{"id":32665,"date":"2025-11-30T00:27:32","date_gmt":"2025-11-30T00:27:32","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=32665"},"modified":"2025-11-30T00:27:32","modified_gmt":"2025-11-30T00:27:32","slug":"buon-compleanno-woody-allen-lultimo-romantico-nevrotico-di-new-york-compie-oggi-90-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=32665","title":{"rendered":"Buon compleanno Woody Allen, l&#8217;ultimo romantico nevrotico di New York compie oggi 90 anni"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; C&#8217;\u00e8 un uomo che ha fatto della propria fragilit\u00e0 un&#8217;arte e delle proprie nevrosi un linguaggio universale. \u00c8 Woody Allen il regista che ha trasformato la timidezza dello shlemiel ebreo newyorchese (ovvero di una persona maldestra, sfortunata, incapace di cavarsela, ma in modo tenero e ironico) in una filosofia di vita, in una lente deformante e lucidissima attraverso cui osservare il mondo. Da pi\u00f9 di sessant&#8217;anni Allen racconta con ironia e malinconia le miserie e i paradossi dell\u2019esistenza umana, alternando risate e sconforto, jazz e filosofia, amori impossibili e senso di colpa. E oggi mentre taglia il traguardo dei 90 anni (nacque il 30 novembre 1935 e fu registrato all&#8217;anagrafe il giorno successivo, 1 dicembre,e cos\u00ec si spiega la discrepanza di date che si registra nelle sue biografie), resta uno degli ultimi veri autori del cinema contemporaneo: un uomo che ha saputo coniugare Ingmar Bergman e Groucho Marx, Fedor Dostoevskij, Sigmund Freud e George Gershwin, con la leggerezza del funambolo che sa di camminare sul filo del dubbio.\u00a0<\/p>\n<p>Allen Stewart Konigsberg &#8211; il suo vero nome &#8211; \u00e8 nato a Brooklyn, nel cuore di una New York che non ha mai smesso di amare e filmare. Quella citt\u00e0 \u00e8 la sua musa, la sua ossessione, il suo eterno palcoscenico. &#8220;Manhattan&#8221; (1979) non \u00e8 solo un film, ma una dichiarazione d&#8217;amore in bianco e nero, un&#8217;ode a una citt\u00e0 che vibra di malinconia e speranza, di jazz e di luci al neon. \u00c8 il teatro di un microcosmo umano fatto di scrittori insicuri, donne indecifrabili e relazioni sentimentali complicate, come complicata \u00e8 la vita per chi si interroga troppo su di essa.\u00a0<\/p>\n<p>Ma prima di arrivare a &#8220;Io e Annie&#8221;, il film che nel 1978 gli regal\u00f2 quattro Oscar (tra cui miglior regia e miglior sceneggiatura), Woody Allen aveva percorso la lunga strada del comico di cabaret e del battutista televisivo. Scriveva gag per altri, come un ghost writer dell&#8217;umorismo, fino a trovare la propria voce in una serie di pellicole che mescolavano satira e assurdo. \u00a0<\/p>\n<p>Dalla satira pi\u00f9 spumeggiante alla riflessione sull&#8217;amore e sull&#8217;assurdo della vita, la carriera di Woody Allen \u00e8 stato fin dagli inizi un viaggio irresistibile nel cinema e nella comicit\u00e0. Si passa da &#8220;Prendi i soldi e scappa&#8221; (1969), esordio che gi\u00e0 mostra la sua ironia tagliente, a &#8220;Il dittatore dello stato libero di Bananas&#8221; (1971), fino ai colpi di genio di &#8220;Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere&#8221; (1972) e &#8220;Il dormiglione&#8221; (1973), e poi alle commedie romantiche e satiriche come &#8220;Amore e guerra&#8221; (1975). Ogni film \u00e8 un tassello di un mosaico unico, dove la malinconia convive con la risata e dove lo sguardo sull&#8217;umanit\u00e0 resta sempre acuto e indimenticabile. Erano film che facevano ridere e pensare, in cui la cultura alta veniva sporcata con la comicit\u00e0 pi\u00f9 fisica, e la filosofia finiva in mezzo alle gag.