{"id":44918,"date":"2026-01-20T13:48:33","date_gmt":"2026-01-20T13:48:33","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=44918"},"modified":"2026-01-20T13:48:33","modified_gmt":"2026-01-20T13:48:33","slug":"scuola-allarme-dispersione-in-italia-lasciano-oltre-216mila-giovani-tra-18-e-24-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=44918","title":{"rendered":"Scuola, allarme dispersione: in Italia lasciano oltre 216mila giovani tra 18 e 24 anni"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; In Italia sono circa 408.000 i giovani tra 18 e 24 anni che hanno abbandonato precocemente percorsi di istruzione o formazione (Elet \u2013 Early leavers from education and training). Rappresentano il 9,8% della popolazione in quella fascia d\u2019et\u00e0, circa un punto percentuale dall\u2019obiettivo Ue del 9% e al di sopra della media europea del 9,4%, collocando il Paese all&#8217;8\u00b0 posto in Europa. Oltre la met\u00e0 di questi, 216,8mila (53,1%), inoltre, non studia n\u00e9 lavora, rappresentando quella parte di popolazione di giovani che \u00e8 al contempo Elet e Neet. Questi dati evidenziano quindi come i giovani che abbandonano precocemente la scuola incontrino spesso grandi difficolt\u00e0 sia nell\u2019accesso al mercato del lavoro sia nell\u2019inserimento in percorsi formativi alternativi.\u00a0<\/p>\n<p>E&#8217; quanto emerge dal nuovo studio di Fondazione Gi Group &#8216;Dispersione scolastica: numeri, cause, interventi per non perdere il futuro&#8217;, che ha analizzato la letteratura esistente e mappato in modo approfondito il fenomeno degli Elet, termine che indica i giovani in possesso di un titolo di studio non superiore al diploma di istruzione secondaria di primo grado (licenza media) non coinvolti in attivit\u00e0 formative e indicatore di riferimento dell\u2019abbandono scolastico. Un target gi\u00e0 al centro dell\u2019attenzione istituzionale: in Italia, diversi fondi e programmi nazionali, come Pon scuola e Pon metro plus, sostengono interventi mirati contro la dispersione scolastica, mentre ulteriori azioni sono previste nel Pnrr.\u00a0<\/p>\n<p>Lo studio di Fondazione Gi Group identifica un profilo preciso dei giovani pi\u00f9 esposti alla dispersione scolastica: l\u2019abbandono avviene soprattutto tra i 14 e i 16 anni, con una maggiore incidenza nei percorsi professionali rispetto ai tecnici e ai licei; a essere maggiormente coinvolti sono i maschi (dove il tasso Elet \u00e8 del 12.2% contro il 7.1% delle femmine) e i giovani con background migratorio, in particolare nati in Paesi extra-UE; il fenomeno \u00e8 pi\u00f9 pronunciato nel Mezzogiorno, che concentra quasi la met\u00e0 degli Elet (49,4% vs. 34,7% del Nord e 15,9% del Centro); un ruolo decisivo \u00e8 giocato anche dal contesto familiare: oltre il 70% proviene da famiglie in cui i genitori hanno al pi\u00f9 la licenza media e, in molti casi, almeno uno dei due non \u00e8 occupato, soprattutto la madre.\u00a0<\/p>\n<p>La media del tasso di Elet in Ue a 27 nel 2024 si attesta al 9,4%. Tra i Paesi pi\u00f9 virtuosi figurano Grecia, Polonia e Irlanda, tutte con valori inferiori al 5%. Sopra la media europea si collocano invece Germania (12,9%), Spagna (13,0%) e Romania (16,8%). Negli ultimi dieci anni la Spagna ha dimezzato il proprio tasso di Elet, mentre la Germania ha registrato un aumento di circa due punti percentuali. Sul fronte dell\u2019occupabilit\u00e0, l\u2019Italia si mantiene in linea con la media europea, pur con differenze significative. Tra i giovani italiani che abbandonano gli studi, il 46,9% lavora, il 36,7% \u00e8 disoccupato ma in cerca di occupazione e il 16,3% non lavora n\u00e9 cerca lavoro: una quota che colloca l\u2019Italia al 12\u00b0 posto per incidenza di Elet occupati. Colpisce soprattutto il dato dei giovani che vorrebbero lavorare ma non trovano un impiego, percentuale che posiziona il Paese al 3\u00b0 posto in Europa, dopo Slovacchia e Francia. Diversamente, in Paesi come Lituania e Bulgaria oltre la met\u00e0 degli Elet non desidera lavorare, seguono Romania, Croazia, Grecia, Polonia e Slovacchia, dove l\u2019incidenza oscilla tra il 40% e il 47%.\u00a0<\/p>\n<p>Le cause dell\u2019abbandono precoce emergono come il risultato di un intreccio di fattori individuali, scolastici ed extra-scolastici. Sul piano individuale pesano livelli bassi di autostima, scarsa motivazione allo studio e fragilit\u00e0 emotive, fino a veri e propri aspetti neuropsicologici che rendono pi\u00f9 complesso il percorso formativo. A questi si aggiungono modelli didattici e relazionali poco inclusivi, un\u2019organizzazione dei percorsi formativi percepita come distante dai bisogni degli studenti, carenze nei servizi di supporto e una limitata capacit\u00e0 delle scuole di intercettare segnali precoci di disagio. Decisivo anche il ruolo degli insegnanti, che spesso operano in condizioni di forte pressione e con strumenti non sempre adeguati. \u00a0<\/p>\n<p>Infine, incidono in modo rilevante i fattori extra-scolastici, legati al contesto sociale e familiare: difficolt\u00e0 economiche, mancanza di opportunit\u00e0 nel territorio, isolamento sociale, scarse risorse culturali e un background familiare caratterizzato da bassi titoli di studio o instabilit\u00e0 occupazionale dei genitori. Un insieme di elementi che, sommati, accrescono il rischio di allontanamento e indeboliscono il legame tra giovane e percorso educativo.