{"id":16837,"date":"2025-10-14T12:02:28","date_gmt":"2025-10-14T12:02:28","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=16837"},"modified":"2025-10-14T12:02:28","modified_gmt":"2025-10-14T12:02:28","slug":"cesvi-presenta-20esima-edizione-italiana-indice-globale-della-fame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=16837","title":{"rendered":"Cesvi presenta 20esima edizione italiana indice globale della fame"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Nell\u2019ultimo anno guerre e conflitti armati hanno innescato 20 crisi alimentari e gettato in condizioni di fame acuta 140 milioni di persone, un numero equivalente a oltre il doppio dell\u2019intera popolazione italiana. In diversi contesti, la fame non \u00e8 stata soltanto una conseguenza \u201ccollaterale\u201d della violenza armata, ma \u00e8 stata deliberatamente inflitta attraverso assedi, blocchi degli aiuti e distruzione delle infrastrutture agricole, ovvero utilizzata come una vera e propria arma di guerra. Gaza \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 emblematico: negli ultimi due anni il Ministero della Salute locale (MoH) ha documentato 461 decessi correlati alla malnutrizione (oltre 270 solo nel 2025), tra cui 157 minori. Attualmente 320mila bambini sotto i 5 anni a rischio di malnutrizione acuta e oltre 20mila persone sono rimaste uccise o ferite nel tentativo di procurarsi del cibo e accedere agli aiuti.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 quanto emerge dall\u2019Indice Globale della Fame 2025 (Global Hunger Index \u2013 Ghi), tra i principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, curato da Cesvi per l\u2019edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (Whh), Concern Worldwide e Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (Ifhv). Il rapporto evidenzia che, attualmente, sono oltre 40 i Paesi del mondo, che stanno fronteggiando livelli di fame grave e allarmante. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;C&#8217;\u00e8 un dato anche pi\u00f9 preoccupante e che chiama in causa un disinteresse endemico e diffuso, impegni su scala mondiale presi e poi disattesi \u2013 sottolinea Gigi Riva, editorialista di Domani e scrittore, nella prefazione del Ghi 2025 &#8211; Le cifre sono impietose. Dal 2016 a oggi la riduzione della fame nel mondo \u00e8 stata minima. Tanto da poter pronosticare che sar\u00e0 forzatamente disatteso l&#8217;obiettivo ambizioso della \u201cfame zero\u201d entro il 2030. Se si procedesse gli attuali ritmi, la meta della scomparsa della fame sarebbe raggiunta nel 2137, pi\u00f9 di un secolo dopo&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>A Gaza \u00e8 in corso una drammatica carestia, gi\u00e0 attestata nel Governatorato di Gaza. Secondo le proiezioni, nei prossimi mesi quasi un terzo della popolazione si trover\u00e0 in condizione di catastrofe, mentre 1,14 milioni di individui saranno in emergenza. Dalla met\u00e0 di marzo, oltre 1,2 milioni di persone sono state sfollate, gli aiuti risultano ancora insufficienti e fortemente limitati e i prezzi dei beni di prima necessit\u00e0 sono esplosi. La malnutrizione infantile \u00e8 aumentata rapidamente: nel corso dell\u2019estate 2025 sono stati individuati tra i bambini con meno di 5 anni ben 28 mila casi di malnutrizione acuta, un numero pi\u00f9 alto delle diagnosi totali dei sei mesi precedenti. Oltre 55mila donne in gravidanza o in allattamento e 25mila neonati necessitano urgentemente di supporto nutrizionale e la produzione alimentare locale \u00e8 crollata: oltre il 98 per cento dei terreni coltivabili \u00e8 danneggiato o inaccessibile. La distruzione delle infrastrutture agricole, la presenza diffusa di ordigni inesplosi e il collasso dei servizi idrici, sanitari e di salute pubblica renderanno la ripresa estremamente lunga, e i mezzi di sussistenza e la nutrizione saranno in pericolo ancora per anni.\u00a0<\/p>\n<p>Cesvi \u00e8 presente nei territori palestinesi dal 1994 e con l\u2019inizio del conflitto ha intensificato gli sforzi. L\u2019organizzazione negli ultimi due anni non ha mai interrotto le proprie attivit\u00e0, rimanendo sul campo con il proprio staff locale e internazionale per garantire la sopravvivenza delle famiglie sfollate. Attualmente Cesvi fornisce quotidianamente, a Gaza City e nel centro della Striscia, 50-55mila litri di acqua potabile nei campi sfollati. Le attivit\u00e0 di distribuzione nella Striscia hanno raggiunto complessivamente circa 105.000 gazawi, con 30 milioni di litri di acqua distribuiti. Continua inoltre l\u2019installazione di latrine e la riabilitazione delle infrastrutture igienico\/sanitarie nei campi sfollati di Deir al Balah e Khan Younis.