{"id":42273,"date":"2026-01-10T12:35:21","date_gmt":"2026-01-10T12:35:21","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=42273"},"modified":"2026-01-10T12:35:21","modified_gmt":"2026-01-10T12:35:21","slug":"da-salman-rushdie-a-stefania-auci-le-novita-in-libreria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=42273","title":{"rendered":"Da Salman Rushdie a Stefania Auci, le novit\u00e0 in libreria"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Ecco una selezione delle novit\u00e0 in libreria, tra romanzi, saggi, libri d&#8217;inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall&#8217;AdnKronos.\u00a0<\/p>\n<p>Uscir\u00e0 in libreria con Mondadori il 13 gennaio &#8216;Linguaggi della verit\u00e0&#8217; di Salman Rushdie. Lo scrittore \u00e8 stato giustamente definito &#8216;un maestro della narrazione perpetua&#8217;, capace di illuminare molte verit\u00e0 sulla nostra societ\u00e0 e sulla nostra cultura con la sua prosa affascinante e spesso tagliente. In questa ricchissima raccolta sono stati riuniti saggi, interventi, conferenze e altri materiali estremamente suggestivi che si concentrano sul suo rapporto con la parola scritta e che lo confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, come uno dei pensatori pi\u00f9 originali del nostro tempo. Immergendo il lettore in una vasta gamma di temi, Rushdie ci conduce nel cuore della narrazione che si rivela essere un bisogno profondamente umano. Ci\u00f2 che ne risulta \u00e8, sotto molti punti di vista, una vera e propria dichiarazione d\u2019amore per la letteratura. \u00a0<\/p>\n<p>L\u2019autore riflette sul valore delle opere di giganti come Shakespeare e Cervantes, Samuel Beckett, Eudora Welty e Toni Morrison, esplorando la natura della &#8216;verit\u00e0&#8217; e la sorprendente elasticit\u00e0 del linguaggio. Ci invita, inoltre, a considerare i confini creativi che legano arte e vita, e a confrontarci con questioni come migrazione, multiculturalismo e censura. Ogni frase \u00e8 animata dalla sua arguzia e dalla sua voce inconfondibile, e il libro finisce per dar vita a un mosaico preziosissimo fatto di osservazioni impreviste, intuizioni profonde e lampi di umorismo. Leggendo queste pagine, ci si sente guidati in un viaggio attraverso la storia, la cultura e l\u2019immaginazione dell\u2019autore: un tour esuberante e imprevedibile, dove ogni svolta sorprende, diverte e stimola il pensiero. In definitiva, &#8216;Linguaggi della verit\u00e0&#8217; non \u00e8 solo una raccolta di saggi: \u00e8 un invito a lasciarsi sedurre dalla meraviglia della parola scritta e dalla forza di chi osa raccontare il mondo in tutta la sua complessit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un momento nella storia del giornalismo italiano in cui lo sport ha smesso di essere semplice cronaca per diventare linguaggio, visione, racconto del Paese. Lo racconta Giuseppe Smorto in &#8216;I quattro Gianni. Brera, Clerici, Min\u00e0, Mura e lo Sport di Repubblica&#8217; (235 pp 18 euro), il libro pubblicato da Edizioni Minerva sugli scaffali dal 15 gennaio. L&#8217;autore ricostruisce quella stagione straordinaria attraverso le figure di quattro protagonisti assoluti: Gianni Brera, Gianni Mura, Gianni Clerici e Gianni Min\u00e0. Quattro firme diverse per stile, temperamento e sguardo sul mondo, unite per\u00f2 da un\u2019idea comune: lo sport come chiave per leggere la societ\u00e0, la politica, la cultura e l\u2019animo umano.