{"id":34684,"date":"2025-12-05T21:14:01","date_gmt":"2025-12-05T21:14:01","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=34684"},"modified":"2025-12-05T21:14:01","modified_gmt":"2025-12-05T21:14:01","slug":"e-morto-frank-gehry-addio-allarchistar-del-guggenheim-di-bilbao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=34684","title":{"rendered":"\u00c8 morto Frank Gehry, addio all&#8217;archistar del Guggenheim di Bilbao"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211;<br \/>\nFrank O. Gehry, considerato uno dei pi\u00f9 rivoluzionari architetti del secondo Novecento e tra i massimi interpreti del decostruttivismo, \u00e8 morto oggi all&#8217;et\u00e0 di 96 anni nella sua abitazione di Santa Monica, in California, in seguito a una breve malattia respiratoria. La notizia \u00e8 stata confermata dal suo staff al &#8216;New York Times&#8217;, chiudendo un capitolo fondamentale della storia dell&#8217;architettura contemporanea. Gehry, nato a Toronto il 28 febbraio 1929 come Frank Owen Goldberg e naturalizzato statunitense, lascia un&#8217;eredit\u00e0 che va oltre la forma costruita, incrociando innovazione tecnologica, creativit\u00e0 artistica e un&#8217;idea radicale di architettura come esperienza emotiva e culturale.\u00a0<\/p>\n<p>Nel corso della sua lunga carriera Gehry ha firmato alcune delle opere pi\u00f9 iconiche dell&#8217;architettura mondiale. Tra i suoi progetti pi\u00f9 celebri figurano il Guggenheim Museum di Bilbao (1997), considerato uno dei massimi capolavori dell&#8217;epoca contemporanea, e l&#8217;Experience Music Project di Seattle (2000). A essi si aggiungono la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles (2003), il Frederick R. Weisman Art and Teaching Museum a Minneapolis (1993), il Center for the Visual Arts a Toledo (1993), l\u2019American Center di Parigi (1994), la sede della Nationale-Nederlanden a Praga, nota come &#8220;Casa danzante&#8221; o &#8220;Ginger &amp; Fred&#8221; (1996), il New World Center di Miami Beach (2010), il Lou Ruvo Center for Brain Health di Las Vegas (2010), la Beekman Tower di New York (2011), il Biomuseo di Panama (2014), la Guggenheim Abu Dhabi (2017) e il Dwight D. Eisenhower Memorial a Washington (2020). Tra i numerosi riconoscimenti, il Pritzker Prize nel 1989 e il Leone d&#8217;Oro alla carriera della Biennale Architettura di Venezia nel 2008.\u00a0<\/p>\n<p>La sua ricerca teorica e formale ha trovato compimento in un percorso che ha ridefinito il linguaggio dell\u2019architettura a partire dalla scomposizione dell&#8217;edificio in volumi indipendenti, riassemblati in modo apparentemente illogico, ma capaci di raccontare dinamiche spaziali del tutto nuove. L&#8217;uso di materiali inconsueti &#8211; lamiera ondulata, compensato grezzo, rete metallica, pannelli industriali &#8211; \u00e8 diventato una cifra distintiva, cos\u00ec come il ricorso a software avanzati, mutuati dall\u2019industria aeronautica, che negli anni Novanta gli hanno permesso di modellare superfici libere e complesse, anticipando la rivoluzione digitale nel progetto architettonico.\u00a0<\/p>\n<p>\nLa formazione di Gehry inizia alla University of Southern California e prosegue alla Harvard University, dove si avvicina ai temi dell\u2019urbanistica. Dopo le esperienze nello studio di Victor Gruen e l\u2019apertura del suo atelier a Los Angeles nel 1962, intraprende un percorso autonomo che negli anni Ottanta rivoluziona persino la casa unifamiliare, trasformata in un laboratorio di sperimentazione materica e spaziale. L&#8217;abitazione privata di Santa Monica, realizzata tra il 1977 e il 1978, rappresenta uno dei punti di svolta: un intervento radicale su una modesta casa esistente, avvolta da una pelle di materiali grezzi e scomposti, destinato a far discutere e a rilanciare Gehry come figura di rottura nella scena architettonica internazionale.