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Accogliamo con speranza le notizie di un accordo sul termine del conflitto, che ci auguriamo possa essere duraturo e definitivo, ma \u00e8 fondamentale ricordare che quella in corso a Gaza continua a essere un\u2019emergenza umanitaria di gravissima portata&#8221;, spiega il direttore generale di Cesvi Stefano Piziali. &#8220;La ripresa \u2013 aggiunge \u2013 sar\u00e0 lunga e difficile: milioni di persone vivono in condizioni catastrofiche, senza sicurezza n\u00e9 accesso sufficiente a beni essenziali, e le ferite materiali e psicologiche sono molto profonde. La macchina umanitaria in questo conflitto \u00e8 stata stravolta ed \u00e8 necessario che riprenda rapidamente a muoversi in maniera tempestiva, efficace e senza ostacoli: portare soccorso ai pi\u00f9 vulnerabili resta una sfida, condizionata da ostacoli logistici e da un equilibrio ancora incerto. Senza un accesso continuativo e coordinato, il rischio di abbandonare la popolazione a un destino segnato rimane concreto. Qualsiasi ulteriore ritardo, comporterebbe un aumento inaccettabile della mortalit\u00e0 legata alla carestia. Cesvi ribadisce che il rispetto del diritto internazionale e della neutralit\u00e0 umanitaria \u00e8 indispensabile per proteggere i civili e garantire che gli aiuti arrivino realmente dove servono. Esortiamo tutte le parti a garantire l\u2019accesso e la distribuzione degli aiuti umanitari in quantit\u00e0 adeguata per rispondere all\u2019emergenza umanitaria e avviare un percorso volto a costruire le condizioni per una pace sostenibile. A Gaza servono interventi tempestivi, ma anche un impegno costante nei mesi e negli anni a venire per accompagnare verso un futuro dignitoso e sereno una popolazione stremata da anni di privazioni e violenza&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Il caso di Gaza \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 drammatica di una pericolosa tendenza ben lontana dall\u2019essere isolata. Nel solo 2024 quasi la met\u00e0 dei casi di fame acuta in tutto il mondo sono stati provocati proprio da scontri armati. Solo nell\u2019ultimo anno sono stati registrati quasi 200 mila episodi di violenza, con un aumento del 25% rispetto al 2023. Questa escalation ha costretto milioni di famiglie a sopravvivere senza mezzi n\u00e9 servizi essenziali, portando il numero di sfollati a oltre 122 milioni, il livello pi\u00f9 alto mai registrato. I conflitti a Gaza e in Sudan dimostrano chiaramente come la violenza armata possa distruggere rapidamente la sicurezza alimentare: tra il 2023 e il 2024 le persone esposte a livelli di carestia sono pi\u00f9 che raddoppiate, raggiungendo quasi due milioni, di cui il 95% vive proprio in questi due contesti13. Il GHI 2025 richiama con forza l\u2019attenzione sul rischio di \u201cnormalizzazione\u201d dell\u2019utilizzo della fame come arma di guerra e invita al rispetto del diritto internazionale e al rafforzamento dei meccanismi di controllo e responsabilit\u00e0 in relazione a questa pratica.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La guerra \u00e8 il pi\u00f9 crudele moltiplicatore della fame \u2013 afferma il direttore generale di Cesvi, Stefano Piziali \u2013 Dove scoppiano i conflitti, i sistemi alimentari collassano, le famiglie sono costrette a fuggire e milioni di persone vengono spinte nell\u2019insicurezza alimentare. A rendere la situazione ancora pi\u00f9 drammatica \u2013 prosegue \u2013 negli ultimi anni \u00e8 stato registrato un forte calo degli aiuti umanitari, mentre le spese militari hanno continuato a crescere, superando nel 2024 i 2.700 miliardi di dollari: oltre cento volte l\u2019ammontare destinato agli aiuti umanitari. Un\u2019inversione di priorit\u00e0 che compromette la capacit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale di rispondere alla fame e che si unisce all\u2019inaccettabile pratica, sempre pi\u00f9 frequente, di utilizzare la privazione di acqua e cibo come un\u2019arma contro la popolazione civile&#8221;. Il punteggio mondiale dell&#8217;Indice Globale della Fame (Ghi) 2025 \u00e8 18,3, indicativo di un livello di malnutrizione globale \u201cmoderato\u201d: nel 2024, le persone che hanno sofferto di fame acuta sono state complessivamente oltre 295 milioni in 53 Paesi e territori, 13,7 milioni in pi\u00f9 rispetto al 2023. I quattro indicatori chiave del rapporto \u2013 denutrizione, arresto della crescita infantile, deperimento infantile e mortalit\u00e0 infantile \u2013 restano lontani dagli obiettivi internazionali e non si registrano progressi significativi dal 2016 a causa della sovrapposizione di diverse crisi: conflitti armati, shock climatici e fragilit\u00e0 economiche.