{"id":52546,"date":"2026-02-12T12:44:57","date_gmt":"2026-02-12T12:44:57","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=52546"},"modified":"2026-02-12T12:44:57","modified_gmt":"2026-02-12T12:44:57","slug":"alzheimer-un-antiepilettico-potrebbe-prevenire-le-placche-lo-studio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=52546","title":{"rendered":"Alzheimer, un antiepilettico potrebbe prevenire le placche: lo studio"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Un comune farmaco antiepilettico sembra in grado di prevenire la formazione delle placche cerebrali nella malattia di Alzheimer. La speranza arriva da uno studio pubblicato su &#8216;Science Translational Medicine&#8217;, condotto da scienziati della Northwestern University in laboratorio, non ancora sull&#8217;uomo. Il farmaco si chiama levetiracetam e, a differenza dei primi medicinali autorizzati per l&#8217;Alzheimer che agiscono su placche beta-amiloidi gi\u00e0 esistenti, sarebbe capace di prevenirne la formazione. Gli autori invitano alla cautela in attesa di ulteriori ricerche, e precisano che per riuscire a prevenire davvero i sintomi della malattia neurodegenerativa il levetiracetam andrebbe assunto diversi anni prima &#8211; fino a 20 &#8211; che il test oggi disponibile negli Stati Uniti rilevi livelli anche solo lievemente alterati di una proteina spia del rischio Alzheimer. \u00a0<\/p>\n<p>Sebbene sia noto da tempo che la patologia comporta l&#8217;accumulo di frammenti proteici tossici nel cervello, finora i ricercatori hanno faticato a capire il meccanismo con cui questo processo avviene. Studiando modelli animali, neuroni umani e tessuto cerebrale di pazienti ad alto rischio, il team dell&#8217;ateneo Usa ha scoperto che un frammento proteico particolarmente tossico &#8211; la beta-amiloide 42 &#8211; si accumula all&#8217;interno delle vescicole sinaptiche dei neuroni, &#8216;pacchettini&#8217; che le cellule nervose utilizzano per inviare segnali. Ma quando gli scienziati hanno somministrato levetiracetam ad animali e neuroni umani, il farmaco ha impedito ai neuroni di formare beta-amiloide 42. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Mentre molti dei farmaci per l&#8217;Alzheimer attualmente in commercio, come lecanemab e donanemab, sono approvati per eliminare le placche amiloidi esistenti, abbiamo identificato questo meccanismo che impedisce la produzione dei peptidi beta-amiloide 42 e delle placche amiloidi &#8211; afferma l&#8217;autore corrispondente del lavoro, Jeffrey Savas, professore associato di Neurologia comportamentale alla Feinberg School of Medicine della Northwestern University &#8211; I nostri risultati descrivono una nuova biologia, aprendo al contempo le porte a nuovi bersagli farmacologici&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Il meccanismo descritto dai ricercatori americani ruota attorno alla proteina precursore dell&#8217;amiloide (App), fondamentale per lo sviluppo del cervello e la formazione delle sinapsi tra i neuroni. Un&#8217;elaborazione anomala dell&#8217;App pu\u00f2 portare alla produzione di peptidi beta-amiloide, che svolgono un ruolo centrale nello sviluppo della malattia di Alzheimer. Gli scienziati hanno capito che la formazione di beta-amiloide 42 da parte dei neuroni dipende dalla modalit\u00e0 di movimentazione dell&#8217;App a livello intracellulare, e che il levetiracetam la condiziona in positivo. Durante il ciclo delle vescicole sinaptiche &#8211; processo fondamentale all&#8217;origine pensiero, movimento, ricordo o sensazione &#8211; il farmaco si lega a una proteina chiamata Sv2A; questa interazione rallenta una fase in cui i neuroni riciclano i componenti delle vescicole sinaptiche dalla superficie cellulare, e interrompendo questo processo di riciclo l&#8217;antiepilettico fa s\u00ec che l&#8217;App rimanga in superficie pi\u00f9 a lungo, deviandola dal percorso che produce le proteine beta-amiloide 42 tossiche.