\u00a0<\/p>\n<p>Il libro racconta, in occasione del cinquantesimo anniversario de la Repubblica, la nascita e l\u2019affermazione dello sport sulle pagine del giornale, che all\u2019inizio dichiara apertamente di non volersene occupare. Nel giro di un paio d\u2019anni il fondatore Eugenio Scalfari si convince dell\u2019importanza dello sport nella societ\u00e0 italiana e chiama al giornale molte grandi firme, tra cui i quattro Gianni. Gianni Brera \u00e8 il grande patriarca, il maestro riconosciuto. Con la sua prosa ricca, inventiva e inconfondibile, Brera porta nello sport la letteratura, la storia, la lingua italiana reinventata. \u00c8 lui a dimostrare che una partita pu\u00f2 essere raccontata come un poema epico. Il suo arrivo a Repubblica segna una svolta irreversibile: lo sport non \u00e8 pi\u00f9 un genere minore, ma uno spazio di interpretazione alta del presente. Diverso, elegante, colto fino alla raffinatezza \u00e8 Gianni Clerici, che porta nello sport il gusto del racconto lungo, della digressione colta, dell\u2019ironia british. Clerici trasforma il tennis \u2013 e non solo \u2013 in una narrazione letteraria, popolata di fantasmi, memorie e ossessioni. Nei suoi articoli lo sport diventa teatro dell\u2019anima, luogo di solitudine e grandezza, di vittorie che somigliano spesso a sconfitte interiori.\u00a0<\/p>\n<p>Gianni Min\u00e0 \u00e8 una figura unica nel panorama giornalistico italiano. Porta nello sport uno sguardo internazionale e politico, raccontando i grandi campioni come uomini immersi nella storia. Da Maradona a Muhammad Al\u00ec, dai pugili ai rivoluzionari, il suo racconto supera i confini del campo e diventa reportage umano, empatico, dalla parte degli ultimi. Con Min\u00e0, lo sport si intreccia definitivamente con i diritti, le contraddizioni del potere e la dignit\u00e0 degli ultimi. Gianni Mura \u00e8 una voce libera e ironica, con rubriche diventate leggendarie. Usa lo sport per parlare di potere, ipocrisie, conformismi. I suoi \u201cSette giorni di cattivi pensieri\u201d ogni domenica non sono solo pagelle, ma un osservatorio puntuale sull\u2019Italia che cambia e spesso torna indietro. Il suo giornalismo \u00e8 fatto di curiosit\u00e0, indignazione civile e amore per i dettagli, capace di far convivere leggerezza e profondit\u00e0. I quattro Gianni non \u00e8 soltanto un libro sul giornalismo sportivo, ma una vera e propria storia culturale dell\u2019Italia contemporanea. \u00c8 il racconto di una redazione che diventa laboratorio di idee, di un mestiere vissuto come missione civile, di un\u2019epoca in cui la scrittura contava quanto la notizia. Un volume che restituisce voce, atmosfera e tensione di anni irripetibili, ricordandoci che il giornalismo migliore nasce quando intelligenza, libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 camminano insieme. Giuseppe Smorto Ha fatto sempre il giornalista, anche se sognava una vita da psicanalista. Invece ha vinto una borsa di studio ed \u00e8 salito sull\u2019astronave &#8216;Repubblica&#8217;. \u00c8 stato caporedattore allo Sport, al &#8216;Venerd\u00ec&#8217;, alla cronaca di Torino, poi responsabile e direttore del sito &#8216;Repubblica.it&#8217; e vicedirettore del giornale. Ha scritto vari libri sulla Calabria (dove \u00e8 nato), \u00e8 stato co-autore di Semidei, un docufilm sui Bronzi di Riace. Ha firmato due podcast: &#8216;Dimmi chi era Gianni Brera&#8217; e &#8216;Chiamami Mister&#8217; (insieme ad Aligi Pontani), su un\u2019esperienza di calcio per ragazzi autistici.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;C\u2019\u00e8 un silenzio che ci accompagna da sempre, ma che abbiamo imparato a ignorare. \u00c8 il silenzio degli animali. Un silenzio che non \u00e8 assenza di voce, ma una lingua diversa, fatta di sguardi, di movimenti minimi, di respiri trattenuti. Gli animali parlano, ma non con le parole: lo fanno con la vita stessa, con il loro esserci nel mondo in modo discreto, umile, necessario&#8221;. Dacia Maraini ha sempre scritto del suo rapporto speciale con i nostri &#8216;fratelli&#8217; del mondo animale. Di quanto siano importanti per noi &#8216;umani&#8217; e di quanto sia decisivo difenderne i diritti e capirne le sofferenze. \u00a0<\/p>\n<p>Nelle pagine di &#8216;Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani&#8217;, sugli scaffali con Solferino dal 13 gennaio, che raccolgono racconti, memorie e interventi pubblici, la scrittrice ribadisce il rispetto per l\u2019ambiente (che non \u00e8 solo nostro), la ferma opposizione alle pratiche di sfruttamento o al rito insensato della caccia; spiega la sua scelta vegetariana e condanna