{"id":14591,"date":"2025-10-08T11:05:49","date_gmt":"2025-10-08T11:05:49","guid":{"rendered":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=14591"},"modified":"2025-10-08T11:05:49","modified_gmt":"2025-10-08T11:05:49","slug":"sanita-gimbe-13-miliardi-in-meno-in-ultimi-3-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ciaoup.it\/?p=14591","title":{"rendered":"Sanit\u00e0, Gimbe: &#8220;13 miliardi in meno in ultimi 3 anni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Il Servizio sanitario pubblico scricchiola. E&#8217; l&#8217;allarme che lancia l&#8217;ottavo Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, presentato oggi alla Camera. &#8220;Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il Fondo sanitario nazionale (Fsn) nel triennio 2023-2025 \u00e8 cresciuto di ben 11,1 miliardi di euro: dai 125,4 miliardi del 2022 ai 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall&#8217;inflazione, che nel 2023 ha toccato il 5,7%, e dall&#8217;aumento dei costi energetici&#8221;, registra Gimbe. \u00a0<\/p>\n<p>Nella sua analisi Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, evidenzia che dietro &#8220;l&#8217;aumento dei miliardi si cela un imponente e costante definanziamento, perch\u00e9 cambiando unit\u00e0 di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili&#8221;. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 \u00e8 scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025 &#8211; rileva il report &#8211; pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. &#8220;In altre parole &#8211; spiega il presidente &#8211; se \u00e8 certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn \u00e8 aumentato di 11,1 miliardi, \u00e8 altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanit\u00e0 ha lasciato per strada 13,1 miliardi di euro&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Siamo testimoni di un lento, ma inesorabile smantellamento del Servizio sanitario nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma &#8211; denuncia Cartabellotta nella sua relazione alla presentazione del rapporto &#8211; Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio sanitario nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre pi\u00f9 demotivato che abbandona la sanit\u00e0 pubblica. E&#8217; la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nGimbe guarda alla prossima Manovra. &#8220;Dal punto di vista previsionale il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) del 2 ottobre 2025 stima un rapporto spesa sanitaria\/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla lieve revisione al ribasso delle stime di crescita economica&#8221;, osserva la Fondazione. Tuttavia, aggiunge, la legge di Bilancio 2025 racconta un&#8217;altra storia: &#8220;La quota di Pil destinata al Fsn scender\u00e0 dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi di euro per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028&#8221;. Carabellotta avverte che, &#8220;senza un deciso rifinanziamento a partire dalla legge di Bilancio 2026, questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringer\u00e0 le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Eppure il finanziamento della sanit\u00e0 pubblica non \u00e8 una variabile negoziabile, come ribadito dalla Corte costituzionale con il netto cambio di passo dal &#8216;diritto finanziariamente condizionato&#8217; alla &#8216;spesa costituzionalmente necessaria&#8217; per finanziare i Lea: la Consulta ha riaffermato che la tutela della salute \u00e8 un diritto incomprimibile che lo Stato deve garantire prioritariamente, recuperando le risorse necessarie da altri capitoli di spesa pubblica&#8221;, ricorda Gimbe nel rapporto. \u00a0<\/p>\n<p>La revisione dei criteri di riparto &#8211; prosegue il report &#8211; ha introdotto lievi effetti redistributivi per le Regioni del Mezzogiorno, compensando solo in parte lo svantaggio che assegna pi\u00f9 risorse alle Regioni con popolazione pi\u00f9 anziana. &#8220;Infatti, in termini di riparto pro-capite &#8211; si legge nel documento &#8211; nel 2024 la Liguria (2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235), Sardegna (2.235) e Umbria (2.232), tutte regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni pi\u00f9 giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media nazionale: Campania (2.135), Lombardia (2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). Rispetto alla media nazionale di 2.181 euro pro-capite, nel 2024 il gap va dai +79,84 della Liguria ai -80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +159,5 milioni del Piemonte ai -256,5 milioni della Campania e ai -268,5 milioni della Lombardia&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;I meccanismi di riparto &#8211; ammonisce Cartabellotta &#8211; restano profondamente iniqui. La quota non pesata del 60% limita la capacit\u00e0 di rispondere ai nuovi bisogni di salute, soprattutto quelli emergenti tra i giovani e le fasce socialmente svantaggiate. Inoltre, le nuove variabili su mortalit\u00e0 precoce e condizioni socio-economiche pesano troppo poco: solo l&#8217;1,5% sul riparto complessivo. Infine, in assenza di criteri oggettivi e trasparenti, la quota premiale si \u00e8 trasformata in un meccanismo di compensazione politica&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Nessun Governo &#8211; puntualizza Cartabellotta &#8211; ha mai dichiarato di voler privatizzare il Ssn. Ma il continuo indebolimento della sanit\u00e0 pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanit\u00e0 privata convenzionata&#8221;. Oggi i soggetti privati in sanit\u00e0 si muovono su quattro fronti: erogatori (convenzionati o &#8216;privato puro&#8217;), investitori (fondi di investimento, banche, gruppi industriali), terzi paganti (assicurazioni, fondi sanitari), oltre a tutti i contraenti di partenariati pubblico-privato. &#8220;Un ecosistema complesso e intricato &#8211; descrive il presidente Gimbe &#8211; dove \u00e8 difficile mantenere l&#8217;equilibrio tra l&#8217;obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della generazione di profitti&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Secondo i dati del ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi di euro, ma in termini percentuali \u00e8 scesa al minimo storico del 20,8%. &#8220;A correre davvero \u00e8 invece il &#8216;privato puro&#8217;: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture \u00e8 aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. Nello stesso periodo la spesa out of pocket nel privato accreditato \u00e8 cresciuta &#8216;solo&#8217; del 45%, con un divario che si \u00e8 ridotto da 2,2 miliardi nel 2016 a 390 milioni nel 2023&#8221;, puntualizza il report. &#8220;Questo scenario &#8211; commenta Cartabellotta &#8211; documenta una profonda evoluzione dell&#8217;ecosistema dei privati in sanit\u00e0, dove il libero mercato si sta espandendo grazie alle sinergie tra finanziatori ed erogatori privati, creando un binario parallelo e indipendente dal pubblico, riservato solo a chi pu\u00f2 permetterselo&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi di euro: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi di spesa privata, di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Complessivamente l&#8217;86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% \u00e8 intermediata. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La spesa delle famiglie &#8211; afferma ancora Cartabellotta &#8211; viene inoltre &#8216;arginata&#8217; da fenomeni che riducono l&#8217;equit\u00e0 dell&#8217;accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilit\u00e0 economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie&#8221;. Secondo il rapporto siamo di fronte a &#8220;un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Il quadro \u00e8 destinato a peggiorare, complice l&#8217;aumento della povert\u00e0 assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%)&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;aumento della spesa a carico delle famiglie &#8211; osserva &#8211; rompe il patto tra cittadini e istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanit\u00e0 di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza pi\u00f9 la sicurezza di poter contare su una sanit\u00e0 pubblica che garantisca certezze&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n<div style=\"display:flex; gap:10px;justify-content:center\" class=\"wps-pgfw-pdf-generate-icon__wrapper-frontend\">\n\t\t<a  href=\"https:\/\/ciaoup.it?action=genpdf&amp;id=14591\" class=\"pgfw-single-pdf-download-button\" ><img src=\"https:\/\/ciaoup.it\/wp-content\/plugins\/pdf-generator-for-wp\/admin\/src\/images\/PDF_Tray.svg\" title=\"Generate PDF\" style=\"width:auto; height:45px;\"><\/a>\n\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il Servizio sanitario pubblico scricchiola. 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