\u00a0<\/p>\n<p>Particolare attenzione, nello studio, \u00e8 stata posta da Fondazione Gi Group all\u2019individuazione delle motivazioni che hanno portato i giovani ad abbandonare. Complessivamente, oltre la met\u00e0 degli Elet identifica sette ragioni principali: tra i ragazzi spicca la risposta non mi piaceva studiare&#8217;, indicata da quasi sette maschi su dieci. Seguono il desiderio di trovare un lavoro per raggiungere autonomia economica, obiettivo che, come mostrano i dati, solo circa la met\u00e0 riesce effettivamente a conseguire, la noia provata a scuola, la presenza di altri interessi, gli scarsi risultati scolastici, il sentirsi &#8216;non adatti agli studi&#8217; e il poco interesse per le materie. Tra le ragazze il quadro \u00e8 diverso: solo una motivazione supera il 50% delle risposte, ovvero la volont\u00e0 di lavorare per essere autosufficienti.\u00a0<\/p>\n<p>Per contrastare efficacemente il fenomeno della dispersione scolastica, Fondazione Gi Group sottolinea la necessit\u00e0 di interventi tempestivi. 1) Azioni di prevenzione, intervento e compensazione: interventi precoci su bambini e potenziamento dei servizi per l\u2019infanzia, attivit\u00e0 laboratoriali e percorsi di &#8216;seconda opportunit\u00e0&#8217; con corsi di recupero per garantire pari opportunit\u00e0 di apprendimento anche a chi ha abbandonato.\u00a0<\/p>\n<p>2) Centralit\u00e0 del bambino e del ragazzo: valorizzare motivazioni e competenze con approccio personalizzato, integrando nel curriculum le competenze trasversali e sociali. 3) Rafforzamento dei percorsi di orientamento: l\u2019orientamento va sviluppato fin dai primi cicli, accompagnando i ragazzi nella scoperta delle proprie attitudini e nel compiere scelte educative e professionali consapevoli, con il coinvolgimento delle famiglie.\u00a0<\/p>\n<p>4) Presidi educativi e scuole come luoghi di aggregazione: creare spazi accoglienti nei territori pi\u00f9 deprivati che favoriscano apprendimento, socialit\u00e0 e supporto alle famiglie anche al di l\u00e0 dell\u2019orario scolastico. 5) Rivisitazione dei cicli scolastici, attenzione ai segnali deboli e interventi didattici: ripensare i cicli scolastici, cogliere segnali precoci di rischio abbandono e rendere la didattica pi\u00f9 coinvolgente, supportando l\u2019aggiornamento dei docenti. 6) Reti multistakeholder e sinergie territoriali: favorire collaborazione tra scuola, servizi e territorio, con \u00e9quipe multidisciplinari e raccordo tra scuole, servizi sociali e aziende sanitarie locali.\u00a0<\/p>\n<p>Fondazione Gi Group ha lanciato lo scorso 20 novembre Destination work @ school, la nuova edizione dell\u2019iniziativa di volontariato aziendale del Gruppo, che pone al centro proprio il tema della dispersione scolastica. Il progetto coinvolge ragazzi e ragazze di 14-15 anni in un percorso di consapevolezza di s\u00e9 e scoperta del proprio talento attraverso due momenti di ingaggio nelle scuole, il secondo si svolger\u00e0 tra febbraio e marzo 2026. \u201cL\u2019obiettivo \u00e8 stimolare studenti e studentesse delle classi I e II superiore a riflettere sull\u2019importanza del fare e del mettersi alla prova come strumenti per conoscersi e orientare in modo pi\u00f9 consapevole le proprie scelte future, a cominciare da quella post-diploma\u201d spiega Chiara Violini, presidente di fondazione Gi Group. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La dispersione scolastica &#8211; prosegue &#8211; rappresenta una sfida urgente e concreta, giovani che abbandonano precocemente gli studi rischiano di perdere opportunit\u00e0 fondamentali per il loro futuro e di non poter dare il loro contributo indispensabile per lo sviluppo della stessa societ\u00e0. Dallo studio emerge chiaramente che la dispersione scolastica \u00e8 strettamente legata al fenomeno dei Neet e che fattori familiari, socioeconomici e territoriali incidono in maniera significativa sul percorso dei giovani. Solo attraverso interventi tempestivi, percorsi personalizzati, orientamento continuo e reti di supporto tra scuola, famiglia e comunit\u00e0 possiamo offrire a tutti i giovani pari opportunit\u00e0 di successo educativo e professionale, ridando slancio a chi rischia di restare indietro e contribuendo a costruire il futuro del nostro Paese&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=44918\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; In Italia sono circa 408.000 i giovani tra 18 e 24 anni che&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":44919,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-44918","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44918"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44918\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44933,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44918\/revisions\/44933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44919"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}