gli allevamenti intensivi. E lo fa soprattutto raccontando delle storie: di compagni di vita, di cani &#8216;che ragionano&#8217; e &#8216;a volte volano&#8217;, di gatti &#8216;che si credono pantere&#8217;, di &#8216;gabbiani intelligenti&#8217;, di lupi, orsi, cervi e molte altre creature meravigliose (non esclusi topi e galline). Le sue favole e le sue riflessioni appassionate esplorano il legame profondo in grado di unirci a esseri tanto diversi, eppure tanto simili a noi. Per comprendere infine come essi &#8216;non ci chiedano parole, ma gesti. Non proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte pi\u00f9 autentica e gentile di noi stessi&#8217;.\u00a0<\/p>\n<p>Stefania Auci torna in libreria con &#8216;L\u2019Alba dei Leoni&#8217; (Edizioni Nord), il nuovo capitolo della saga dei Florio che &#8220;racconta finalmente le radici di questa famiglia, il percorso tormentato e straordinario che la porta da Bagnara Calabra a Palermo e gli avvenimenti che hanno segnato per sempre il suo destino\u201d. Bagnara Calabra nel 1772 \u00e8 un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma \u00e8 cos\u00ec, ed \u00e8 la casa della famiglia Florio. Niente \u00e8 facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e determinazione: dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all\u2019amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull\u2019orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente \u00e8, insieme, un\u2019eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finch\u00e9 non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano cos\u00ec saldamente intrecciati: prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libert\u00e0 \u00e8 esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, pi\u00f9 matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un\u2019isola dove ci sono soldi e potere\u2026\u00a0<\/p>\n<p>Perch\u00e9, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sar\u00e0 il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l&#8217;intera storia dei Florio, dall&#8217;inizio alla fine. E questo \u00e8 l&#8217;inizio. Questa \u00e8 l\u2019alba dei Leoni di Sicilia.\u00a0<\/p>\n<p>Sar\u00e0 in libreria con Sellerio dal 13 gennaio &#8216;Quattro presunti familiari&#8217; di Daniele Mencarelli. Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima, solo la fatalit\u00e0 e le particolari condizioni ambientali hanno potuto salvaguardarli. A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del maresciallo Damasi e dell\u2019appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese n\u00e9 qualit\u00e0, ma con una fame insaziabile di esperienza. Bisogna dare un nome a quelle ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari. \u00a0<\/p>\n<p>In tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la scomparsa di un loro caro. Chi avr\u00e0 lo stesso Dna recuperato dallo scheletro vincer\u00e0 una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potr\u00e0 finalmente piangere il proprio congiunto sparito nel nulla. Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato. Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le fondamenta, c\u2019\u00e8 un\u2019energia che viene da lontano, che mai \u00e8 scomparsa e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell\u2019architettura, nella storia di una citt\u00e0, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria. \u00a0<\/p>\n<p>Un\u2019energia che entra nei corpi e nelle menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilit\u00e0 frustrata, gesto feroce e autorit\u00e0 implacabile, divisa d\u2019ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia. In queste oscurit\u00e0 si muovono le anime che Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate da errori e sogni. In loro si annida il tesoro pi\u00f9 prezioso, la luce di una redenzione e di un riscatto, l\u2019attimo folgorante in cui il male diviene verit\u00e0, senza vincoli e coercizioni.