{"id":46906,"date":"2026-01-26T15:59:37","date_gmt":"2026-01-26T15:59:37","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=46906"},"modified":"2026-01-26T15:59:37","modified_gmt":"2026-01-26T15:59:37","slug":"sanremo-2026-le-canzoni-ascoltate-in-anteprima-ecco-le-pagelle-adnkronos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=46906","title":{"rendered":"Sanremo 2026, le canzoni ascoltate in anteprima: ecco le pagelle Adnkronos"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; L&#8217;amore, la rinascita, la paura della solitudine in un mondo sempre pi\u00f9 diviso e la voglia di riprendersi la felicit\u00e0. Abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni del Festival di Sanremo 2026, in programma dal 24 al 28 febbraio. Quelle che seguono sono le pagelle stilate subito dopo il primo ascolto delle 30 canzoni in gara selezionate da Carlo Conti. Una prima impressione sui 30 brani, che sono tanti da ascoltare una dopo l&#8217;altro una sola volta. Un giudizio che, chiaramente, potr\u00e0 cambiare nel corso del festival, dopo nuovi ascolti, con l&#8217;interpretazione live degli artisti accompagnata dall&#8217;orchestra del festival.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Basta il vociare dei bambini e l&#8217;attacco del pianoforte per capire che siamo a casa Paradiso. \u2018I Romantici\u2019 \u00e8 uno specchio in cui il cantautore romano riflette se stesso e un&#8217;intera generazione. Questa volta, nel suo racconto ci sono la figlia (\u201cSpero che mia figlia sia uguale a sua madre \/ Bellissima che non so come fa\u201d), il confronto con la figura paterna (\u201cio non far\u00f2 come ha fatto mio padre, gelido\u201d) e le promesse d&#8217;amore quotidiane (\u201cTi dar\u00f2 sempre un bacio prima di partire\u201d). \u00c8 un manifesto del romanticismo millennial, come dichiara fin dal titolo, per quelli che &#8220;guardano il cielo&#8221; e &#8220;il treno che se ne va&#8221;. Si candida senza dubbio a diventare una delle canzoni protagoniste di questo festival. Generazionale.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Da un&#8217;artista elegante e sofisticata come Malika Ayane ci si aspetta sempre un tocco di classe, una firma inconfondibile. Questa volta, per\u00f2, la svolta verso territori inesplorati non convince fino in fondo. Abbandonata la classica ballad, Malika si lancia in un pezzo dance con un intro samba-pop e ambizioni da sound internazionale. L&#8217;operazione, per\u00f2, suona datata e finisce per ricordare un po&#8217; troppo da vicino i Dirotta su Cuba degli anni &#8217;90, senza per\u00f2 averne la stessa freschezza. Un esperimento coraggioso sulla carta, ma che all&#8217;ascolto si rivela un&#8217;occasione mancata. L&#8217;animale notturno di Malika, questa volta, non graffia. Articolato.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il brano di Sayf, su un ritmo coinvolgente che ricorda il primo Max Gazz\u00e8, unisce due anime: da un lato, le strofe fotografano la realt\u00e0 con riferimenti a disuguaglianze sociali, attualit\u00e0 (\u201cL\u2019Emilia che si allaga\/ E la Liguria pure\u201d) e citazioni politiche, come quella di Berlusconi (\u201cE come ha detto l\u2019imprenditore\/ \u2018L\u2019Italia \u00e8 il paese che amo\u2019\u201d); dall&#8217;altro, il ritornello \u00e8 una dichiarazione d&#8217;amore semplice e molto orecchiabile. Il messaggio di fondo \u00e8 che, in un mondo segnato dall&#8217;avidit\u00e0, l&#8217;amore diventa l&#8217;unica vera forza unificante, con la speranza \u201cche possiamo ripartire tutti a mano a mano\u201d. Consapevole.