{"id":49863,"date":"2026-02-04T10:10:44","date_gmt":"2026-02-04T10:10:44","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=49863"},"modified":"2026-02-04T10:10:44","modified_gmt":"2026-02-04T10:10:44","slug":"tumori-aiom-con-reti-cliniche-la-sanita-fa-squadra-e-il-paziente-guadagna-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=49863","title":{"rendered":"Tumori, Aiom: &#8220;Con reti cliniche la sanit\u00e0 fa squadra e il paziente guadagna tempo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; &#8220;Negli ultimi anni si parla sempre pi\u00f9 spesso di reti cliniche. Non \u00e8 una moda organizzativa, ma una risposta concreta a un problema reale: la crescente complessit\u00e0 della medicina moderna. Oggi molte malattie non possono pi\u00f9 essere affrontate da un singolo specialista, spesso nemmeno da una singola struttura. Servono competenze diverse, tempi rapidi, decisioni coordinate. Le reti cliniche nascono proprio per questo&#8221;. Cos\u00ec all&#8217;Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente Aiom (associaziomne italiana oncologia medica) e Rossana Berardi, presidente eletto Aiom, alla vigilia del World Cancer Day, che si celebra domani 4 febbraio.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Esistono reti cardiologiche, neurologiche, o anche in percorsi dove i tempi clinici sono particolarmente stringenti, come quelle dell\u2019emergenza-urgenza. Tra tutte, la rete oncologica \u00e8 inevitabilmente una delle pi\u00f9 rilevanti, per l\u2019elevata incidenza dei tumori e per la complessit\u00e0 dei percorsi di cura che richiedono &#8211; spiega Di Maio, professore ordinario di Oncologia medica, Dipartimento di Oncologia, Universit\u00e0 di Torino, direttore SC Oncologia medica 1U, Aou Citt\u00e0 della Salute e della Scienza di Torino -. \u00c8 importante chiarire subito un equivoco diffuso: una rete oncologica non \u00e8 la rete degli oncologi, n\u00e9 la semplice connessione tra strutture di oncologia. Un paziente oncologico, nel suo percorso, ha bisogno di molti specialisti diversi: radiologi, chirurghi, patologi, radioterapisti, medici nucleari, infermieri dedicati, specialisti del territorio, riabilitatori e cure palliative. Accanto a loro, il ruolo dei medici di medicina generale \u00e8 fondamentale. Tutti devono intervenire nel momento giusto, in modo coordinato. La rete serve esattamente a questo: a far lavorare insieme competenze diverse, mettendo in connessione reparti, ospedali e territori&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Dal punto di vista del paziente, &#8220;il valore della rete \u00e8 molto concreto &#8211; sottolinea Berardi, ordinario di Oncologia Universit\u00e0 Politecnica delle Marche, Direttrice Clinica Oncologica AOU Marche -. Significa guadagnare tempo, che in oncologia \u00e8 spesso un fattore decisivo. Significa non doversi preoccupare di programmare da soli esami, visite e terapie, n\u00e9 di capire a chi rivolgersi e quando. Significa essere accompagnati per mano lungo un percorso definito, in cui le informazioni viaggiano insieme alla persona e le decisioni vengono prese in modo condiviso&#8221;. Una rete &#8220;che funziona &#8211; ricorda l&#8217;oncologa &#8211; permette al paziente di essere seguito anche tra strutture diverse, se occorre: un ospedale per la diagnosi, un altro per un intervento complesso, un centro dedicato per una terapia specifica, il territorio per il follow-up. Tutto senza frammentazioni, ripetizioni inutili o perdite di tempo&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Quando questo non accade, il problema diventa evidente. &#8220;Un paziente \u00e8 costretto a spostarsi da un centro all\u2019altro senza una regia, a ripetere a volte gli stessi esami con conseguenze negative per s\u00e9, per i caregiver e per il sistema sanitario, a raccontare pi\u00f9 volte la propria storia clinica, a subire ritardi non per motivi clinici, ma organizzativi. In questi casi &#8211; fa notare Di Maio &#8211; anche se sulla carta esiste una rete, non \u00e8 rispettato lo scopo stesso della sua istituzione. Le reti pi\u00f9 mature riescono a fare un passo ulteriore: integrano assistenza e ricerca, utilizzano i dati per migliorare gli esiti, investono nella formazione continua dei professionisti e valorizzano le competenze specialistiche&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Per funzionare, una rete clinica \u2013 e oncologica in particolare \u2013 deve essere costruita sulla competenza. &#8220;Ha bisogno di leadership cliniche, di ruoli operativi reali e di una governance che metta al centro il valore professionale e la capacit\u00e0 di decidere &#8211; evidenzia Berardi -. Come nello sport, l\u2019allenatore deve avere una visione strategica, che deve condividere con la squadra, e ogni giocatore deve essere impiegato nel ruolo che esalti le sue capacit\u00e0. Lo stesso vale per le reti cliniche. Chi lavora in sanit\u00e0 sa bene che le reti cliniche non sono un esercizio teorico. Si misurano nella vita reale delle persone, nelle scelte che arrivano in tempo o troppo tardi, nella fiducia che un paziente ripone nel sistema nel momento pi\u00f9 fragile della sua vita. Sono preziosi strumenti di cura, attraverso cui l\u2019innovazione, il progresso e le evidenze scientifiche si traducono in pratica quotidiana. L\u2019ottimizzazione del percorso consente di prolungare la vita dei pazienti al pari della somministrazione delle migliori terapie. Per ottenere questo servono responsabilit\u00e0 chiare&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Tuttavia, in ambito sanitario &#8211; e in oncologia in particolare \u2013 le competenze professionali sono strettamente correlate alla formazione e all\u2019esperienza maturata &#8211; aggiunge Berardi -: non sono automaticamente trasferibili n\u00e9 sostituibili attraverso meri assetti organizzativi o provvedimenti amministrativi. La politica ha un ruolo essenziale: definire gli indirizzi, garantire le risorse, assicurare equit\u00e0. Queste responsabilit\u00e0 politiche sono cruciali, al pari delle scelte clinico-organizzative che sono poi compito di chi ha la responsabilit\u00e0 di dirigere la rete&#8221;. &#8220;Se uno di questi elementi viene meno &#8211; avverte Di Maio &#8211; la rete perde forza, si incrina la fiducia dei professionisti che dovrebbero farla vivere e la rete rischia di non svolgere il proprio compito in maniera ottimale. E alla fine a pagarne il prezzo sono i pazienti&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Le societ\u00e0 scientifiche come Aiom, insieme alle associazioni dei pazienti, hanno il dovere di richiamare questi principi proprio per tutelare il sistema e i pazienti. Non \u00e8 una questione tecnica, \u00e8 una scelta di responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 una rete clinica che funziona non \u00e8 solo una buona organizzazione sanitaria: \u00e8 una promessa mantenuta. Quella di non lasciare mai una persona sola dentro la complessit\u00e0 della malattia&#8221; concludono Berardi e Di Maio.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>salute<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=49863\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Negli ultimi anni si parla sempre pi\u00f9 spesso di reti cliniche. 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