\u00a0<\/p>\n<p>Esce con Einaudi il 13 gennaio &#8216;Internet non \u00e8 un posto per femmine&#8217; di Silvia Semenzin. Chi ha detto che la tecnologia \u00e8 roba da uomini? All\u2019inizio erano le donne a scrivere i codici, a programmare i computer. Poi qualcosa \u00e8 andato storto. O meglio: qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare una cosa tecnica, maschile. Da l\u00ec in poi, \u00e8 stato un crescendo di esclusione, sessismo, discriminazione. Silvia Semenzin racconta tutto questo con uno stile personale e coinvolgente, che intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista. \u00a0<\/p>\n<p>Dalle prime esperienze sui social fino all\u2019impegno come sociologa e attivista ci guida in un viaggio rivelatore dentro l\u2019anima pi\u00f9 oscura e misogina di Internet. Analizza le forme della violenza di genere digitale, il ruolo degli algoritmi nella diffusione degli stereotipi e la radicalizzazione emotiva e politica che avviene sempre pi\u00fa spesso online, in un ecosistema dove proliferano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour, rafforzano e normalizzano la disuguaglianza di genere. La cosiddetta &#8216;manocultura&#8217; \u00e8 ormai un fenomeno globale, alimentato da agende politiche e strategie comunicative sempre pi\u00f9 raffinate. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi di Internet, dobbiamo sviluppare una nuova consapevolezza e una nuova capacit\u00e0 di immaginare il futuro. La tecnologia non \u00e8 mai neutrale: va capita, criticata \u2013 e cambiata \u2013 prima che siano gli altri a decidere per noi.\u00a0<\/p>\n<p>Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla. Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Inizia cos\u00ec il nuovo libro di Piergiorgio Pulixi &#8216;Il nido del corvo&#8217; pubblicato da Feltrinelli sugli scaffali dal 13 gennaio. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. \u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalit\u00e0 da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell\u2019azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un\u2019altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Pi\u00f9 Corvo e Zardi si avvicinano alla verit\u00e0, pi\u00f9 diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l\u2019opera suprema che l\u2019Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro.\u00a0<\/p>\n<p>Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell\u2019anima umana. &#8216;Il nido del corvo&#8217; \u00e8 il big bang di un universo narrativo in espansione, nelle cui pieghe si muovono anche i personaggi del precedente romanzo, &#8216;La donna nel pozzo&#8217;. Ogni libro diventa il tassello di un mosaico pi\u00f9 grande, racconto di un mondo che svela connessioni segrete, inaspettate, imprevedibili, ma che rapisce e cattura ugualmente chi vi entra per la prima volta, inaugurando un viaggio nella crime fiction di cui sentiremo parlare nei prossimi anni.\u00a0<\/p>\n<p>Dal 20 gennaio con Guanda sar\u00e0 sugli scaffali &#8216;Il mondo senza inverno&#8217; di Bruno Arpaia. L\u2019avventura dei personaggi del fortunato &#8216;Qualcosa, l\u00e0 fuori&#8217; (libro scritto dallo stesso Arpaia nel 2016) non \u00e8 finita, sebbene continui in uno scenario completamente diverso: dopo l\u2019estenuante migrazione attraverso un\u2019Europa devastata dalla crisi climatica, Marta, sua figlia Sara e il giovane Miguel sono riusciti ad arrivare in Scandinavia, dove le condizioni climatiche permettono ancora una vita civile organizzata. \u00a0<\/p>\n<p>Accolti nella casa di Ahmed, i tre si illudono di essere in salvo. Purtroppo per loro, non \u00e8 cos\u00ec. L\u2019intelligenza artificiale esercita una sorveglianza soffusa e totale sulla popolazione, suddivisa in caste. Al vertice regnano i cittadini A, con neurochip impiantati nel cervello, con vite pi\u00f9 lunghe e capacit\u00e0 fisiche che li rendono superiori a tutti gli altri. Quando i disastri climatici e la prolungata siccit\u00e0 cominciano a intaccare le risorse alimentari, i cittadini C, rigidamente confinati in citt\u00e0 satellite di baracche improvvisate e abbandonati a s\u00e9 stessi, si ribellano. Mentre le condizioni di vita si fanno sempre pi\u00f9 proibitive, Marta, Sara e Miguel si uniscono alla Resistenza e si preparano all\u2019ultimo sforzo. In questo incalzante romanzo di speculative fiction Bruno Arpaia immagina uno dei nostri possibili scenari futuri, del quale gi\u00e0 si scorgono le tracce nel presente. Tracce che noi non vediamo o preferiamo non vedere.