{"id":19378,"date":"2025-10-19T13:16:22","date_gmt":"2025-10-19T13:16:22","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=19378"},"modified":"2025-10-19T13:16:22","modified_gmt":"2025-10-19T13:16:22","slug":"louvre-il-clamoroso-furto-della-gioconda-nel-1911-a-rubarla-un-decoratore-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=19378","title":{"rendered":"Louvre, il clamoroso furto della Gioconda nel 1911: a rubarla un decoratore italiano"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Parigi, 22 agosto 1911: un giorno che avrebbe cambiato per sempre la storia dell&#8217;arte e la fama di uno dei dipinti pi\u00f9 celebri al mondo. Nel cuore del Louvre, la Gioconda, il celebre ritratto di Leonardo da Vinci, semplicemente scomparve. Il museo di Parigi, simbolo universale della bellezza e custode di tesori inestimabili, si trov\u00f2 improvvisamente sotto i riflettori di un intrigo degno dei migliori thriller. L&#8217;opera, amata e ammirata da milioni di visitatori, era stata trafugata con una semplicit\u00e0 che sfidava l&#8217;immaginazione.\u00a0<\/p>\n<p>A rubare il dipinto fu Vincenzo Peruggia, un decoratore italiano che aveva lavorato proprio nel museo. Con un&#8217;astuzia sorprendente, si nascose negli angoli pi\u00f9 nascosti del Louvre e, al momento giusto, si infil\u00f2 un camice da addetto ai lavori. In pochi istanti, tolse la Gioconda dalla sua cornice e la nascose sotto il cappotto, uscendo indisturbato da una porta secondaria. Nessuno lo vide, nessuno sospett\u00f2.\u00a0<\/p>\n<p>Per due lunghi anni, la Monna Lisa rimase nascosta a Parigi, conservata come un tesoro segreto, fino a quando Peruggia, mosso da un folle e patriottico desiderio di &#8220;restituire&#8221; il capolavoro all&#8217;Italia, cerc\u00f2 di venderla a Firenze. Qui la storia fece il suo giro di boa: la Gioconda torn\u00f2 sotto gli occhi di tutti il 4 gennaio 1914, in una cerimonia trionfale che consacr\u00f2 il furto come uno degli eventi pi\u00f9 clamorosi e affascinanti della storia dell&#8217;arte.\u00a0<\/p>\n<p>A scoprire il furto quella mattina del 22 agosto 1911 furono due artisti parigini, arrivati al Louvre per copiare la Gioconda: la parete che da anni custodiva l&#8217;enigmatico sorriso di Monna Lisa era spoglia. Quello che segu\u00ec fu un caso internazionale, uno scandalo culturale, un giallo degno dei romanzi pi\u00f9 intricati. Ma a orchestrare tutto, incredibilmente, non fu un genio del crimine, n\u00e9 un facoltoso collezionista senza scrupoli. Il ladro si sarebbe scoperto pi\u00f9 tardi era il decoratore italiano, un uomo semplice con un&#8217;idea fissa: riportare la Gioconda in Italia, la terra che, secondo lui, ne era la vera casa.\u00a0<\/p>\n<p>Vincenzo Peruggia era nato l&#8217;8 ottobre 1881 a Dumenza, un piccolo paese della provincia di Varese. Aveva imparato a dipingere pareti e a maneggiare vetri e cornici. Era emigrato a Parigi nel 1907, cercando fortuna come tanti altri connazionali. La sua salute era fragile: soffriva di saturnismo, dovuto all&#8217;inalazione di piombo presente nelle vernici. Isolato, lontano da casa, ma orgoglioso della sua identit\u00e0 italiana, Peruggia trov\u00f2 impiego in una ditta che lo mand\u00f2 anche al Louvre, dove lavor\u00f2 montando vetri protettivi sulle opere esposte.\u00a0<\/p>\n<p>Fu l\u00ec che incontr\u00f2 per la prima volta la Gioconda. Un ritratto piccolo, nemmeno il pi\u00f9 appariscente della galleria, ma ipnotico. E, ai suoi occhi, profondamente italiano. Peruggia era convinto che fosse stata rubata da Napoleone &#8211; cosa storicamente falsa, visto che il quadro fu portato in Francia da Leonardo stesso all&#8217;inizio del Cinquecento &#8211; e decise che toccava a lui restituirlo al suo paese d&#8217;origine.\u00a0<\/p>\n<p>Il 20 agosto 1911, domenica, Peruggia entr\u00f2 al museo e si nascose per la notte. Era tutto calcolato: il luned\u00ec il Louvre era chiuso al pubblico. Alle prime luci del 21 agosto, indoss\u00f2 un camice bianco da operaio, come quelli usati dal personale del museo, e si diresse verso la Sala Carr\u00e9, dove la Gioconda era esposta. Ag\u00ec in pochi minuti. Stacc\u00f2 il dipinto dalla parete, entr\u00f2 nella scaletta della Sala dei Sept M\u00e8tres, tolse con cura la cornice e il vetro, e lo avvolse nella sua giacca. Poi scese nel cortile e si diresse verso l\u2019uscita Jean Goujon, forzando la porta con un piccolo coltellino. Nessuno lo ferm\u00f2. Nessuno lo vide. Con passo tranquillo, sal\u00ec su un autobus, sbagli\u00f2 direzione, e fin\u00ec per rientrare a casa in taxi, in Rue de l&#8217;H\u00f4pital Saint-Louis, con la Gioconda sotto braccio.