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;impianto \u00e8 quello del brano classico, quasi accademico. Un pianoforte fa da Cicerone in un percorso sonoro elegante ma privo di sussultI. &#8216;Opera&#8217; \u00e8 un titolo ambizioso che promette grandezza, dramma e intensit\u00e0, ma la canzone appare come un esercizio di stile troppo formale. E anche il ritornello (\u201csemplicemente la vita\/ semplicemente follia\/ cantami ancora il presente nella vanit\u00e0 io sono Musa, colore tagliante e poi l\u2019Opera, l\u2019Opera\u201d) non convince. Patty Pravo si presenta con un brano che la protegge ma non la valorizza. Un&#8217;opera d&#8217;arte dovrebbe emozionare, scuotere, far riflettere. Questa, purtroppo, scorre via. Inconsistente\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Un brano urban-rap coraggioso e denso, che non si concede al primo ascolto ma chiede di essere esplorato. Luch\u00e8 costruisce un &#8220;Labirinto&#8221; di parole e introspezione, dove perdersi \u00e8 parte dell&#8217;esperienza. \u00c8 una riflessione sulla crescita e sulla fama, dove la competizione \u00e8 prima di tutto con noi stessi (\u201cE\u2019 quello che so di te\/ \u00e8 che sei bella come una bugia\/ detta per non piangere\u201d e \u201cin questo labirinto siamo in due\u201d). Il brano ha un&#8217;identit\u00e0 forte pur aprendosi ad una sonorit\u00e0 pi\u00f9 pop del solito per l&#8217;artista. Un pezzo stratificato che promette di crescere ad ogni ascolto. Perspicace.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Una ballad romantica, nella piena tradizione sanremese ma che suona fresco e moderno. Un inno per i sognatori e per chi vuole parlare d\u2019amore. I cambi di scala del brano esaltano (finalmente) le qualit\u00e0 vocali dell\u2019artista, che emergono con una potenza e una pulizia forse mai cos\u00ec evidenti in passato. Il pezzo si presta magnificamente all&#8217;accompagnamento orchestrale. Pregevole\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Renga al 100% ma con il serbatoio vuoto. Se l&#8217;intenzione era quella di regalare al pubblico una ballad intensa e riconoscibile, l&#8217;obiettivo \u00e8 centrato solo a met\u00e0: la canzone \u00e8 immediatamente riconoscibile come sua, ma l&#8217;intensit\u00e0 \u00e8 un miraggio. Un brano che promette di mostrare &#8220;il meglio&#8221; (\u201cil peggio di me lascialo in macchina\/ fra tutti i miei\/ dettagli sei tu il meglio di me, il meglio di me\u201d) ma che finisce per suonare come un&#8217;autocitazione stanca e priva del mordente necessario per lasciare il segno. Un compitino svolto senza rischi e, purtroppo, senza ispirazione. Inoffensivo.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Un&#8217;invettiva contro le seccature della vita moderna. \u2018Che Fastidio!\u2019 \u00e8 una scarica di energia elettro-pop che promette di far ballare l&#8217;Ariston. Con un\u2019 ironia tagliente e senza fronzoli, Ditonellapiaga stila un elenco spietato e divertente di tutto ci\u00f2 che la infastidisce. Dalla moda di Milano allo smog romano, dal sogno americano al politico italiano, fino a toccare i clich\u00e9 del benessere radical chic, tra pilates e pranzi salutari. Nessuno \u00e8 risparmiato. Travolgente.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;idea di base \u00e8 lodevole: un inno all&#8217;amore autentico, che va oltre il trucco e le apparenze. Il tema della &#8220;naturalezza&#8221; \u00e8 un porto sicuro, universalmente apprezzato. Tuttavia, \u00e8 un brano &#8220;vorrei ma non posso&#8221;. Vorrebbe essere un inno generazionale all&#8217;autenticit\u00e0 (\u201cMa non vale se ora mi guardi\/ Con quei occhi lucidi e mi macchi\/La felpa con il nero dell\u2019eyeliner tu che sei pi\u00f9 bella al naturale\u201d) ma non ha n\u00e9 la forza lirica n\u00e9 la spinta musicale per diventarlo. Scivola via senza infastidire. Incompiuto. \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Porta al Teatro Ariston una festa, la celebrazione dell&#8217;amore felice, coronato dal matrimonio, ma anche della sua affermazione personale. Non \u00e8 un&#8217;operazione nostalgia ma la voglia di festeggiare dei traguardi. Non ha l&#8217;appeal (neo)melodico di \u2018Rossetto e caff\u00e8\u2019, ma \u00e8 un brano destinato a diventare &#8216;tormentone&#8217;, magari anche come colonna sonora social di tutte le proposte di matrimonio dei prossimi mesi (\u201cCon la mano sul petto\/ io te lo prometto\/ davanti a Dio\/ saremo io e te\/ da qui sar\u00e0 per sempre s\u00ec\u201d). Un pezzo solare e onesto che compie la sua missione: portare allegria senza troppe pretese. Solare.