\u00a0<\/p>\n<p>Sar\u00e0 in libreria con La Nave di Teseo &#8216;Cento milioni di anni e un giorno&#8217; di Jean-Baptiste Andrea. Alpi occidentali, agosto del 1954. Stan, paleontologo quasi alla fine di una carriera accademica di scarso successo, convoca Umberto, il suo vecchio assistente e grande amico, in un villaggio sperduto tra Francia e Italia per un progetto segreto. O meglio, per inseguire un sogno. Di quelli cos\u00ec importanti, radicati e lucidamente folli che non si possono ignorare. Un sogno che ha la forma di un fossile misterioso. Apatosauro? Diplodoco? O addirittura brontosauro? Nessuno lo sa veramente, le tracce sono labili. Ma per Stan l\u2019antico mostro dorme, sicuramente, da qualche parte lass\u00f9, nel ghiaccio. Se lo scopre sar\u00e0, finalmente, la gloria, quella che non ha mai avuto e che forse non ha mai veramente cercato, ma che ha sempre sognato. Quella che renderebbe orgogliosa la madre, morta da tempo, e dimostrerebbe al dispotico padre che il figlio \u00e8 riuscito a farcela. Per ottenerla, per\u00f2, bisogna salire fino a dove l\u2019uomo raramente mette piede, dove freddo, altitudine e solitudine stringono in una morsa il cuore di chi osa avventurarsi e dove anche i rapporti di amicizia pi\u00f9 saldi rischiano di spezzarsi. Riusciranno Stan, Umberto, il suo giovane assistente Peter e Gi\u00f2, la silenziosa ed esperta guida, a restare uniti, a raggiungere il fossile nascosto nel ghiacciaio e, soprattutto, a sopravvivere? Stan conosce benissimo i rischi, ma sa anche che la strada per il suo sogno \u00e8 una sola, bisogna salire. Cento milioni di anni e un giorno \u00e8 un inno alla bellezza delle ossessioni, alla fragilit\u00e0 degli uomini, alla potenza dei ricordi e delle storie che ci portiamo dentro e ci accompagnano anche quando sembrano svanire nella neve.\u00a0<\/p>\n<p>Jean-Baptiste Andrea \u00e8 un regista, scrittore e sceneggiatore francese. &#8216;Mia regina&#8217; (2018), il suo romanzo d\u2019esordio, ha vinto il Prix Femina des lyc\u00e9ens e il Prix du premier roman, raccogliendo in tutto 12 premi letterari. Lavora come sceneggiatore e regista tra la Francia e gli Stati Uniti. Il suo secondo romanzo, &#8216;Cent million d\u2019ann\u00e9es et un jour&#8217; \u00e8 uscito dopo due anni. &#8216;L\u2019uomo che suonava Beethoven&#8217; (2022) fa parte della sua trilogia sull\u2019infanzia e si \u00e8 aggiudicato il Grand Prix RTL-Lire, il premio Relay des Voyageurs Lecteurs e il Prix Ouest-France \u00c9tonnants Voyageurs. Con Vegliare su di lei ha conquistato il Prix Goncourt, il Prix du roman Fnac e il Grand Prix des Lectrices Elle.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cultura<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=42273\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Ecco una selezione delle novit\u00e0 in libreria, tra romanzi, saggi, libri d&#8217;inchiesta e&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":42274,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-42273","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42273","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42273"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42273\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42278,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42273\/revisions\/42278"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/42274"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42273"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42273"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42273"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}