{"id":20399,"date":"2025-10-22T13:31:00","date_gmt":"2025-10-22T13:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=20399"},"modified":"2025-10-22T13:31:00","modified_gmt":"2025-10-22T13:31:00","slug":"pasolini-quellultimo-pasto-con-pelosi-nei-ricordi-del-titolare-del-ristorante-in-zona-ostiense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=20399","title":{"rendered":"Pasolini, quell&#8217;ultimo pasto con Pelosi nei ricordi del titolare del ristorante in zona Ostiense"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; &#8220;Vennero qui il primo novembre, verso le undici e un quarto di sera. Era tardi, al ristorante c&#8217;erano solo mio padre, mia madre, il pizzaiolo e il cameriere. Ma Pasolini era un frequentatore assiduo e venne fatto sedere comunque. Ad accompagnarlo c&#8217;era un ragazzo gracile, era Pino Pelosi&#8221;. Sono passati cinquant&#8217;anni da quella notte, quando Pier Paolo Pasolini venne ucciso all&#8217;Idroscalo di Ostia, che oggi lo ricorda con una scultura di Mario Rosati. Mezzo secolo di processi, arresti, smentite, revisioni, dubbi e nuove inchieste che sembrano non aver scalfito i ricordi di Roberto Panzironi, titolare del ristorante &#8216;Al biondo Tevere&#8217;, sull&#8217;Ostiense, dove l&#8217;autore di &#8216;Ragazzi di vita&#8217; consum\u00f2 il suo ultimo pasto insieme al ragazzo &#8216;gracile&#8217; e affamato che per le cronache fu l&#8217;indiscusso assassino di Pasolini.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Nel 1975 avevo 18 anni &#8211; racconta all&#8217;Adnkronos il ristoratore romano &#8211; Pelosi era un ragazzo come me, lui 17enne. Mangi\u00f2 solo lui quel 1 novembre, lasciando spizzicare di tanto in tanto il &#8216;poeta&#8217; che qui veniva con tanti ragazzi a preparare le scene dei film. Ricordo ancora bene che il &#8216;professore&#8217;, cos\u00ec lo chiamavano i miei, si fermava il pomeriggio, quando andavano via i clienti del pranzo e aspettavamo quelli della cena: lui stava l\u00ec, preparava le sequenze, istruiva i collaboratori e si confrontava con i tecnici. E&#8217; qui che gir\u00f2 anche &#8216;La commare secca&#8217;. Veniva spesso con Moravia, Dario Bellezza, ma anche Dacia Maraini, e si metteva sempre a un tavolo quadrato che abbiamo nella sala sopra. Parlavano di poesie, di libri; contrariamente a Moravia, che era burbero con gli aspiranti scrittori che gli chiedevano consigli, Pasolini era sempre tranquillo e aiutava i pi\u00f9 giovani a mettere gi\u00f9 i loro testi&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Quella sera Pasolini e Pelosi si sedettero a un tavolo che ancora oggi \u00e8 nella sala principale del nostro ristorante, fermo nel tempo eppure pronto a ospitare ogni nuovo cliente. Sulla sedia dove Pasolini si accomod\u00f2, c&#8217;\u00e9 ancora un fiocchetto che mia madre leg\u00f2 a una gamba appena seppe la tragica notizia. Si fermarono poco, venti, trenta minuti &#8211; continua Roberto -. Era tranquillo, spizzic\u00f2 qualcosa dal piatto di Pelosi, non alz\u00f2 mai la voce, e a mezzanotte meno qualche minuto pap\u00e0 li accompagn\u00f2 al cancello e lo salut\u00f2&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Oggi il ristorante sulle sponde del Tevere vive nella memoria di Pasolini, una targa ne celebra &#8220;l&#8217;amore rivolto al popolo di Roma&#8221;. &#8220;Di lui, a me che ero poco pi\u00f9 che un ragazzino, una cosa \u00e8 rimasta impressa pi\u00f9 di ogni altra: mangiava sempre senza sale, perch\u00e9 diceva che gli bloccava il cervello. Il primo carpaccio che servimmo qui, verso la fine degli anni Sessanta, fu il poeta a insegnarlo a mia madre. Era un carciofo tagliato fino fino, messo sotto limone con un filo d&#8217;olio, ma, per carit\u00e0, sempre e rigorosamente senza sale&#8221;. (di Silvia Mancinelli)\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=20399\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Vennero qui il primo novembre, verso le undici e un quarto di sera.&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":20400,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-20399","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20399","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20399"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20399\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20459,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20399\/revisions\/20459"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/20400"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20399"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20399"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20399"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}