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Una ballad romantica e profonda, dedicata alla difficolt\u00e0 quasi fisica di esprimere i propri sentimenti. \u201cSe potessi vestire la mia pelle vibrare del mio suono sapresti perch\u00e9 non ho mai trovato il modo per spiegare cos\u2019\u00e8 l\u2019amore, per me. Se l\u2019amore sei tu\u201d, canta Levante che con la sua voce insieme delicata e graffiante crea un&#8217;atmosfera intima e originale. La melodia non ha un gancio immediato ma il pezzo potr\u00e0 crescere negli ascolti successivi. Sospesa.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>&#8216;Uomo che cade&#8217; \u00e8 un brano che raggiunge la sufficienza grazie alla sua onest\u00e0 di fondo e a un ritornello indovinato. Tredici Pietro fa il suo, senza commettere errori evidenti ma anche senza osare. La canzone si adagia su una formula sicura, ma non \u00e8 memorabile. L&#8217;idea del &#8220;botto&#8221; finale, che simula la caduta, \u00e8 un dettaglio originale, ma suona quasi come un espediente per dare carattere a una produzione altrimenti prevedibile. Manca un elemento musicale che catturi davvero l&#8217;attenzione. Didascalico.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Si parte con un fischio, un&#8217;apertura quasi cinematografica che introduce un brano cantautorale denso e riflessivo. La penna di Nigiotti unita a quella di Pacifico si fa sentire: il testo \u00e8 un flusso di coscienza, tra immagini potenti e parole ricercate, che fotografa un&#8217;eterna lotta interiore. Nigiotti ci porta nel suo mondo, tra &#8220;i mostri che c\u2019ho dentro che mi fanno cadere&#8221; e la consapevolezza che &#8220;mentre fuori scoppia un altro inferno, da qualche parte adesso \u00e8 gi\u00e0 domani&#8221;. La melodia a tratti fatica a sostenere il peso delle parole. \u00c8 un brano che descrive perfettamente la frustrazione di un tempo che &#8220;corre, quanto \u00e8 stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto&#8221;, ma che musicalmente non compie lo stesso scatto in avanti. Cerebrale.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u2018Ossessione\u2019 s\u00ec ma a tempo determinato. Samurai Jay, al suo esordio sul palco del festival, tenta la carta pi\u00f9 classica e, al tempo stesso, pi\u00f9 rischiosa: quella del potenziale tormentone estivo (\u201cCome un\u2019ossessione stanotte ritorni qui\/ Al centro delle mie fantasie ti amo solo di venerd\u00ec bailando contigo as\u00ec per un\u2019ora ti sento mia\u201d). Il brano si presenta con tutti i crismi del caso: un ritmo latino ammiccante, una produzione pulita e una melodia che punta a entrare in testa fin dal primo ascolto. \u00c8 un brano che indossa il vestito dell&#8217;estate ma che ha l&#8217;anima di un prodotto forse a scadenza ravvicinata. Estivo.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Serena Brancale si spoglia di ogni orpello e si presenta nella sua forma pi\u00f9 pura, intima e potente. Il brano \u00e8 una lettera d&#8217;amore struggente alla madre che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, dove pianoforte e voce sono i protagonisti assoluti. La melodia \u00e8 il tappeto perfetto su cui la sua voce pu\u00f2 volare, esplorare, commuovere. E gi\u00e0 ci figuriamo che succeder\u00e0 all&#8217;Ariston con l&#8217;orchestra. Il finale, con la sua intensit\u00e0, \u00e8 degno di un musical. Emozionante.