Venezuela, su alert terremoti alla popolazione l’Italia è ‘scoperta’ e il sistema Android non è attivo

Venezuela, su alert terremoti alla popolazione l’Italia è ‘scoperta’ e il sistema Android non è attivo

(Adnkronos) – Negli istanti in cui due scosse violentissime hanno colpito il Venezuela mettendo in ginocchio il Paese, gli smartphone con sistema Android di molti cittadini hanno iniziato a suonare, e hanno permesso a molti di mettersi al riparo. L’alert sui terremoti di Google, attivo sui telefoni Android ma anche tramite ricerca su Internet, usa dati raccolti dai sensori dei singoli telefoni cellulari per rilevare eventi sismici e avvisare gli utenti. Non ‘prevede’ i terremoti, ma di fatto il telefono diventa un mini-sismografo utilizzato per incrociare i dati e avvertire la popolazione. Può dare diversi secondi di preavviso, ma vicino all’epicentro il margine può essere molto ridotto: un elemento importante da tenere in considerazione per stimarne l’efficacia su un territorio come quello italiano. Il sistema in ogni caso non è supportato in Italia, come confermato dalla stessa Google, raggiunta da Adnkronos.  

Accessibile dalle ‘impostazioni’ dei telefoni Android, la schermata sui terremoti è regolarmente presente anche nel nostro Paese, ma la funzionalità è disattivata. “Allerta terremoti non è disponibile: non supportata in questa regione”, si legge sulla schermata, dove si spiega che quando il sistema Google android earthquake alerts avverte un terremoto nelle vicinanze l’utente dovrebbe ricevere “un’allerta con la stima iniziale della magnitudo e della distanza dell’epicentro” dalla sua posizione. Nella stessa schermata si avverte che “le allerte terremoti non sono supportate in tutte le aree geografiche”, che “non è possibile rilevare tutti i terremoti” e che “le stime di magnitudo e intensità delle scosse potrebbero presentare errori”. Nel caso del Venezuela il sistema di Android si è rilevato vitale, ma nel mondo esistono anche sistemi di allerta ‘istituzionali’, come quelli presenti negli Stati Uniti. Sullo stesso blog di Google si legge infatti che “in California, Washington e Oregon collaboriamo con il team di ShakeAlert per distribuire gli avvisi forniti dal loro sistema”. ShakeAlert è un sistema pubblico dell’U.S. Geological Survey, e utilizza una rete di 1.675 sensori sismici per rilevare le scosse di terremoto, analizzando poi i dati per determinare la posizione e l’intensità del sisma. Il sistema invia quindi un segnale al sistema Android, che a sua volta inoltra un avviso di terremoto direttamente agli utenti, che ricevono due tipo di alert, in base alla gravità, solo per terremoti di magnitudo da 4,5 o superiore. 

“Al di fuori di questi stati americani, utilizziamo un approccio basato sul crowdsourcing per rilevare i terremoti”, spiega Google: tutti gli smartphone infatti contengono minuscoli accelerometri in grado di percepire le vibrazioni che potrebbero indicare un sisma in corso. “Se il telefono rileva un movimento riconducibile a un terremoto, invia un segnale al nostro server di rilevamento sismico, insieme a una posizione approssimativa del luogo in cui si è verificata la scossa. Il server unisce poi le informazioni provenienti da numerosi telefoni per determinare se si stia effettivamente verificando un terremoto. Questo approccio sfrutta gli oltre 2 miliardi di telefoni Android in uso in tutto il mondo come mini-sismografi per creare la più grande rete di rilevamento sismico del pianeta; i telefoni rilevano la vibrazione e la velocità della scossa, avvisando di conseguenza gli utenti Android nelle aree colpite”. Il meccanismo è recente, illustrato da Google nel luglio 2025 in uno studio firmato dall’ingegnere Marc Stogaitis con ricercatori di Berkeley e Harvard. “Non direi che siamo più scoperti del Venezuela in senso assoluto”, dice ad Adnkronos Enzo Castellaneta di Builti, startup italiana che realizza sistemi di monitoraggio strutturale e infrastrutturale per edifici, ponti, torri, impianti industriali e infrastrutture critiche. “Direi piuttosto che siamo molto forti sul monitoraggio, sulla protezione civile (rete Ran, Ingv), sulla classificazione sismica e sulla conoscenza del rischio, ma ancora deboli sulla trasformazione del dato in allerta immediata, gestione automatica delle infrastrutture e decisioni operative in tempo reale”. Inoltre “un sistema Android su accelerometri dei telefonini è molto utile come livello di allerta diffuso, soprattutto in aree densamente popolate, ma è meno adatto a sostituire reti sismiche professionali o sistemi di monitoraggio infrastrutturale”. (di Alessandro Pulcini) 

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