{"id":26531,"date":"2025-11-11T09:17:55","date_gmt":"2025-11-11T09:17:55","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=26531"},"modified":"2025-11-11T09:17:55","modified_gmt":"2025-11-11T09:17:55","slug":"addio-a-tatsuya-nakadai-lultimo-samurai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=26531","title":{"rendered":"Addio a Tatsuya Nakadai, l&#8217;ultimo samurai"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; L&#8217;attore giapponese Tatsuya Nakadai, figura monumentale del cinema nipponico e mondiale, interprete prediletto dei registi Akira Kurosawa e Masaki Kobayashi, \u00e8 morto a Tokyo all&#8217;et\u00e0 di 92 anni. La notizia della scomparsa \u00e8 stata diffusa da &#8220;The Japan News&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Nato a Tokyo il 13 dicembre 1932, con il nome di Motohisa Nakadai, era un giovane commesso quando venne notato per caso dal regista Kobayashi, che lo volle nel film &#8220;La stanza dalle pareti spesse&#8221; (1954). Da quel momento inizi\u00f2 una carriera straordinaria, segnata da un&#8217;interpretazione pi\u00f9 potente dell&#8217;altra, fino a diventare simbolo del Giappone del dopoguerra, diviso tra tradizione, onore e modernit\u00e0. Con Kobayashi, Nakadai instaur\u00f2 un legame artistico profondo e duraturo, partecipando a undici dei suoi film. La consacrazione arriv\u00f2 con la trilogia &#8220;La condizione umana&#8221; (1959-1961), in cui interpretava Kaji, un pacifista costretto a confrontarsi con la brutalit\u00e0 del militarismo e dell&#8217;oppressione. Il ruolo lo impose come uno degli interpreti pi\u00f9 intensi e morali del cinema giapponese. E&#8217; stato poi da lui diretto in &#8220;L&#8217;ultimo samurai&#8221; (1967).\u00a0<\/p>\n<p>Nel 1962 torn\u00f2 a lavorare con Kobayashi in &#8220;Harakiri&#8221;, potente denuncia della rigidit\u00e0 del codice d&#8217;onore dei samurai. Nei panni del ronin Hanshiro Tsugumo, Nakadai offr\u00ec una delle sue interpretazioni pi\u00f9 celebri, simbolo di dignit\u00e0 e ribellione contro l&#8217;ipocrisia del potere feudale.La sua carriera incroci\u00f2 presto quella di  Kurosawa, il pi\u00f9 grande regista giapponese del Novecento. Nakadai fece una breve apparizione, non accreditata, in &#8220;I sette samurai&#8221; (1954): un piccolo ruolo che, nel tempo, gli valse l&#8217;appellativo affettuoso di &#8220;ottavo samurai&#8221;, simbolico riconoscimento del suo ingresso nel mondo dei grandi del cinema nipponico. In seguito divenne uno dei volti prediletti di Kurosawa, soprattutto dopo la rottura del regista con Toshiro Mifune, con il quale Nakadai era grande amico. Kurosawa lo scelse per interpretazioni di straordinaria intensit\u00e0 in &#8220;Kagemusha &#8211; L&#8217;ombra del guerriero&#8221; (1980) e &#8220;Ran&#8221; (1985). In quest\u2019ultimo film, ispirato a &#8220;Re Lear&#8221; di William Shakespeare, Nakadai vest\u00ec i panni di Hidetora Ichimonji, un sovrano anziano che vede la sua eredit\u00e0 disintegrarsi per colpa dell&#8217;ambizione dei figli. Fu un ruolo colossale, carico di tragedia e umanit\u00e0, che segn\u00f2 per sempre la storia del cinema mondiale. Kurosawa stesso lo defin\u00ec &#8220;un attore capace di trasformare il silenzio in parola e la parola in dolore&#8221;. Kurosawa nel frattempo lo aveva gi\u00e0 diretto anche in &#8220;La sfida del samurai&#8221; (1961), &#8220;Sanjuro&#8221; (1962) e &#8220;Anatomia di un rapimento&#8221; (1963).\u00a0<\/p>\n<p>Nel corso di oltre settant&#8217;anni di carriera, Nakadai lavor\u00f2 con maestri come Kon Ichikawa, Hiroshi Teshigahara, Hideo Gosha, Mikio Naruse e Kihachi Okamoto. Tra i suoi film pi\u00f9 noti figurano &#8220;Kwaidan&#8221; (1964), &#8220;Il volto di un altro&#8221; (1966), &#8220;Goyokin&#8221; (1969) e &#8220;Hachiko Monogatari&#8221; (1987). Sempre elegante e discreto, possedeva un magnetismo scenico che lo rese un punto di riferimento per generazioni di attori.\u00a0<\/p>\n<p>Tra gli altri suoi film figurano: &#8220;Frenesia di uccidere&#8221; (1959) di Eizo Sugawa (1959), &#8220;Amore immortale&#8221; (1961) di Keisuke Kinoshita (1961), &#8220;L&#8217;avamposto dei disperati&#8221; (1965) di Kihachi Okamoto, &#8220;La battaglia di Port Arthur&#8221; (1969) di Seiji Maruyama (1969), &#8220;L\u00e0 dove volano i corvi&#8221; (1969) di Hideo Hosha, &#8220;Kamikaze &#8211; Okinawa Zero&#8221; (1971) di Kihachi Okamoto. Tatsuya Nakadai ha recitato anche in un film western: &#8220;Oggi a me&#8230; domani a te&#8221; (1968) di Tonino Cervi. \u00a0<\/p>\n<p>Nel 2015 gli fu conferito l&#8217;Ordine della Cultura, la pi\u00f9 alta onorificenza giapponese, e nel 1992 ricevette il titolo di Cavaliere dell&#8217;Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, riconoscimento riservato ai protagonisti della cultura mondiale. Fino a pochi anni fa Nakadai aveva continuato a insegnare e a calcare le scene teatrali. Umile e riflessivo, amava ripetere che &#8220;un attore non deve mai smettere di cercare la verit\u00e0, anche quando recita un samurai&#8221;. Con la sua scomparsa si chiude un&#8217;epoca del cinema giapponese: quella dei grandi interpreti che, con silenziosa potenza, hanno raccontato la storia del Giappone e dell&#8217;uomo. &#8220;Un attore come Nakadai capita una volta ogni secolo&#8221;, disse di lui Masaki Kobayashi. Oggi, con la sua morte, il cinema perde davvero il suo ultimo samurai. (di Paolo Martini)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>spettacoli<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=26531\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#8217;attore giapponese Tatsuya Nakadai, figura monumentale del cinema nipponico e mondiale, interprete prediletto&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":26532,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-26531","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26531","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26531"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26531\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26544,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26531\/revisions\/26544"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26532"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}