\u00a0<\/p>\n<p>Poi arriv\u00f2 &#8220;Io e Annie&#8221;, e tutto cambi\u00f2. Con quella commedia sentimentale intellettuale &#8211; che raccontava il fallimento di un amore e l\u2019impossibilit\u00e0 di smettere di analizzarlo &#8211; Allen trov\u00f2 la sua forma definitiva. Al centro c&#8217;era Diane Keaton, musa e compagna di vita, e un uomo che parlava troppo, amava troppo, pensava troppo. Da quel momento il comico divent\u00f2 autore, e il regista nevrotico di New York divenne la voce di un&#8217;intera generazione di spettatori.\u00a0<\/p>\n<p>Negli anni successivi, Allen cominci\u00f2 a scavare pi\u00f9 a fondo nei propri fantasmi: con &#8220;Interiors&#8221; (1978) e &#8220;Settembre&#8221; (1987) guard\u00f2 a Bergman e Anton echov, con &#8220;Stardust Memories&#8221; (1980) e &#8220;Zelig&#8221; (1983) riflett\u00e9 sul mestiere dell&#8217;artista e sull&#8217;identit\u00e0, con &#8220;La rosa purpurea del Cairo&#8221; (1985) mise in scena la sua devozione per il cinema, immaginando una spettatrice che fugge dalla realt\u00e0 entrando nello schermo. Ogni film sembrava una variazione sul tema della solitudine e del desiderio, del rimpianto e della fuga. Eppure, nel suo pessimismo ostinato, Allen restava sempre un ottimista morale: &#8220;Bisogna credere in qualcosa. Io credo che tutto ci\u00f2 che serve sia un buon pasto&#8221;, faceva dire a un suo personaggio.\u00a0<\/p>\n<p>Con &#8220;Hannah e le sue sorelle&#8221;, nel 1986, tocc\u00f2 uno dei vertici pi\u00f9 alti: un affresco corale di passioni e malinconie familiari, dove la fragilit\u00e0 diventa compassione e la paura della morte si placa grazie alla musica di Louis Armstrong e alla comicit\u00e0 dei fratelli Marx. &#8220;Mi sono salvato guardando una loro scena&#8221;, dice il suo alter ego. \u00c8 il manifesto della sua fede pi\u00f9 profonda: la risata come redenzione.\u00a0<\/p>\n<p>Negli anni Novanta e Duemila, mentre Hollywood si allontanava da lui e l&#8217;Europa continuava ad adorarlo, Allen non smise di cercare nuove strade. Gir\u00f2 film pi\u00f9 cupi come &#8220;Crimini e misfatti&#8221;, &#8220;Ombre e nebbia&#8221;, &#8220;Mariti e mogli&#8221;, ma anche commedie raffinate come &#8220;Pallottole su Broadway&#8221;, &#8220;La dea dell&#8217;amore&#8221; e &#8220;Tutti dicono I love you&#8221;. Con &#8220;Accordi e disaccordi&#8221; e &#8220;Criminali da strapazzo&#8221; torn\u00f2 ai toni leggeri delle origini, prima di reinventarsi regista europeo con &#8220;Match Point&#8221;, &#8220;Sogni e delitti&#8221;, &#8220;Vicky Cristina Barcelona&#8221;, &#8220;Midnight in Paris&#8221; e &#8220;To Rome with Love&#8221;. Ognuno di questi film \u00e8 una variazione del suo stesso tema: la casualit\u00e0 della vita, il desiderio che travolge, la morale che vacilla, l&#8217;arte come rifugio.\u00a0<\/p>\n<p>Il genio di Allen \u00e8 stato anche quello di trasformare se stesso in un personaggio. La sua figura &#8211; esile, nervosa, eternamente indecisa &#8211; \u00e8 diventata un archetipo, una maschera riconoscibile quanto quella di Charlie Chaplin. In scena o fuori scena, Woody \u00e8 sempre Woody: un uomo che parla di psicanalisi come altri parlano del meteo, che si interroga su Dio e sull&#8217;amore con la stessa ironia con cui si lamenta del traffico o del mal di schiena.