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il brano di Robalba Pippa \u00e8 una confessione sussurrata, una &#8220;magica favola&#8221; al contrario, dove la magia non sta nel lieto fine, ma nella consapevolezza che si acquisisce solo vivendo, col tempo che passa. Seppur non incisivo al primo ascolto, il brano rivela la sua intensit\u00e0 attraverso la sincerit\u00e0 del testo e la delicatezza delle immagini, che l&#8217;accompagnamento orchestrale sapr\u00e0 senza dubbio esaltare, insieme alle capacit\u00e0 vocali indiscutibili di Arisa. Il messaggio di pace interiore ritrovata \u00e8 perfettamente racchiuso nel verso finale: \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bianco n\u00e9 il nero ma l\u2019arcobaleno pi\u00f9 grande che c\u2019\u00e8, c\u2019\u00e8 l\u2019arcobaleno qui dentro di me\u201d. Introspettiva.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>William Mezzanotte, in arte Nayt, porta sul palco un rap crudo e sincero. L&#8217;intenzione \u00e8 nobile: raccontare il paradosso della distanza nell&#8217;era dei social (&#8220;prima che tu faccia un post, prima che controlli i like&#8221;) e il bisogno di un incontro autentico. Il brano, per\u00f2, soffre di un eccesso di ambizione. Nayt mette troppa carne al fuoco: la critica al digitale, il primo amore, la prima droga, la fatica di &#8220;sopportarsi a vicenda&#8221;. Il risultato \u00e8 un flusso di coscienza che, pur contenendo spunti potenti come il ritornello &#8220;La realt\u00e0 non si vede finch\u00e9 io non ti vedo&#8221;, non trova una direzione chiara e finisce per risultare dispersivo. Dispersivo.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La penna acuta di Dargen si unisce a un ritornello catchy per entrare nel dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale: \u201cAi AI cosa mi fai? Mi dici vieni qui poi te ne vai ai ai bye bye ma come bye ho perso il tuo contatto me lo ridai?\u201d. La critica al mondo dell&#8217;arte e della musica \u00e8 tutt&#8217;altro che banale, condensata nella geniale citazione di Carlos &#8220;Kaiser&#8221; Raposo: il calciatore che costru\u00ec una carriera senza mai giocare, metafora perfetta di un sistema basato pi\u00f9 sull&#8217;immagine che sul talento (&#8220;In Italia troppa arte, piedi pi\u00f9 belli delle scarpe&#8221;). Il brano, pur intelligente, rischia di essere percepito come troppo simile ai suoi precedenti sanremesi. L&#8217;artista sembra aver trovato una comfort zone sonora da cui, per ora, non intende uscire. Sicuro.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 un flusso di coscienza intimo e personale. La collaborazione con il figlio Samuele Riefoli aggiunge un innegabile strato di sincerit\u00e0 e affetto al racconto, che Raf stesso definisce &#8220;molto autobiografico&#8221;(\u201cOra e per sempre resterai\/ ci sarai anche se mai pi\u00f9 ti rivedr\u00f2\/ sei nell\u2019anima e l\u00ec che ti cercher\u00f2\/ quando mi mancherai ora e per sempre sarai\u201d). Tuttavia, le sonorit\u00e0, gli arrangiamenti, la stessa linea melodica sembrano provenire direttamente da una macchina del tempo puntata sul 1995. Un&#8217;operazione nostalgia riuscita a met\u00e0. Nostalgico.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;intento sembra chiaro: mescolare una chitarra dal sapore latino e un testo che trabocca di passione per confezionare il perfetto tormentone, pronto per i balletti sui social. Sulla carta, gli ingredienti ci sono tutti: l&#8217;amore definito viscerale, ma in realt\u00e0 sfuggente, la metafora potente (&#8220;Tu sei Napoli sotterranea&#8221;), l&#8217;inserto in dialetto che fa colore (&#8220;Ossaje che \u00e8 una tarantella&#8221;). Tuttavia, il risultato finale suona artificioso. Prevedibile.