{"id":44625,"date":"2026-01-19T19:11:33","date_gmt":"2026-01-19T19:11:33","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=44625"},"modified":"2026-01-19T19:11:33","modified_gmt":"2026-01-19T19:11:33","slug":"cose-il-bazooka-europeo-e-puo-davvero-fare-male-a-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=44625","title":{"rendered":"Cos&#8217;\u00e8 il bazooka europeo e pu\u00f2 davvero fare male a Trump?"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Ogni volta che Donald Trump torna a minacciare dazi, ritorsioni commerciali o pressioni politiche sull\u2019Europa, a Bruxelles riemerge una parola che ormai \u00e8 diventata un mantra: \u201cbazooka\u201d. \u00c8 il modo in cui viene spesso descritto l\u2019Anti-Coercion Instrument (Aci), il meccanismo che dovrebbe consentire all\u2019Unione europea di reagire a forme di coercizione economica da parte di Paesi terzi. Ma al di l\u00e0 della retorica, cosa c\u2019\u00e8 davvero dentro questo bazooka? E, soprattutto, quanto farebbe davvero male agli Stati Uniti se l\u2019Ue decidesse di usarlo contro un\u2019America trumpiana?\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019Anti-Coercion Instrument nasce da una constatazione ormai condivisa a Bruxelles: il commercio globale non \u00e8 pi\u00f9 governato solo da regole multilaterali e arbitrati tecnici, ma \u00e8 diventato uno strumento di pressione geopolitica. Dazi, minacce regolatorie, restrizioni informali e ritorsioni mirate vengono usate per influenzare decisioni sovrane di altri Paesi. In questo contesto, l\u2019Aci \u00e8 nato soprattutto per rispondere alla Cina, che in un caso ormai celebre ha esercitato una indebita pressione politica ed economica sulla Lituania rea di aver allacciato rapporti con Taiwan. \u00c8 una base giuridica per reagire in modo coordinato, evitando che singoli Stati membri vengano colpiti e isolati.\u00a0<\/p>\n<p>Un meccanismo non pensato come una risposta automatica o impulsiva, ma come una cornice che consente all\u2019Unione di costruire deterrenza, mostrando di avere opzioni credibili e pronte all\u2019uso.\u00a0<\/p>\n<p>Uno degli equivoci pi\u00f9 diffusi \u00e8 immaginare il bazooka europeo come un\u2019unica arma risolutiva. In realt\u00e0, la forza dell\u2019Unione sta nella possibilit\u00e0 di combinare pi\u00f9 strumenti, calibrando la risposta in base all\u2019intensit\u00e0 della coercizione subita. Sul piano commerciale, questo significa poter colpire settori sensibili per l\u2019economia e per la politica americana, scegliendo prodotti e filiere che hanno un peso simbolico oltre che economico.\u00a0<\/p>\n<p>Ma il punto decisivo \u00e8 che oggi l\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 limitata ai soli dazi. L\u2019accesso al mercato unico, che resta uno dei pi\u00f9 ricchi (e regolati) del mondo, diventa una leva centrale. Norme, standard, autorizzazioni e controlli possono trasformarsi in strumenti di pressione indiretta, capaci di incidere profondamente sugli interessi economici statunitensi senza ricorrere a misure platealmente punitive.\u00a0<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un terreno su cui l\u2019Europa potrebbe colpire in modo particolarmente efficace, \u00e8 quello dei servizi e del digitale. Le grandi piattaforme tecnologiche americane dipendono in modo strutturale dal mercato europeo, sia in termini di fatturato sia di legittimazione regolatoria. L\u2019applicazione rigorosa del Digital Services Act e del Digital Markets Act, l\u2019inasprimento delle sanzioni e una lettura restrittiva delle norme su dati e concorrenza rappresentano una leva potente.\u00a0<\/p>\n<p>Non si tratterebbe tanto di \u201cpunire\u201d le aziende americane, quanto di rendere evidente che l\u2019accesso privilegiato al mercato europeo non \u00e8 scontato in un contesto di conflitto politico. \u00c8 una forma di pressione estremamente costosa, perch\u00e9 incide su modelli di business e valutazioni finanziarie.\u00a0<\/p>\n<p>Un altro capitolo centrale riguarda le tecnologie avanzate, l\u2019energia e le infrastrutture critiche. Qui il bazooka europeo assume una dimensione pi\u00f9 strategica. L\u2019Ue dispone oggi di strumenti per limitare l\u2019accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici, per condizionare gli investimenti diretti esteri e per controllare l\u2019esportazione di tecnologie sensibili.\u00a0<\/p>\n<p>Nel caso degli Stati Uniti, questo significherebbe toccare nervi scoperti della relazione transatlantica: dalla cooperazione industriale alla sicurezza energetica, fino al ruolo delle aziende americane nei grandi progetti infrastrutturali europei. Come osserva lo European Council on Foreign Relations, sono misure che difficilmente verrebbero usate per prime, ma che contribuiscono a rendere credibile la deterrenza europea.