\u00a0<\/p>\n<p>Dal Ghi 2025 emerge che la fame ha raggiunto livelli allarmanti in 7 Paesi \u2013 Haiti, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan, Burundi e Yemen \u2013 ed \u00e8 classificata come grave in altri 35. In 27 Paesi si registra addirittura un peggioramento rispetto al 2016. Il punteggio pi\u00f9 grave del Ghi 2025 \u00e8 quello registrato dalla Somalia (42,6). Va tuttavia precisato che in diversi Paesi \u2013 tra cui Palestina e Sudan, oltre a Burundi, Corea del Nord e Yemen \u2013 la situazione \u00e8 cos\u00ec critica da rendere impossibile il calcolo completo dei punteggi di Ghi, a causa della mancanza di dati essenziali. Gli indicatori disponibili, tuttavia, segnalano un peggioramento delle condizioni e suggeriscono che la realt\u00e0 sia persino pi\u00f9 grave di quanto riportino le statistiche. &#8220;Quando i sistemi di monitoraggio vengono indeboliti o smantellati, i bisogni diventano \u201cinvisibili\u201d \u2013 prosegue Piziali \u2013 e quindi non riescono pi\u00f9 ad attrarre aiuti, alimentando un circolo vizioso&#8221;. A livello regionale, la fame resta grave in Africa subsahariana e in Asia meridionale  mentre si riscontrano lievi miglioramenti globali, legati soprattutto ai progressi in alcune aree dell\u2019Asia meridionale, sud-orientale e dell\u2019America Latina. Tuttavia, questi avanzamenti restano fragili e possono essere rapidamente compromessi, a conferma della necessit\u00e0 di politiche solide, sistemi di allerta precoce, misure di resilienza climatica e trasformazioni strutturali dei sistemi alimentari per consolidare i risultati raggiunti. Per questo il rapporto lancia un appello urgente per rafforzare gli aiuti, investire in sistemi alimentari resilienti, adottare politiche di lungo periodo e garantire il diritto al cibo come diritto umano fondamentale.\u00a0<\/p>\n<p>La regione dell\u2019Africa a sud del Sahara detiene ancora il primato mondiale di mortalit\u00e0 infantile sotto i 5 anni: in Chad, Niger, Nigeria e Somalia il livello resta estremamente allarmante. Il Sudan e il Sud Sudan il conflitto in corso dal 2023 ha frammentato i sistemi alimentari, ostacolato la distribuzione degli aiuti e provocato lo sfollamento di milioni di persone. A met\u00e0 del 2024 \u00e8 stata confermata la carestia in alcune aree del Darfur, con circa 760.000 persone in condizioni di insicurezza alimentare a livello catastrofe. In Asia meridionale la denutrizione colpisce ancora quasi 1 persona su 8, ed \u00e8 in questa regione che si trova quasi il 40% della popolazione denutrita a livello globale. I livelli di denutrizione sono in aumento rispetto al 2016 e Afghanistan, Pakistan e Sri Lanka registrano livelli di fame in aumento. In Asia Occidentale e in Nord Africa la violenza armata in Paesi come Siria, Yemen, Territori Palestinesi occupati ha gravemente colpito la produzione agricola e i sistemi alimentari, provocando milioni di sfollati e riducendo le possibilit\u00e0 di accesso al cibo.\u00a0<\/p>\n<p>Nella regione dell\u2019Asia orientale e Sud Est Asiatico, tra i Paesi che affrontano le difficolt\u00e0 peggiori vi \u00e8 il Myanmar, con un punteggio Ghi pari a 15,3. L\u2019escalation di violenza e il terremoto del marzo 2025 ha provocato circa 3 milioni di sfollati messo oltre 14 milioni di persone, pari al 25% della popolazione, in condizioni di insicurezza alimentare critiche. Accanto a queste emergenze, dal 2016 alcuni Paesi hanno registrato progressi significativi. Bangladesh, Nepal, Togo, India, Etiopia, Angola e Sierra Leone dimostrano che politiche mirate e investimenti costanti possono produrre risultati concreti nella lotta alla fame. Si tratta per\u00f2 di progressi fragili: senza strategie di lungo periodo, sistemi di allerta precoce e strumenti di resilienza climatica, i miglioramenti rischiano di non consolidarsi.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=16837\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nell\u2019ultimo anno guerre e conflitti armati hanno innescato 20 crisi alimentari e gettato&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":16838,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[3],"class_list":["post-16837","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16837","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16837"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16837\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16908,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16837\/revisions\/16908"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/16838"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16837"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16837"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ciaoup.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16837"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}