\u00a0<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni la sua vita \u00e8 stata segnata da controversie e accuse che hanno diviso pubblico e critica. Il lungo conflitto con Mia Farrow, le accuse di molestie da parte della figlia Dylan &#8211; sempre da lui negate e mai provate in sede giudiziaria &#8211; hanno oscurato per molti la percezione dell&#8217;artista, soprattutto in un&#8217;epoca sensibile come quella del movimento #MeToo. Allen ha continuato a difendersi, sostenendo di essere stato vittima di una campagna mediatica e ribadendo che le indagini dell&#8217;epoca lo avevano scagionato. La verit\u00e0, come spesso accade nel suo cinema, resta un territorio ambiguo, dove la colpa e l&#8217;innocenza convivono nello stesso sguardo.\u00a0<\/p>\n<p>Eppure, al di l\u00e0 delle ombre, la sua filmografia &#8211; pi\u00f9 di cinquanta titoli in quasi sessant&#8217;anni &#8211; \u00e8 un monumento alla libert\u00e0 creativa. Un corpus che attraversa i generi e le epoche, rimanendo sempre fedele a un\u2019unica ossessione: raccontare la fragilit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno. Anche nei film pi\u00f9 recenti, da &#8220;Caf\u00e9 Society&#8221; a &#8220;Un giorno di pioggia a New York&#8221;, da &#8220;Rifkin&#8217;s Festival&#8221; fino al pi\u00f9 recente &#8220;Coup de chance&#8221;, girato in francese, Allen non ha smesso di interrogarsi sul destino e sull&#8217;amore, sul caso e sulla morale. \u00c8 come se ogni film fosse un nuovo tentativo di dare un senso al caos, un piccolo esperimento morale travestito da commedia.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2020 ha pubblicato la sua autobiografia, &#8220;A proposito di niente&#8221; (La nave di Teseo), un titolo che sembra la perfetta sintesi della sua filosofia esistenziale: ironica, disincantata, ma piena d&#8217;amore per la vita. E anche se lui stesso ama ripetere che &#8220;non credo nell&#8217;aldil\u00e0, ma porter\u00f2 con me un cambio di biancheria, non si sa mai&#8221;, la sua opera ha gi\u00e0 conquistato un posto nell&#8217;eternit\u00e0 del cinema. A novant&#8217;anni Woody Allen resta un paradosso vivente: un pessimista che fa ridere, un intellettuale che crede nel potere della risata, un artigiano del cinema che rifugge i grandi apparati industriali, un uomo che filma ancora come se dovesse convincere se stesso che la vita &#8211; con tutte le sue nevrosi, le sue ingiustizie e i suoi amori complicati &#8211; vale comunque la pena di essere vissuta. Forse \u00e8 questa la sua pi\u00f9 grande lezione: che si pu\u00f2 guardare al mondo con disincanto senza smettere di cercare la meraviglia. E se domani qualcuno gli chieder\u00e0 come si sente a novant&#8217;anni, \u00e8 facile immaginare la risposta, detta con un sorriso ironico e uno sguardo sfuggente: &#8220;Abbastanza bene, considerando che l&#8217;alternativa era peggiore&#8221;. (di Paolo Martini)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>spettacoli<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=32665\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; C&#8217;\u00e8 un uomo che ha fatto della propria fragilit\u00e0 un&#8217;arte e delle proprie&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":32666,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-32665","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32665","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32665"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32665\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32682,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32665\/revisions\/32682"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/32666"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32665"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32665"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32665"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}