\u00a0<\/p>\n<p>Nel dibattito pubblico torna spesso l\u2019idea che l\u2019Europa possa colpire gli Stati Uniti usando la finanza come arma. Gli investitori europei detengono infatti asset americani per un valore che supera i 12.600 miliardi di dollari. Sulla carta, una cifra enorme. Nella pratica, una leva molto meno maneggevole.\u00a0<\/p>\n<p>Il \u201cFinancial Times\u201d chiarisce perch\u00e9 questo strumento resta pi\u00f9 teorico che reale. Quegli asset non sono controllati direttamente dai governi, ma da fondi pensione, assicurazioni e investitori privati. Una loro dismissione forzata danneggerebbe anche l\u2019Europa, rafforzando l\u2019euro e penalizzando le esportazioni. Inoltre, i mercati finanziari statunitensi restano i pi\u00f9 profondi e liquidi al mondo, in grado di assorbire shock anche significativi.\u00a0<\/p>\n<p>La finanza, dunque, non \u00e8 un\u2019arma da usare apertamente, ma pu\u00f2 funzionare come segnale politico: rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere pi\u00f9 costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata.\u00a0<\/p>\n<p>Esiste per\u00f2 una leva finanziaria meno discussa, ma politicamente esplosiva: il ruolo delle grandi banche d\u2019affari americane nel collocamento dei titoli di Stato europei. Oggi istituti come Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley o Citi sono attori centrali nelle operazioni di emissione del debito sovrano di molti Paesi dell\u2019Unione.\u00a0<\/p>\n<p>In uno scenario di scontro aperto, i governi europei potrebbero valutare \u2013 almeno in teoria \u2013 di ridurre o escludere le banche americane da questi mandati, privilegiando istituti europei. Sarebbe una mossa ad alto impatto simbolico, perch\u00e9 colpirebbe direttamente Wall Street nel suo ruolo di intermediario globale. Ma sarebbe anche una decisione estremamente delicata: i mercati potrebbero interpretarla come una politicizzazione del debito, aumentando la volatilit\u00e0 e i costi di finanziamento per gli stessi Stati europei.\u00a0<\/p>\n<p>Proprio per questo, pi\u00f9 che un\u2019arma da usare, questa opzione funziona come minaccia: dimostra che l\u2019interdipendenza finanziaria non \u00e8 a senso unico e che anche il cuore del sistema finanziario americano dipende dalla cooperazione europea.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019Europa, di fronte alle mire trumpiane sull\u2019Artico, non ha bisogno di reagire con uno scontro frontale immediato. Pu\u00f2 invece aumentare progressivamente i costi politici, economici e diplomatici di qualsiasi iniziativa unilaterale americana, costruendo alleanze, investimenti alternativi e impegni credibili.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 lo stesso schema che vale per il commercio: il bazooka europeo non serve tanto per sparare, quanto per far capire che l\u2019escalation sarebbe svantaggiosa per tutti, soprattutto per chi la innesca.\u00a0<\/p>\n<p>Alla fine, il punto centrale \u00e8 questo: l\u2019Europa oggi ha davvero un arsenale pi\u00f9 ampio e sofisticato rispetto al passato. Il bazooka esiste, ed \u00e8 fatto di strumenti commerciali, regolatori, tecnologici e finanziari. Ma la sua efficacia dipende da una scelta politica.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019Unione \u00e8 pronta ad accettare costi interni per difendere la propria sovranit\u00e0? \u00c8 disposta a usare strumenti pensati per Cina o Russia anche contro l\u2019alleato americano? E, soprattutto, \u00e8 capace di agire in modo unitario quando gli interessi nazionali divergono?\u00a0<\/p>\n<p>Il bazooka europeo, in fondo, non \u00e8 progettato per essere usato. \u00c8 progettato per convincere l\u2019altro a non costringerti a usarlo. Con Donald Trump, la vera sfida per Bruxelles \u00e8 trasformare la propria interdipendenza economica in una deterrenza credibile, senza distruggere le basi della relazione transatlantica che, nonostante tutto, resta vitale. (di Giorgio Rutelli)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=44625\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Ogni volta che Donald Trump torna a minacciare dazi, ritorsioni commerciali o pressioni&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":44626,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-44625","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44625","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44625"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44625\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44642,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44625\/revisions\/44642"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44626"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44625"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44625"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}