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;A 30-40-50 anni il nostro cervello \u00e8 generalmente in grado da s\u00e9 di deviare le proteine \u200b\u200bdai percorsi dannosi&#8221;, spiega Savas. Ma &#8220;con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0 questa capacit\u00e0 protettiva si indebolisce gradualmente&#8221;. E&#8217; una conseguenza naturale dell&#8217;invecchiamento che non significa necessariamente malattia, per\u00f2 &#8220;nei cervelli che sviluppano l&#8217;Alzheimer troppi neuroni &#8216;sbandano&#8217; e si verifica la produzione di beta-amiloide 42. Poi arriva la proteina tau con i suoi grovigli, le cellule muoiono, subentra la demenza, c&#8217;\u00e8 la neuroinfiammazione e diventa troppo tardi&#8221;. Ecco perch\u00e9, per prevenire efficacemente i sintomi dell&#8217;Alzheimer, le persone ad alto rischio dovrebbero iniziare ad assumere levetiracetam &#8220;molto, molto presto&#8221;, chiarisce l&#8217;esperto. Possibilmente fino a 20 anni prima che il nuovo test per l&#8217;Alzheimer approvato dalla Food and Drug Administration rilevi livelli anche solo leggermente alti di beta-amiloide 42. &#8220;Non si pu\u00f2 assumere questo farmaco quando si ha gi\u00e0 la demenza &#8211; puntualizza il neurologo &#8211; perch\u00e9 il cervello ha gi\u00e0 subito una serie di cambiamenti irreversibili e una morte cellulare massiccia&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;idea di Savas e colleghi \u00e8 quindi di provare a identificare popolazioni di pazienti che possono sviluppare forme genetiche di Alzheimer, ad esempio tra le persone con sindrome di Down. Sebbene siano gruppi piuttosto rari, secondo i ricercatori sono quelli che potrebbero trarre pi\u00f9 beneficio da queste scoperte. Un&#8217;altra direzione in cui lavoreranno gli scienziati sar\u00e0 provare a rallentare la degradazione molto rapida del levetiracetam. Si punta cio\u00e8 a una versione del farmaco che possa persistere pi\u00f9 a lungo nell&#8217;organismo, in modo da intralciare meglio il meccanismo che porta alla formazione delle placche cerebrali dell&#8217;Alzheimer. \u00a0<\/p>\n<p>Essendo il levetiracetam autorizzato da decenni dalla Fda, gli autori hanno analizzato dati clinici gi\u00e0 esistenti &#8211; ottenuti dal National Alzheimer&#8217;s Coordinating Center &#8211; per verificare se le persone con Alzheimer che assumevano il farmaco mostrassero un rallentamento del declino cognitivo: \u00e8 emerso che in effetti presentavano un ritardo significativo dalla diagnosi di declino cognitivo alla morte, rispetto ai pazienti Alzheimer che assumevano lorazepam, altri antiepilettici o nessuno. &#8220;Sebbene l&#8217;entit\u00e0 del cambiamento fosse limitata (pochi anni)&#8221;, per Savas &#8220;questo dato supporta l&#8217;effetto positivo del levetiracetam nel rallentare la progressione della patologia di Alzheimer&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Oltre che modelli di topo e neuroni umani in coltura, i ricercatori hanno studiato anche il tessuto cerebrale di persone con sindrome di Down morte tra i 20 e i 30 anni per incidenti stradali o altre cause. Siccome la sindrome di Down \u00e8 associata a un rischio particolarmente alto di Alzheimer dopo i 40 anni, &#8220;poter esaminare il cervello di pazienti 20-30enni ci consente di sapere se avrebbero sviluppato l&#8217;Alzheimer, quindi di studiare i primissimi cambiamenti nel cervello umano&#8221; che si ammala, illustra Savas. Nei tessuti umani analizzati &#8211; cos\u00ec come sui modelli murini in un lavoro precedente della stessa \u00e9quipe &#8211; \u00e8 stato osservato l&#8217;accumulo di proteine \u200b\u200bpresinaptiche che in medicina viene definito &#8220;stadio paradossale dell&#8217;Alzheimer: prima che le sinapsi vengano perse e si manifesti la demenza, si verifica innanzitutto l&#8217;accumulo di proteine \u200b\u200bpresinaptiche&#8221;, descrive lo specialista. Per Savas &#8220;\u00e8 dunque plausibile che, se si iniziasse a somministrare levetiracetam a questi pazienti durante l&#8217;adolescenza, si potrebbe effettivamente ottenere un beneficio terapeutico preventivo&#8221;. La ricerca continuer\u00e0 per trovare conferme.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>salute<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=52546\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Un comune farmaco antiepilettico sembra in grado di prevenire la formazione delle placche&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":52547,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-52546","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=52546"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52546\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":52563,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52546\/revisions\/52563"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/52547"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=52546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=52546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=52546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}