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le Bambole portano all&#8217;Ariston un pezzo pop-rock impegnato, tra empowerment femminile e coscienza sociale (&#8220;Per diventare ci\u00f2 che sono ho camminato sola, sono una donna che non guarda in faccia a niente, mi hanno guardato male ma \u00e8 il giudizio della gente\u201d), che sfocia in appello a restare insieme \u201cin questi tempi di odio&#8221;. Il brano \u00e8 molto radiofonico ma rischia di deludere chi da questa girlband rock-pop-punk si aspettava pi\u00f9 ruvidezza. Un buon pezzo che non graffia come potrebbe. Emancipato. \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il suo cantautorato fresco e sincero ci porta a spasso per una Roma quotidiana, tra &#8220;il vento della metro&#8221; e le piccole disfatte di ogni giorno, dove trovano spazio anche \u201cclassifiche e Sanremi\u201d. \u00c8 un percorso a ostacoli tra chiavi perse e semafori rossi, la fotografia di una vita che va di corsa ma sembra restare indietro. In mezzo a questo caos, una speranza romantica e disarmante: \u201cSpero di essere il migliore dei tuoi sbagli\u201d. Fiducioso.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un coraggio gentile e una forza disarmante nel brano che Ermal Meta porta sul palco dell&#8217;Ariston. &#8220;Stella Stellina&#8221; parte con l&#8217;eco di una ninna nanna che tutti conosciamo e si trasforma in un canto poetico e necessario per le piccole vittime di Gaza. La produzione di Dardust, con le sue sonorit\u00e0 mediorientali guidate dall&#8217;oud (in arabo, &#8220;legno&#8221;), una sorta di mandola, crea un&#8217;atmosfera struggente e coinvolgente. Il testo, delicato ma potente, racconta una tragedia senza nominarla, rendendola universale, e conserva un filo di speranza nell&#8217;attesa della &#8220;primavera&#8221;. Un brano forte, destinato a colpire al cuore chi lo ascolta. Struggente.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;intenzione dietro &#8220;Voil\u00e0&#8221; \u00e8 chiara e, a suo modo, apprezzabile: creare un pezzo di pura evasione estiva, un invito leggero e spensierato a lasciarsi andare. Elettra Lamborghini si muove su un terreno che conosce bene, puntando su un ritmo ballabile e su un&#8217;immagine pop e colorata. Tuttavia, l&#8217;esecuzione fatica a sollevarsi da una formula prevedibile. Nemmeno la citazione-omaggio all&#8217;icona nazionale Raffaella Carr\u00e0 (&#8220;viva viva viva la Carr\u00e0&#8221;) riesce a far decollare il pezzo. Mancata.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Chiello arriva sul palco dell&#8217;Ariston e mette in bella mostra la sua penna. La sua \u00e8 una scrittura generazionale, che non ha paura di sporcarsi le mani con i sentimenti e di raccontare il caos senza filtri. Il brano, scritto con l&#8217;ottimo Tommaso Ottomano, \u00e8 il racconto di chi vorrebbe andare avanti ma non ci riesce, di chi si aggrappa a ci\u00f2 che resta: &#8220;ti penso sempre, voglio disinnamorarmi e non \u00e8 rimasto niente, solo una scheggia di noi due\u201d. La base musicale, essenziale e potente, poggia su un binomio di batteria e chitarra che evoca l&#8217;urgenza del racconto. Il paragone con un Achille Lauro della prima ora affiora subito: c&#8217;\u00e8 la stessa attitudine un po&#8217; punk, la stessa urgenza confessionale che fonde poesia e strada. Sincero.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Un intro di chitarra apre una ballad romantica ed evocativa, la confessione di un amore trattenuto per paura di distruggere un&#8217;amicizia. Il ritornello esplode in un&#8217;accusa carica di affetto e dispiacere (\u201cMa se lo sai che scegli sempre quello che ti far\u00e0 male\u2026\u201d), di quelle che gonfiano le vene sul collo e si cantano a squarciagola. Eddie Brock \u00e8 l&#8217;underdog di questa edizione che potrebbe far esclamare a tutti: \u201cNon lo abbiamo visto arrivare\u201d. Liberatorio.