\u00a0<\/p>\n<p>La sua produzione di quegli anni comprende progetti come il Cabrillo Marine Museum di San Pedro (1979), la Loyola Law School (1981) e il California Aerospace Museum (1982) a Los Angeles, oltre al Museum of Art di Santa Monica (1988). Il percorso prosegue in modo ininterrotto negli anni successivi, con una serie di opere che consolidano la sua vocazione a un&#8217;architettura scultorea e dinamica: dalla sede della Vitra International a Birsfelden, in Svizzera (1994), alla struttura amministrativa del Team Disney ad Anaheim (1995), fino alle forme ardito del Dancing House di Praga (1996), dove due torri si intrecciano come in una coreografia.\u00a0<\/p>\n<p>Il punto di massima visibilit\u00e0 arriva con il Guggenheim Museum di Bilbao, inaugurato nel 1997. L&#8217;edificio, definito da molti critici come una delle architetture pi\u00f9 influenti degli ultimi cinquant&#8217;anni, ha trasformato una citt\u00e0 industriale in declino in un centro culturale internazionale, generando quel fenomeno mediatico ed economico conosciuto come &#8220;Bilbao effect&#8221;. Le sue forme fluide, rivestite di titanio, hanno ispirato una generazione di architetti e un intero filone di progettazione urbana fondato sull&#8217;idea che un\u2019opera iconica possa innescare la rinascita di un territorio.\u00a0<\/p>\n<p>Anche l<\/p>\n<p>a Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, completata nel 2003 dopo un iter progettuale durato oltre un decennio, \u00e8 considerata una delle sue opere simbolo: un involucro d\u2019acciaio dalle linee morbide e avvolgenti che racchiude un interno dalle qualit\u00e0 acustiche e spaziali uniche. Per Gehry, quell&#8217;edificio rappresentava un ritorno alle origini, essendo situato a pochi chilometri dall\u2019appartamento in cui aveva vissuto da adolescente.\u00a0<\/p>\n<p>Accanto ai grandi musei e ai complessi culturali, Gehry ha continuato a sviluppare progetti residenziali, spazi pubblici, sculture monumentali e installazioni. L&#8217;attenzione al contesto, la capacit\u00e0 di giocare con la percezione e una sensibilit\u00e0 quasi pittorica nel modellare la luce definiscono un approccio che ha spesso diviso la critica: per alcuni troppo spettacolare, per altri espressione di una libert\u00e0 creativa che l\u2019architettura sembrava aver smarrito dagli anni Sessanta.\u00a0<\/p>\n<p>Il rapporto con l&#8217;Europa \u00e8 stato costante. In Italia, Gehry ha progettato il Venice Gateway, il terminal nautico che collegher\u00e0 l&#8217;aeroporto Marco Polo al centro storico, concepito come una grande infrastruttura capace di dialogare con la natura acquatica della laguna. Una retrospettiva fondamentale del suo lavoro, Frank O. Gehry dal 1997, \u00e8 stata ospitata dalla Triennale di Milano nel 2009.\u00a0<\/p>\n<p>Negli ultimi anni l\u2019architetto aveva continuato a lavorare a pieno ritmo, firmando il progetto della Pierre Boulez Hall a Berlino (2017) e la torre della Luma Foundation ad Arles (2021), un edificio dalle geometrie frastagliate che richiama le rocce calcaree delle Alpilles. Era inoltre impegnato in nuovi progetti per il gruppo LVMH, tra cui un grande flagship store di Louis Vuitton a Beverly Hills e un edificio multifunzionale a Parigi, oltre a una nuova sala da concerto per la Colburn School di Los Angeles.\u00a0<\/p>\n<p>Gehry ha sempre negato di essere un &#8220;archistar&#8221;, etichetta applicata spesso ai progettisti pi\u00f9 mediatici. &#8220;Si entra in architettura per rendere il mondo un posto migliore&#8221;, ripeteva. &#8220;L&#8217;ego viene dopo, con la stampa e tutto il resto. All\u2019inizio \u00e8 tutto molto innocente&#8221;. Una dichiarazione che restituisce la dimensione pi\u00f9 profonda del suo lavoro: un&#8217;architettura pensata non come gesto narcisista ma come spazio capace di accogliere, sorprendere e coinvolgere il pubblico. (di Paolo Martini)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cultura<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=34684\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Frank O. 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