\u00a0<\/p>\n<p>Il furto fu scoperto la mattina seguente, 22 agosto 1911. Due artisti, Louis B\u00e9roud e Fr\u00e9d\u00e9ric Languillerme, si recarono nella Sala Carr\u00e9 per copiare il quadro e trovarono solo un vuoto rettangolo bianco. Scattarono subito gli allarmi. Il capo della sicurezza fu avvisato, e in poche ore il Louvre si trasform\u00f2 in un cantiere di indagini. La polizia trov\u00f2 la cornice e il vetro protettivo abbandonati nella scaletta e scopr\u00ec che la porta secondaria era stata forzata. L&#8217;ipotesi che il ladro fosse un operaio fu immediata. Anche Peruggia fu interrogato, ma nulla sembr\u00f2 sospetto. Aveva gi\u00e0 nascosto la Gioconda sotto il pavimento del suo tavolo, in una cassa di legno costruita da lui stesso.\u00a0<\/p>\n<p>Intanto, l\u2019opinione pubblica si scatenava. I giornali parlavano di un colpo orchestrato da un collezionista americano, o addirittura di una cospirazione internazionale. Vennero arrestati per errore persino Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso, entrambi poi scagionati. Nessuno immaginava che il quadro fosse a pochi isolati dal Louvre, sotto le assi malmesse di una stanza umida.\u00a0<\/p>\n<p>Peruggia visse due anni da uomo invisibile. Temendo che l&#8217;umidit\u00e0 rovinasse il quadro, lo affid\u00f2 per un periodo a un connazionale nel suo stesso palazzo. Poi lo riprese con s\u00e9, lo port\u00f2 in Italia nel 1913, e si stabil\u00ec a Dumenza. L\u00ec progett\u00f2 il suo colpo finale: vendere la Gioconda agli Uffizi, con la pretesa che restasse in Italia.\u00a0<\/p>\n<p>Il 29 novembre 1913, scrisse sotto il falso nome di &#8220;L\u00e9onard V.&#8221; al collezionista fiorentino Alfredo Geri, offrendogli il dipinto. Geri, incredulo, contatt\u00f2 Giovanni Poggi, direttore degli Uffizi. Organizzarono un incontro per l&#8217;11 dicembre 1913 a Firenze, presso l&#8217;Hotel Tripoli-Italia. Peruggia si present\u00f2 puntuale, apr\u00ec la valigia, e rivel\u00f2 il contenuto. Poggi riconobbe immediatamente &#8216;originale. Gli dissero che dovevano verificare l&#8217;autenticit\u00e0 e il giorno dopo, il 12 dicembre, fu arrestato dai carabinieri.\u00a0<\/p>\n<p>Il processo si svolse a Firenze il 4 e 5 giugno 1914. La stampa internazionale era presente, ma l&#8217;opinione pubblica italiana simpatizzava con Peruggia, considerandolo un patriota. La difesa sostenne che l&#8217;uomo non era del tutto lucido, e un test psichiatrico conferm\u00f2 un possibile squilibrio. La corte, accogliendo le attenuanti, lo condann\u00f2 a un anno e 15 giorni di reclusione per furto aggravato. Il 29 luglio 1914, in appello, la pena fu ridotta a sette mesi e otto giorni. Essendo gi\u00e0 stato in carcere in attesa del processo, fu subito scarcerato.\u00a0<\/p>\n<p>Dopo una breve esposizione in Italia &#8211; prima agli Uffizi, poi a Palazzo Farnese a Roma, infine alla Galleria Borghese &#8211; la Gioconda fu restituita ufficialmente alla Francia. Il 4 gennaio 1914, arriv\u00f2 a Parigi su un vagone speciale delle ferrovie italiane. Al Louvre, la attendevano il presidente della Repubblica e il governo al completo. Era tornata a casa. Da quel momento in poi, la Gioconda non fu pi\u00f9 solo un dipinto. Era diventata leggenda vivente.\u00a0<\/p>\n<p>Vincenzo Peruggia, dopo il clamore, scomparve nuovamente nell&#8217;anonimato. Partecip\u00f2 alla Prima Guerra Mondiale, fu fatto prigioniero dagli austriaci, si spos\u00f2 nel 1921 e torn\u00f2 a vivere in Francia, con il nome modificato nei documenti da &#8220;Vincenzo&#8221; a &#8220;Pietro&#8221;. Mor\u00ec il 8 ottobre 1925, nel giorno del suo 44esimo compleanno, a Saint-Maur-des-Foss\u00e9s, stroncato da un infarto. Sua figlia Celestina, nata nel 1924, ricordava che da bambina, nel quartiere, la chiamavano affettuosamente: &#8220;la Giocondina&#8221;. (di Paolo Martini)\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=19378\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Parigi, 22 agosto 1911: un giorno che avrebbe cambiato per sempre la storia&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":19379,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-19378","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19378","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19378"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19378\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19409,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19378\/revisions\/19409"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/19379"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19378"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19378"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}