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Un duo sofisticato e originale per un brano intelligente, ironico e semplicemente delizioso. Maria Antonietta e Colombre portano sul palco un piccolo gioiello di indie-pop che mette il buonumore, ma lo fa con il cervello acceso e un sorriso sardonico. La canzone smonta con acume i mantra del benessere da rotocalco o social. La soluzione metaforica \u00e8 la &#8220;rapina&#8221;: un invito a smettere di autocommiserarsi e a riprendersi con forza la propria vita e la propria gioia. Perch\u00e9 la felicit\u00e0 non si aspetta, ma, come cantano, &#8220;ce la prendiamo e basta &#8220;. Piacevole.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Se l&#8217;anno scorso era una scommessa vinta, quest&#8217;anno \u00e8 una solida conferma. L&#8217;incontro tra Fedez e Marco Masini si dimostra una formula vincente, capace di unire due mondi e due generazioni solo apparentemente distanti. Il risultato \u00e8 un brano intenso, denso di parole, che funziona come un dialogo a due voci. Fedez non si risparmia e, con la sua consueta schiettezza, mette sul piatto le cicatrici, rispondendo ai suoi detrattori con barre affilate e provocatorie: &#8220;La gente pudica giudica che brutta gente che frequenta Fedez \/ Ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente per bene\u201d. Poi il brano esplode nel ritornello, affidato alla potenza vocale di Masini, che trasforma il pezzo in un mantra per ricordare che le tempeste sono opportunit\u00e0. Riusciti.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Michele Bravi torna sul palco di Sanremo nel suo territorio d&#8217;elezione: la ballad intensa e malinconica. Il brano offre uno sguardo dolce e intimo sul mondo degli &#8220;inadeguati&#8221;, di chi si sente fuori posto dopo la fine di un amore, aggrappato ai ricordi e a una speranza. La sua voce, a tratti volutamente straziata, \u00e8 lo strumento perfetto per veicolare un flusso di coscienza doloroso, un monologo interiore fatto di abitudini post-rottura: &#8220;a scorrere le foto fino all\u2019infinito e ridere da solo, pensa tu che scemo\u201d. Al brano al primo ascolto manca per\u00f2 un appiglio melodico forte che lo possa rendere indimenticabile. Incompiuta.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>J-Ax fa J-Ax, e questo \u00e8 al tempo stesso il pregio e il limite del suo &#8220;Italia Starter Pack&#8221;. Lo Zio torna sul luogo del delitto, ovvero la fotografia ironica e disincantata del Belpaese, aggiornando il suo classico &#8220;L&#8217;italiano medio&#8221; ma in versione country. L&#8217;operazione funziona: elencare in rima i clich\u00e9, le scorciatoie e le contraddizioni necessarie per sopravvivere qui da noi (\u201cServe una brutta canzone che fa\u2026 pa pa parappa\/ Mollare tutto a met\u00e0\/ Qui per campare serve, un po\u2019 di culo sempre\u201d). Il brano \u00e8 costruito per essere orecchiabile e radiofonico, e ci riesce senza sforzo. Ruffiano. \u00a0<\/p>\n<p>(di Loredana Errico) \u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>spettacoli<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=46906\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#8217;amore, la rinascita, la paura della solitudine in un mondo sempre pi\u00f9 diviso&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":46907,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-46906","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46906"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46906\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46912,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46906\/revisions\/46912"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/46907"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}