su difese e missili: \u00c8 l\u2019opzione \u201ccoercitiva\u201d: degradare difesa aerea, missili, droni, command-and-control, per ridurre la capacit\u00e0 di ritorsione e aumentare la pressione sul regime. \u00c8 anche quella che pi\u00f9 facilmente pu\u00f2 impiegare settimane e non giorni, e che alza drasticamente il rischio di risposta su basi Usa e alleati nel Golfo.\u00a0<\/p>\n<p>\nDecapitazione e destabilizzazione del regime: \u00c8 lo scenario pi\u00f9 rischioso e, storicamente, quello con la pi\u00f9 alta probabilit\u00e0 di effetti non intenzionali: frammentazione del comando, escalation incontrollata, collasso di sicurezza interna, spinta a chiudere Hormuz o colpire infrastrutture energetiche regionali. \u00c8 anche quello che pu\u00f2 trasformare una crisi in un conflitto regionale a pieno spettro.\u00a0<\/p>\n<p>La dottrina iraniana, letta dagli analisti, non punta a una risposta simmetrica. Punta a moltiplicare i fronti. \u00a0<\/p>\n<p>&#8211; Teheran pu\u00f2 compiere una risposta diretta, con missili e droni su basi e asset regionali. Tra gli obiettivi non c\u2019\u00e8 solo Israele, come negli anni scorsi, ma l\u2019architettura militare americana nella regione, incluse basi, radar, logistica, e asset navali. Questo \u00e8 uno dei motivi per cui gli Stati del Golfo temono la spirale.\u00a0<\/p>\n<p>&#8211; Poi ci sono i proxy e il cosiddetto \u201casse della resistenza\u201d, che \u00e8 stato molto indebolito da Israele ma che pu\u00f2 contare su soggetti attivi in Iraq, Libano, Siria, Yemen. Ciascuno di questi ha a disposizione armi e distribuzione territoriale in grado di destabilizzare tutta l\u2019area. \u00a0<\/p>\n<p>&#8211; Hormuz, lo stretto da cui passa il 20-25% del greggio mondiale, che non deve neanche essere bloccato: bastano episodi di disturbo e attacchi mirati per alterare traffico e prezzi globali dell\u2019energia. \u00a0<\/p>\n<p>&#8211; Cyber e infrastrutture critiche: energia, finanza, logistica. Attacchi difficili da attribuire e dunque da \u201ccontenere\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Qui entra la variabile che, in Europa, spesso viene raccontata poco: la vulnerabilit\u00e0 infrastrutturale delle monarchie del Golfo, di cui ha parlato la professoressa Farian Sabahi nella sua lezione alla John Cabot University. Uno strike americano e una risposta iraniana non colpirebbero solo \u201cobiettivi militari\u201d. Possono mettere sotto pressione sistemi civili essenziali.\u00a0<\/p>\n<p>Qatar ed Emirati, per struttura urbana, dipendono in modo critico da: elettricit\u00e0 continua, climatizzazione, e soprattutto desalinizzazione. Un attacco significativo alle centrali elettriche o alle reti di distribuzione non impatta solo i condizionatori o gli ascensori dei grattacieli: impatta la produzione e distribuzione di acqua potabile. \u00c8 un moltiplicatore politico enorme, ed \u00e8 uno dei motivi per cui molti attori del Golfo spingono, dietro le quinte, per evitare un salto di soglia.\u00a0<\/p>\n<p>Alcuni analisti sostengono che le tensioni dell\u2019ultimo anno abbiano creato una sorta di abitudine del mercato a \u201cscontare\u201d crisi geopolitiche, come gli attacchi degli Houthi ai mercantili, senza grandi shock di prezzo: domanda moderata, produzione Usa alta, reazioni finora contenute anche a eventi gravi. Ma questa ipotesi ha un limite chiaro: Hormuz e l\u2019Iran non sono \u201cuna crisi qualunque\u201d. Se l\u2019escalation tocca davvero flussi, commercio e assicurazioni in modo prolungato, questa capacit\u00e0 di assorbire le tensioni pu\u00f2 rompersi.\u00a0<\/p>\n<p>Per la Casa Bianca, questo punto \u00e8 politicamente sensibile: un\u2019impennata dei prezzi alla pompa \u00e8 uno dei pochi meccanismi con effetto immediato sull\u2019opinione pubblica, soprattutto nell\u2019anno delle elezioni di met\u00e0 mandato.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019appello del premier polacco Donald Tusk a lasciare l\u2019Iran \u201cimmediatamente\u201d \u00e8 un segnale da trattare con cautela, ma \u00e8 un indicatore che alcune capitali europee valutano un peggioramento rapido delle condizioni di sicurezza e una possibile restrizione delle vie di uscita. In genere, questi messaggi arrivano quando le intelligence percepiscono un aumento della probabilit\u00e0 di escalation nel brevissimo periodo.\u00a0<\/p>\n<p>In parallelo, esiste una finestra diplomatica dichiarata: l\u2019attesa della proposta iraniana e il rinvio a ulteriori tavoli negoziali. Ma proprio questa finestra \u00e8 la pi\u00f9 instabile: \u00e8 il momento in cui, se la proposta viene giudicata insufficiente, l\u2019opzione militare diventa pi\u00f9 vendibile politicamente. Come ha spiegato Mike Pompeo nel suo intervento all\u2019Ispi, Donald Trump sta negoziando con l\u2019Iran anche per mostrare la buona fede della sua amministrazione, e poter dire \u201cnoi ci abbiamo provato\u201d in caso di attacco. \u00a0<\/p>\n<p>Una proposta anche parziale ma \u201cnegoziabile\u201d pu\u00f2 invece creare spazio per un congelamento temporaneo e un compromesso tecnico, anche senza un accordo finale.\u00a0<\/p>\n<p>De-escalation tattica: proposta iraniana, prosecuzione dei colloqui e mantenimento della pressione militare senza attacco, almeno nel breve termine.\u00a0<\/p>\n<p>Attacco limitato e risposta contenuta: attacco su obiettivi selezionati, ritorsioni calibrate via proxy e\/o cyber, tensione alta ma non guerra regionale piena.\u00a0<\/p>\n<p>Escalation regionale: attacco pi\u00f9 ampio o percepito come tentativo di arrivare a un \u201cregime change\u201d, risposta multi-dominio dell\u2019Iran, stretto di Hormuz usato come leva e rischio di coinvolgimento diretto di pi\u00f9 Paesi.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=54805\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nelle ultime 48 ore la crisi tra Stati Uniti e Iran ha cambiato&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":54806,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-54805","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54805","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54805"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54805\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54826,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54805\/revisions\/54826"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/54806"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}